I dubbi di Doha tra rimpianti, ATP Cup e un futuro tutto da scrivere



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I dubbi di Doha tra rimpianti, ATP Cup e un futuro tutto da scrivere

Chissà se Karim Alami si sta mangiando le mani. In un'intervista di qualche giorno fa, Sergiy Stakhovsky ha rivelato che l'ATP Cup avrebbe anche potuto giocarsi in Qatar, a Doha, laddove è in corso il torneo iniziato in queste ore e diretto dall'ex giocatore marocchino.

In sintesi: l'idea dell'ATP Cup nasce dal Gruppo Kosmos, le cui discussioni con l'ATP erano già a buon punto. Il progetto si è incagliato sulle date, poiché nessuna delle tre proposte di Kosmos (due a fine novembre, una nella settimana di Natale) andava bene ai giocatori.

Per questo, l'entourage di Gerard Piqué si è rivolto all'ITF scatenando il terremoto che ben conosciamo. Tuttavia, il progetto di una competizione a squadre ATP era troppo avanti per essere abbandonato.

E allora il sindacato si è rivolto sia a Larry Ellison che ad Alami: il patron del torneo di Indian Wells sarebbe stato anche interessato, ma non era fattibile far giocare l'evento in California a inizio gennaio, subito prima dell'Australian Open.

Al contrario, Doha ha rinunciato a priori, con un laconico: “Non siamo interessati”. Il resto è storia recente: la federtennis australiana si è fatta avanti, peraltro offrendo la metà dei soldi (“Perché erano consapevoli di avere a disposizione la data migliore” ha detto Stakhovsky) e si è accaparrata l'organizzazione di un evento che in questi giorni sta monopolizzando l'attenzione.

Non c'era bisogno di un torneo così simile alle surreali Davis Cup Finals, ma non c'è dubbio che la formula sia affascinante e inedita, con 24 squadre spalmate su sei gironi e tre sedi. Per fare spazio all'ATP Cup hanno preso a picconate il calendario: spostato il torneo di Pune (si giocherà a febbraio), cancellati gli eventi di Brisbane e Sydney, sparita anche la Hopman Cup...

mentre Doha è rimasta al suo posto. Nato nel 1993, l'evento qatariota vanta una tradizione fantastica, sin dalla prima edizione vinta da Boris Becker al termine di una finale-thriller contro Goran Ivanisevic. Il palmares è da brividi: quanti tornei possono raccontare di avere tutti i Big Four nell'albo d'oro? Senza dimenticare nomi di prestigio come Becker, Courier, Korda, Rios, Davydenko e Ferrer.

L'ultima edizione è stata vinta da Roberto Bautista Agut, mentre quest'anno il tabellone è ai minimi termini, almeno per i palati fini del pubblico del Qatar. C'è il solo Stan Wawrinka tra i top-20 (presenza un po' casuale, frutto di un effetto a catena partito dalla rinuncia di Federer all'ATP Cup) e qualche nome interessante, ma a Doha erano abituati a ben altro.

E allora ci si domanda quale possa essere il futuro del torneo che per primo – insieme a Dubai – aveva portato il tennis in medioriente. Il “Qatar ExxonMobil Open” è organizzato dalla federtennis del Qatar (che peraltro gestisce anche squash e badminton), ben consapevole del problema.

“Stiamo discutendo con l'ATP su un possibile spostamento di data” ha dichiarato il segretario generale Tariq Zainal. “Per l'anno prossimo non è possibile, perché il calendario 2021 è già stato pubblicato, ma stiamo guardando al 2022.

E lì potrebbe esserci una possibilità”. Zainal ha anche aggiunto che il Qatar non è contrario a un upgrade, che porterebbe a Doha un ATP 500. Di certo non mancano le risorse economiche. Meglio guardare al futuro, perché le parole di Zainal sull'edizione 2020 sembrano una coraggiosa arrampicata sugli specchi: “Intanto abbiamo Wawrinka e Rublev, poi potrebbe esserci un nuovo vincitore perché l'unico ex campione in gara è Jo Wilfried Tsonga, il cui successo risale al 2012.

Anche questo è esaltante”. Come accade sin dalla prima edizione, Doha cerca di promuovere i giocatori del posto. Finora non è uscito un solo giocatore competitivo e le prospettive non sembrano diverse, al punto che hanno lasciato perdere gli inviti nel main draw del singolare.

Il pubblico arabo si affiderà al talento del tunisino Malek Jaziri, che farà il suo esordio martedì contro Mikhail Kukushkin. L'unico giocatore qatariota nei tabelloni principali è stato Rashed Nawaf, che ha usufruito di una wild card in doppio.

Ha giocato proprio con Jaziri e non è andata bene, visto che hanno raccolto quattro game contro Kontinen-Skugor, teste di serie numero 2. “Riteniamo che Nawaf sia un giocatore promettente, vogliamo dargli la massima esposizione possibile” aveva detto Zainal.

Non è andata proprio così, visto che nelle qualificazioni ha raccolto un paio di game contro Monteiro e il match di doppio si è giocato sul Campo 2. Ma torniamo al torneo: è normale che l'ATP cerchi di tenersi buoni gli organizzatori, anche perché nel 2019 è stato eletto “Torneo dell'Anno” nella categoria degli ATP 250.

“È la terza volta negli ultimi cinque anni, si tratta di un grande orgoglio per tutto il Qatar – ha detto Zainal – non esistono segreti, è il premio per un costante lavoro di squadra. Alla fine di ogni tornei ci concentriamo sugli aspetti negativi e non su quello che ha funzionato.

In questo modo è più facile eliminarli, pensando all'anno successivo”. Rimane il problema principe: che succederà al torneo di Doha, soprattutto se l'ATP Cup dovesse consolidarsi in avvio di stagione? Tutto sommato, Doha è il luogo ideale come primo torneo dell'anno: si trova più o meno a metà strada tra Europa e Australia ed è sulla rotta: in questo modo, è l'ideale per chi vuole “spezzare” un viaggio così lungo.

Dovessero cambiare data, dove collocarlo? Il pensiero corre al mese di febbraio, magari subito prima o dopo l'evento di Dubai, come peraltro già accade nel circuito WTA. Il problema è che il calendario ATP è già intasato in quel periodo, con tre filoni: la terra battuta sudamericana, i tornei indoor europei e i primissimi eventi nordamericani (New York e Delray Beach).

Inserire anche Doha sarebbe un gioco d'incastri molto complicato, probabilmente dannoso per tutti. Vale più o meno lo stesso per il periodo di fine settembre-inizio ottobre: mettere Doha accanto ai tornei asiatici avrebbe una logica geografica, ma sembra impossibile trovare una finestra sensata in calendario.

Il tutto è reso ancora più complicato dall'inserimento della Laver Cup nel calendario ATP. E allora, al di là delle speranze qatariote, lo scenario più probabile è quello di una permanenza a inizio anno, magari anticipandolo di una settimana a cavallo tra il vecchio e il nuovo anno, evitando la concomitanza con l'ATP Cup e chiedendo lo sforzo a qualche top-player di sobbarcarsi la partecipazione a entrambi gli eventi. Per l'esibizione di Abu Dhabi lo facevano...