L'ombra delle scommesse nel match-vergogna di Doha. Ma sarà vero?


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L'ombra delle scommesse nel match-vergogna di Doha. Ma sarà vero?

In altri tempi, la storia sarebbe passata inosservata. La tecnologia sfrenata, invece, non ascia nulla sottotraccia. Lo diceva il nostro Enrico Becuzzi, che per anni ha cercato (senza riuscirci) di artigliare un punto ATP in singolare.

“Adesso si sa tutto, anche quanti punti ho raccolto con la seconda di servizio. Per questo sono diventato famoso: in passato, nessuno si sarebbe accorto di me”. Per questo, non sappiamo se definire “surreale” o “demenziale” la storia di Artem Bahmet, cittadino ucraino che si è presentato a Doha, Qatar, per giocare le qualificazioni di un torneo ITF da 15.000 dollari.

Intendiamoci: partecipando al torneo, non avrebbe fatto nulla di male. Basta dotarsi di un regolare IPIN della federazione internazionale, sbrigare alcune pratiche burocratiche (tra cui il pagamento dell'iscrizione), e se c'è posto in tabellone si può scendere in campo.

Ci mancherebbe. Grazie a ben 481 forfait, l'ucraino ha trovato posto. Impegnato contro il thailandese Krittin Koaykul, n.1369 ATP, è rimasto in campo per 22 minuti. Ha perso 6-0 6-0 e non ha raccolto neanche un punto.

Quarantotto a zero, imbarazzante. Il problema di Bahmet, appunto, è la tecnologia. Lo streaming ha ripreso l'incontro e ha evidenziato la sua totale incapacità di giocare a tennis. I filmati sono diventati virali e non vale neanche la pena commentarli.

Comico l'episodio prima dell'ultimo punto, quando Bahmet ha sbagliato la prima di servizio ed è corso a rete per togliere la palla dal campo. Koaykul merita i complimenti, perché si è limitato ad appoggiare la palla senza forzare.

Neanche così, tuttavia, è riuscito a perdere un punto. E a fine partita, fedele alla sua cultura, ha persino fatto l'inchino a Bahmet. Ma toriniamo all'ucraino: finché l'unico danneggiato è lui, la faccenda può essere derubricata a folclore dicembrino, quando il circuito maggiore è in letargo. La faccenda cambia se emerge la storia alle spalle di questo UFO improvvisamente comparso su un campo da tennis (non ci sono tracce di lui sui siti ITF e ATP, nessuna informazione, niente di niente).

A darci l'imbeccata è stato Michael Braga, giovane giornalista motlo vicino alle vicende dello sport dell'ex Unione Sovietica. Scandagliando alcuni siti sportivi in lingua russa, si è accorto che qualcosa non tornava.

In sintesi, Bahmet sarebbe il manager di uno scommettitore e avrebbe giocato questa partita per lucrare sul betting. Totalmente digiuno di tennis, Bahmet non conosceva nemmeno le regole: gli sarebbero state spiegate dal suo socio il giorno prima.

Risultato? Con le scommesse su questa partita si sarebbero pagati la settimana a Doha in un hotel di buon livello, oltre ad assicurarsi un buon guadagno netto, e avrebbero intenzione di ripetersi la prossima settimana. Difficile che accada, anzi, c'è da aspettarsi l'immediato e scontato intervento della Tennis Integrity Unit.

Per un'infrazione del genere dovrebbe arrivare l'immediata radiazione sia per Bahmet che per il suo socio (il cui nome di battesimo sarebbe Mont). Sfruttando il fatto di essere un totale sconosciuto, ha approfittato di una quota bassa ma non così clamorosa: alla vigilia, il successo di Koaykul era data a 1.06, mentre la sua vittoria pagava 8.50.

Cifre sbilanciate, ma non così dissimili da quelle dei vari Federer, Nadal e Djokovic nei loro primi turni, contro fior di professionisti. Sfruttando la possibilità offerte dai bookmakers su ogni punto, i due “truffatori” avrebbero intascato la cifra netta di circa 1000 euro, frutto di quattro giocate: le prime due (rispettivamente di 45 e 83 euro) su un game chiuso a zero, la terza (677 euro) sul fatto che un game non sarebbe arrivato ai vantaggi, l'ultima (406 euro) sul semplice successo di un game da parte di Koaykul.

Di queste giocate sono comparsi alcuni screenshot su un forum in lingua russa, conditi da alcuni post che sembrerebbero scritti dal diretto interessato, il quale sosterrebbe che non avrebbe avuto senso trascorrere l'inverno in Ucraina: molto meglio andare a Doha a guadagnare qualche soldo.

I due hanno promesso di continuare a scommettere nei prossimi giorni e ripetere giochino la prossima settimana. Viste le clamorose violazioni del Tennis Anti Corruption Program, c'è da credere che non potranno più mettere piede nel Khalifa International Tennis & Squash Complex, lo stesso del torneo ATP di gennaio, in cui si sta giocando questo piccolo ITF.

Nel raccontare la vicenda abbiamo utilizzato il condizionale, perché non abbiamo nessuna certezza che quanto apparso su monitoring.bet sia la realtà, e non opera di qualche mitomane o millantatore. C'è anche la schermata delle scommesse effettuate, ma non è da escludere che si tratti di un fake.

Motivo? La clamorosa ingenuità con cui avrebbero agito, spiattellando sul web il loro (modesto) piano criminoso. Le brutte storie legate alle scommesse, negli anni, sono diventate troppo popolari per pensare che “Mont” e “Artem” non ne fossero al corrente.

Nei prossimi giorni ne sapremo di più, ma l'esito sembra scontato: i loro nomi spariranno dalla circolazione. Al di là del merito del singolo episodio, questa storia lascia una morale: il pannello indipendente che ha studiato il fenomeno delle partite truccate, nel suo maxi-report pubblicato dopo oltre due anni di indagini, aveva raccomandato di eliminare le scommesse dai tornei Futures, i più soggetti a questo tipo di situazioni.

Non sappiamo se Bahmet abbia veramente cercato di fare il furbo, ma i 22 minuti di Doha dovrebbero rappresentare una pietra tombale sulle scommesse nei tornei ITF. Il timore del mercato nero è comprensibile, ma c'è la ragionevole certezza che l'abolizione delle scommesse eviterebbe scene pietose come quelle che si sono viste in Qatar, nella tarda mattinata di lunedì 9 dicembre 2019.