"Little Nadal" ha detto basta: adesso prova a fare il coach



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"Little Nadal" ha detto basta: adesso prova a fare il coach

In un mondo popolato oltre sette miliardi e mezzo di individui, Imran Aswat è stato ad un passo dall'entrare tra i migliori mille tennisti. Classe 1995, col suo best ranking al numero 1038, soltanto lo 0,000135% di esseri umani era migliore di lui con una racchetta in mano.

Eppure non lo conosce nessuno, rendendo quasi clandestino un ritiro a 24 anni per ragioni fisiche. E allora il ragazzo di Preston passerà alla storia per un altro motivo: una sorprendente somiglianza con Rafael Nadal.

In alcune foto, soprattutto nel periodo junior, sembrava suo fratello. Normale che nell'ambiente lo abbiano soprannominato “Little Nadal”. Tuttavia non ha mai avvicinato l'originale, e nemmeno il suo più illustre connazionale, Andy Murray.

Certe ambizioni sono ormai sfumate: Imran ha deciso di fare il coach, ma ricorda con orgoglio la sua breve avventura nel tennis professionistico. “Non credo che in molti possano dire di aver ottenuto una classifica mondiale – racconta – credo che ottenere quel benedetto primo punto ATP sia stato il mio più grande successo.

Avevo appena 17 anni, ero fiero di me e sembrava che il duro lavoro potesse dare i suoi frutti”. Purtroppo per lui, gli infortuni sono andati a trovarlo molto presto: a 22 anni si è sottoposto a un doppio intervento all'anca (parte del corpo killer per un tennista), poi – in questo è stato simile a Nadal – ha avuto la tendinite a entrambe alle ginocchia.

“Non è un infortunio così grave, ma mi ha impedito di giocare al 100%. Ogni tanto, però, penso che se fossi stato il millesimo miglior calciatore del mondo, oggi sarei milionario”. Invece ha davanti a sé una vita di lavoro e sacrifici, come ogni comune mortale.

La scheda sul sito ATP è impietosa: ha guadagnato appena 13.176 dollari, ergo, il tennis è stata soltanto una spesa per lui. Una perdita di denaro, forse non di tempo, perché ha raccolto esperienze importanti.

Per esempio, ha incrociato la racchetta con futuri campioni come Daniil Medvedev e il connazionale Kyle Edmund. Inoltre aveva intrapreso (e poi interrotto) un'attività interessante e che può diventare un business: fare da sparring partner ad alcune delle migliori giocatrici del circuito WTA: Serena Williams, Martina Hingis e Ana Ivanovic.

Tutte vincitrici Slam ed ex n.1 del mondo. Di lui si era parlato, in via indiretta, nel 2016: era l'avversario dell'iraniano Majid Abedin quando quest'ultimo diede di matto e inseguì il giudice di sedia per prenderlo a racchettate.

Il successo più prestigioso della sua breve carriera, tuttavia, è arrivato al Futures del suo club di South Ribble nel 2014: da giovane wild card, battè Marko Djokovic, fratello minore di Novak, secondogenito della stirpe che comprende anche Djordje.

“Aveva esattamente lo stesso rovescio di Novak e un buon talento, ma probabilmente non aveva l'etica del lavoro di suo fratello. È comunque stato intorno al numero 500 ATP, quindi è stata una bella vittoria.

Il pubblico era tutto per me e ho vinto 6-3 7-5”. Coetaneo di Edmund, lo ha battuto da ragazzino. “Mi pare di aver vinto 7-5 7-5, ma bisogna andare indietro di sette-otto anni. È divertente che certi risultati rimangano nella memoria, era la finale di un torneo Under 18 a Corby.

Kyle è famoso per avere un grande dritto, ma non era ancora sviluppato come oggi. Inoltre non era ancora formato fisicamente. Io sono sempre stato magro, il mio tennis era simile a quello di David Ferrer. Ero un combattente, giocavo bene da fondocampo e tiravo tanti colpi”.

È interessante ascoltare le parole di Aswat, perché fornisce una fotografia inedita di alcuni futuri campioni. Per esempio, non avrebbe creduto che Daniil Medvedev sarebbe diventato un aspirante numero 1. Due anni e mezzo fa, i due si sono affrontati a un Future in Tunisia.

“Ho perso, ma in quel momento non pensavo che sarebbe diventato numero 4, o anche soltanto un top-100. Non avevo visto nulla di speciale in lui, invece è andato avanti. I migliori giocatori fanno bene le cose semplici: non colpiscono la palla in modo diverso rispetto al numero 500.

Semplicemente hanno una migliore consapevolezza tattica e una grande forza mentale”. Frase da tenere a mente. Le sue capacità lo hanno reso molto richiesto come palleggiatore. Oltre alle citate stelle WTA, ha condiviso il campo con Daniel Evans e Jeremy Chardy.

“Sono stati loro a cercarmi, con grade umiltà – racconta – per questo non ho avvertito particolare ansia nel trovarmi giocatori così forti dall'altra parte della rete”. Con Williams e Hingis ha lavorato presso l'accademia di Patrick Mouratoglou, mentre fu chiamato a fare da sparring alla Ivanovic quando la serba si era spostata in Inghilterra, dopo che il marito Bastian Schweinsteiger aveva firmato per il Manchester United.

“Aveva appena vinto il Roland Garros, abbiamo giocato un set e ho vinto 6-2. Il tennis maschile e quello femminile sono totalmente diversi. In campo maschile c'è grande fisicità. Le donne colpiscono la palla molto, molto bene, ma quando entrano in ballo gli spostamenti sono più deboli degli uomini.

Lavorare con loro, tuttava, è stata un'esperienza fantastica”. Al contrario, è rimasto impressionato dalla qualità del tennis di Chardy ed Evans. Certe esperienza, tuttavia, sono da declinare al passato: adesso Aswat sogna di lasciare il segno nel ruolo di coach: oggi lavora nel suo Paese, preso il South Ribble Tennis Center e collabora anche con un club di Burnley.

Segue anche la squadra britannica di wheelchair tennis e vorrebbe farsi strada. “Mi piace molto la tecnica – conclude – se avessi avuto un allenatore che mi avesse dato il 100% sarebbe stato fantastico, allora provo a farlo io con i giovani.

Mi piacerebbe trasmettere la mia esperienza a un ragazzo e aiutarlo nel viaggio verso il professionismo”. Per "Little Nadal" sarebbe il modo miglior per togliersi di torno quel divertente, ma ingombrante, soprannome.