L'addio di Anna-Lena Groenefeld, la giocatrice “sconfitta” dal suo ex coach



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L'addio di Anna-Lena Groenefeld, la giocatrice “sconfitta” dal suo ex coach

In quegli anni bastava giocare bene e avere il passaporto tedesco per essere considerata la “Nuova Graf”. Quando Anna-Lena Groenefeld ha vinto il Roland Garros junior nel 2003, prima tedesca dopo 46 anni, le hanno messo sulle spalle la croce della pressione.

Chissà fino a dove si sarebbe spinta se non fosse nata in Germania. Ormai è andata: a lei non interessa, soprattutto dopo aver raggiunto una serenità interiore che le ha permesso di ritirarsi senza clamore, a 34 anni di età, a distanza di sicurezza dai riflettori.

Nel 2006 era salita al numero 14 WTA, salvo poi piombare in una grave crisi personale a causa del tormentato rapporto con l'ex coach, lo spagnolo Rafael Font de Mora. Un rapporto malato, che si è protratto per anni in un presunto stalking agonistico che l'ha portata a una scelta difficile: mollare il singolare ad appena 25 anni per dedicarsi al doppio.

Meno soldi in palio, ma anche meno pressioni, meno responsabilità, meno tutto. Nella sua seconda carriera, Anna-Lena si è tolta più di una soddisfazione, vincendo due Slam in misto e stazionando per anni tra le top-10 di specialità.

Oggi ne ha abbastanza, si è sposata, vive ad Hannover e progetta una nuova tappa della sua vita: mettere su famiglia. Non lascerà del tutto il tennis, perché ha trovato lavoro come consulente presso la Tennis Association Niedersachsen-Bremen, uno dei tanti comitati regionali dell'efficiente DTB.

Oggi la Gronefeld è una donna matura, serena, capace di cavarsela da sola anche nelle relazioni con i media. Al giorno d'oggi, per realizzare un'intervista, capita spesso di dover passare da manager, amici, agenzie.

E magari suggeriscono anche gli argomenti da trattare. Con lei basta fare una telefonata e il gioco è fatto. In una delle sue ultime interviste da giocatrice, con l'Hannoversche Allgemeine, si è presentata in jeans, felpa e scarpe da ginnastica.

Nessuna finzione, nessun bisogno di apparire migliore di quanto già sia. I paletti li ha messi lei, chiedendo la cortesia di non ricevere domande su Font de Mora. Nessun problema, la storia è nota e la possiamo ricordare noi.

Quando aveva 17 anni, la Gronefeld ha lasciato la Germania per trasferirsi a Scottsdale, Arizona, laddove la sua strada si è incrociata con quella di Font de Mora. Finanziato da Adidas, il progetto è andato bene fino al picco della vittoria ad Acapulco, i quarti al Roland Garros e il best ranking.

Dopo una sconfitta al primo turno dello Us Open, il coach l'ha mandata via. Così, all'improvviso. All'epoca se ne parlò molto, Font de Mora era definito come un guru molto severo, capace di creare un “sistema di comando e obbedienza di tipo militare”.

A suo tempo, la Gronefeld disse che si trattava di una sorta di manipolatore. Le diceva che soltanto con lui avrebbe avuto successo. I risultati arrivavano, ma “la mia vita è stata terribile, mi aveva trasformato in un burattino”.

Ebbe bisogno di tempo per riprendersi, con tanto di nove mesi di stop per ritrovare se stessa e un'improvviso aumento di peso. Il rientro non è stato dei migliori, anche perché Font de Mora (demiurgo della carriera di Meghan Shaughnessy) l'avrebbe sottoposta a una specie di stalking tecnico, dando consigli a tutte le sue avversarie.

A 26 anni, la scelta di smettere con il singolare. “Non mi divertivo più – racconta la Groenefeld – e se non ti diverti, non ottieni risultati. Ma mi è sempre piaciuto giocare in doppio”: i risultati le hanno dato ragione, anche se con una compagna donna non ha mai raggiunto una finale Slam, arenandosi per sette volte in semifinale.

Ma non si può lamentare, visti i tanti successi di tappa (17 titoli su 44 finali) e un paio di qualificazioni per le WTA Finals. Nel 2014 è arrivata a un passo dal vincere la Fed Cup. I dati ufficiali WTA dicono che ha intascato più di 4 milioni di dollari.

Lei non ne vuole parlare ed è giusto rispettare la sua volontà, ma la vicenda di Anna-Lena Gronefeld non deve essere dimenticata. Racconta il lato oscuro del tennis, in cui un allenatore proietta su una giovane ragazza, ancora fragile, tutte le sue ambizioni.

Nell'agosto 2007, mentre lei dichiarava che si sarebbe presa una pausa del tennis, lui informò di averla citata in giudizio per mancanza di disciplina durante la loro collaborazione. “Doveva rispettare uno standard di prestazioni, allenamento e dieta – diceva il tecnico – si è totalmente lasciata andare, sabotando la sua appetibilità in campo e le sue prestazioni”.

. Ovviamente, Font de Mora ha sempre negato l'accusa di aver interferito sui match della sua ex allieva. Nella causa avrebbe chiesto 1 milione di dollari per recuperare i mancati guadagni nei loro tre anni di collaborazione.

“Io do tutto ai miei giocatori, quindi chiedo lo stesso sforzo. Lei, invece, ha violato diversi punti del nostro accordo. E non mi ha pagato”. Di certo la separazione è costata anche il termine della collaborazione tra la Groenefeld e la Shaughnessy, che per un periodo hanno giocato insieme (vincendo 3 titoli WTA).

L'americana scelse di non schierarsi, mantenendo un atteggiamento “neutrale”, pur continuando a lavorare con Font de Mora. Storie vecchie, ormai archiviate, ma che è bene non dimenticare. Nel frattempo, Anna-Lena può dedicarsi ai suoi nuovi progetti.

Font de Mora, invece, ha messo i suoi metodi a disposizione degli allievi dell'accademia da lui fondata, denominata “ITUSA Tennis Academy”. Difficilmente le loro strade si incroceranno di nuovo.