Sorpresa ATP Cup: il ritorno (camuffato) dei Bonus Point


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Sorpresa ATP Cup: il ritorno (camuffato) dei Bonus Point

Il dubbio deve essere sorto quando si sono resi conto che la loro ultima trovata, la pompatissima ATP Cup, avrebbe dato spazio a volenterosi ragazzi come Michail Pervolarakis (Grecia, nella foto qui sopra), Dimitar Kuzmanov (Bulgaria) e Alexander Cozbinov (Moldavia).

Con tutto il rispetto, vincere contro di loro non ha lo stesso valore che battere Stefanos Tsitsipas, Grigor Dimitrov o Radu Albot. E allora, a vent'anni esatti dalla loro dismissione, sia pure “camuffandoli”, l'ATP Cup di Brisbane-Perth-Sydney riproporrà i mai troppo rimpianti Bonus Point.

Chi seguiva il circuito nei mitici anni 90 li ricorderà: erano gli anni del “Best 14”, sistema di classifica che invogliava i tennisti a giocare moltissimo, consapevoli che diverse sconfitte non avrebbero avuto alcuna influenza sul ranking.

In estrema sintesi, il punteggio complessivo di un giocatore era dato dai migliori 14 risultati nelle ultime 52 settimane, senza alcuna distinzione di categorie. Se un tennista giocava 30 tornei, i peggiori 16 non influivano in nessun modo sulla sua classifica, anche se tra questi c'erano gli Slam.

La situazione, in effetti, era un po' paradossale: nel “Ranking Breakdown” del numero 1 ATP, in teoria, potevano mancare gli Slam! Il nuovo sistema, introdotto nel 2000, ha aumentato a 18 il numero dei tornei validi, ma con limiti ben precisi: devono farne parte obbligatoriamente gli Slam, i Masters 1000 e quattro ATP 500.

Scappatoie a parte (non è questa la sede per elencarle), oggi i più forti non hanno grossi margini di manovra e devono privilegiare i tornei più importanti. Diciamo che è giusto così. Il nuovo sistema, tuttavia, ha lasciato per strada i Bonus Point, punti aggiuntivi che venivano assegnati per ogni singola partita vinta, in base alla classifica dell'avversario.

Si andava dai 50 punti in caso di vittoria contro il numero 1 fino al singolo punticino per un successo contro un giocatore compreso tra il numero 151 e il numero 200. Inoltre, il Bonus raddoppiava se il successo arrivava in una partita al meglio dei cinque set (Slam o finali dei grandi tornei, che allora si giocavano sulla lunga distanza).

Si trattava di punti “pesanti”, poiché all'epoca gli Slam e i Masters 1000 non valevano come oggi. Per intenderci, il vincitore di un Major intascava 750 punti (contro i 2000 attuali), mentre il successo in un Super 9 ne garantiva 370.

Battere un giocatore di buona classifica, insomma, aveva una certa influenza nel ranking mondiale. Dal 2000 hanno scelto di dare più punti ai piazzamenti, indipendentemente dal valore degli avversari. Con l'ultima riforma (datata 2009), il circuito maschile è stato suddiviso in quattro categorie: Oltre agli Slam e i Masters 1000, si sono aggiunti agli ATP 500 e ATP 250.

Questi ultimi, in particolare, creano situazioni ingiuste. Ce ne sono alcuni ricchissimi e con un grande campo di partecipazione, altri che a stento sopravvivono e che fanno i salti di gioia se riescono ad avere un top-20. Eppure garantiscono gli stessi punti.

Negli anni 90, i punti assegnati dai vecchi “Championship Series” e “World Series” (volendo semplificare, antesignani degli attuali 500 e 250) erano dettati dal montepremi, parametro spesso decisivo per stabilire il campo di partecipazione di un torneo (a questo link trovate la distribuzione dei punti di allora, Bonus Point compresi).

In altre parole, la classifica dipendeva molto dalla qualità degli avversari battuti. Oggi non è necessariamente così, o almeno non c'è un diretto rapporto di causa-effetto. E allora capita di vedere tra i top-100 diversi giocatori che non hanno mai messo il naso nel circuito maggiore.

La soluzione migliore sarebbe un ibrido tra i due sistemi: inserire più categorie come si faceva all'epoca, ma obbligare l'inserimento dei grandi tornei nel Best 18 (o 14, o 16, come vi pare). I Bonus Point sarebbero un ulteriore esempio di meritocrazia.

Bene, l'ATP Cup del prossimo gennaio farà qualcosa del genere. Come spiega lo schema qui sotto, ogni vittoria in singolare garantirà un certo numero di punti ATP. Sorpresa: la classifica dell'avversario influirà sui punti intascati.

Facciamo un esempio e mettiamoci nei panni di Matteo Berrettini (che rappresenterà l'Italia insieme a Lorenzo Sonego, che prenderà il posto di Fabio Fognini: il ligure lascerà il posto al torinese perché in quel periodo dovrebbe nascergli il secondo figlio).

L'Italia è inserita nel Gruppo D con Russia, Stati Uniti e Norvegia. Battendo Daniil Medvedev (n.4 ATP) nel girone, il romano intascherebbe 75 punti. Un eventuale successo contro Casper Ruud (n.54) gliene porterebbe “soltanto” 25.

La distinzione per fasce di classifica vale anche nei turni successivi, anche se – ovviamente – il punteggio sale. Il top si raggiunge battendo un top-10 nell'eventuale finale: in quel caso, il singolo match regalerà ben 250 punti ATP, più di quanti ne garantisce vincere un match in un quarto di finale Slam (180), una semifinale Masters 1000 (240) o una finale ATP 500 (200).

Un po' troppi, considerando che l'ATP Cup non è esattamente un torneo democratico, visto che i punti ottenuti nella competizione saranno aggiunti come diciannovesimo torneo nel “breakdown” di un giocatore.

In sintesi, chi gioca l'ATP Cup potrà inserire diciannove tornei contro i diciotto di tutti gli altri. Il dettaglio ha fatto arrabbiare (non senza ragione) Reilly Opelka, che pure dovrebbe far parte del team americano.

Ad ogni modo, i gironi sono stati pensati per garantire un massimo di 750 punti per un singolarista imbattuto. Sistema un po' ingiusto ma efficace per ottenere un buon campo di partecipazione: al momento, dovrebbero giocare l'ATP Cup più top-10 di quanti abbiano partecipato alle Davis Cup Finals: salvo forfait dell'ultim'ora ci saranno Nadal, Djokovic, Medvedev, Thiem, Tsitsipas, Zverev, Berrettini, Bautista e Monfils.

L'unico assente certo è Roger Federer, che ha ampiamente spiegato le ragioni del suo forfait. Il rischio che il torneo possa trasformarsi in una grossa esibizione è concreto, anche se il maxi-montepremi (15 milioni di dollari) e il buon numero di punti in palio dovrebbero scongiurarlo.

Ma questa è un'altra storia: qui era importante segnalare, a distanza di 20 anni, il ritorno dei Bonus Point. Chissà che non possa essere il primo passo per un ripristino ufficiale: d'altra parte il nuovo presidente ATP, Andrea Gaudenzi, ha vissuto quasi tutta la sua carriera quando era in vigore questo sistema.

E sa bene che un successo su Pervolarakis non può né potrà mai avere lo stesso di uno contro Tsitsipas...