La nuova “Maga” sta già studiando nuovi incantesimi



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La nuova “Maga” sta già studiando nuovi incantesimi

Da qualche giorno, Iga Swiatek non può più giocare i tornei giovanili. Nata il 31 maggio 2001, aveva già scelto da tempo l'attività professionistica in via esclusiva. Gli ottavi al Roland Garros e la finale a Lugano rimangono il top di un 2019 importante, in cui la baby polacca ha preso confidenza con il circuito WTA.

Ma se i regolamenti dicono che non è più una junior, rimane pur sempre una teenager, con passioni tipiche della sua età. E allora, quando è stata raggiunta dal sito della WTA per un'intervista, si stava dedicando a “The Witcher”, serie fantasy di Netflix.

Le ricorda il suo amato Paese, giacché è basata su romanzi polacchi. Ma adesso c'è anche lei, col suo braccio fatato, a far sognare gli appassionati orfani di Agnieszka Radwanska. “Aga” aveva raggiunto la finale a Wimbledon: sia pure nel torneo junior, Iga ha fatto un passo in più, vincendolo nel 2018.

Un risultato che ha fatto appoggiare su di lei gli occhi di tanti appassionati: non li ha traditi, gicando una buonissima stagione. A maggior ragione dopo che una sua smorzata a Lugano, contro Krystina Pliskova, è stata eletta colpo più spettacolare del 2019.

Sembra proprio che dalle sue parti ci sia un talento speciale, visto che la Radwanska aveva ottenuto questo particolare riconoscimento dal 2013 al 2017. “Davvero non me l'aspettavo! - dice Iga – giusto pochi giorni prima ne avevo parlato con la Radwanska, del fatto che lei vinceva sempre.

Sono orgogliosa che in molti mi abbiano votato, immagino che ci siano state anche molte persone che non mi conoscono”. Ma se un colpo ben riuscito può anche essere casuale, non si può dire altrettanto nella votazione complessiva dei fan.

Come l'ATP (che premia Federer da tempo immemore), anche la WTA chiede al pubblico di votare la propria giocatrice preferita. Bene, la Swiatek si è piazzata in seconda posizione alle spalle di Simona Halep. Va detto che la Radwanska aveva vinto il premio dal 2011 al 2016, segno che c'è una massiccia base di votanti in Polonia.

Ci sta. “Ho sempre pensato che il pubblico sia una grande parte di questo sport – dice la polacca – per me è sempre stato importante e voglio avere un buon rapporto con i fan, cercando di essere sempre disponibile per foto e autografi.

Però non sono ancora così famosa: in Polonia la gente mi riconosce quando indosso un cappello o porto la mia borsa da tennis... in caso contrario, non c'è possibilità!”. In effetti non ha ancora fatto particolari servizi fotografici o interviste con testate di portata globale.

Arriveranno, insieme ai risultati. Il 2019 è servito per prendere confidenza con il circuito, e riconosce che gli ottavi a Parigi hanno rappresentato una svolta. “Dopo quel risultato, la mia fiducia è aumentata e mi sono sentita sempre meglio in campo”.

Da quel momento, tranquillizzata sulle sue capacità tecniche, ha iniziato a lavorare sugli aspetti mentali del tennis. Forse stimolata da Bianca Andreescu, che lo fa da tempo, si è dedicata alla meditazione. Già che c'era, ha iniziato a lavorare con uno psicologo.

“Si è trattato di una novità, perchè mi ero sempre dedicata a cose tecniche e fisiche – continua la Swiatek – ma adesso credo che la mente sia la cosa più importante, perché le top-50 sono tutte molto forti.

A Toronto e Cincinnati ho giocato bene, facendo meglio di quanto pensassi: per questo, credo che fiducia e convinzione possano davvero fare molto. È l'aspetto su cui ho lavorato principalmente”. In Canada ha battuto la Wozniacki, poi ha avuto la possibilità di sfidare Naomi Osaka.

“È stato semplicemente fantastico” dice, nonostante la sconfitta per 7-6 6-4. Si era arrampicata fino al numero 49 WTA, ma ha chiuso in 60esima posizione perché ha saltato l'ultima parte dell'anno a causa di un infortunio patito allo Us Open.

“Per un paio di mesi non sono stata in grado di camminare normalmente” dice, anche se sul piano clinico sarebbe stata in grado di giocare un paio di tornei in Asia. Ha preferito lasciar perdere: inutile correre rischi inutili a 18 anni, specie dopo essersi già fermata a lungo un paio d'anni fa.

Anche per questo, a differenza del 2019, non inizierà la nuova stagione ad Auckland. “La cosa importante è rimanere in buona salute. Meglio fare un passo alla volta”. Come diversi colleghi, ha trascorso al caldo di Dubai parte della preparazione invernale.

“Avevo proprio bisogno di un po' di sole!”, anche se si è limitata a due settimane prima di prendersi un po' di vacanza a casa. “Vacanze” per modo di dire, perché deve ancora finire le scuole superiori.

Il diploma dovrebbe arrivare la prossima primavera. “A Dubai non ho fatto altro che dormire e allenarmi – dice – ma sin da piccola, i miei genitori mi hanno sempre detto che la scuola viene prima del tennis.

Hanno trasmesso questa mentalità a me e mia sorella”. A suo dire, le cose stanno andando molto bene (preferisce la matematica e le materie di logica, mentre non ama le discipline umanistiche), anche se avverte un pizzico di tensione in vista degli esami.

Non è un caso che ci sia il rituale dei 100 giorni prima della maturità, e che sull'evento ci abbiano fatto film e canzoni. “Non importa se sei preparata o no: l'ultimo anno è sempre stressante.

Però devo dire di aver accumulato una certa esperienza nel gestire lo stress!”. Una volta intascato il pezzo di carta, le piacerebbe intraprendere un percorso universitario, ma per un paio d'anni si dedicherà esclusivamente al tennis.

Potrà comunque combinare le due cose, visto il programma di studi universitari fornito dalla WTA. Campionesse come Venus Williams e Sloane Stephens hanno conseguito la laurea seguendo questo percorso. “Anche la mia connazionale Magda Linette sta facendo questo programma, così ho qualcuno a cui chiedere – racconta - credo che ci saranno varie opportunità”.

Adesso è il momento di pensare al tennis, anche perché il 2020 è anno olimpico. Il suo obiettivo principale è qualificarsi e poi giocare a Tokyo, imitando papà Tomasz, che 32 anni fa aveva rappresentato la Polonia a Seul, nel quattro di coppia a canottaggio.

Per il resto, si tiene alla larga da obiettivi di classifica o legati al singolo risultato. La sua mentalità è proiettata al lungo termine. “I miei obiettivi non riguardano i tornei, ma sono orientati a una crescita di tipo mentale.

Voglio rendere più maturo il mio tennis. I risultati arriveranno grazie al duro lavoro: saranno lo step finale, la logica conseguenza. La cosa più importante è quello che fai prima”. Non fosse per il tempo trascorso su Netflix, sicuri che a parlare sia una ragazzina di 18 anni?