Diriyah Tennis Cup: i segreti della (folle?) esibizione in Arabia Saudita


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Diriyah Tennis Cup: i segreti della (folle?) esibizione in Arabia Saudita

Un clima più disteso e un buon organizzatore hanno permesso di realizzare una sorta di miracolo: portare il tennis in Arabia Saudita. Lo scorso anno erano impazzate le polemiche per l'esibizione che avrebbero dovuto giocare Rafael Nadal e Novak Djokovic.

L'indignazione salì dopo la notizia della barbara uccisione del giornalista dissidente Jamal Khashoggi, assassinato presso l'ambasciata saudita ad Ankara. L'evento saltò, ufficialmente per infortunio, ma ormai non se ne ricorda quasi nessuno: grazie all'energia della Saudi General Sport Authority (GSA) e alle competenze organizzative del BSG Sports Group (che fa capo alla famiglia Reichel, già coinvolta nei tornei ATP di Amburgo e WTA di Linz), quest'anno il grande tennis sbarcherà per la prima volta nel Regno d'Arabia Saudita.

Lo farà in grande stile, con la prima edizione della Diriyah Tennis Cup, evento a otto giocatori in programma dal 12 al 14 dicembre (e che si è già assicurato la miglior copertura TV possibile, visto che sarà trasmessa in tutta Europa su Eurosport).

Ok, mancano i Big Three (Peter Michael Reichel ci aveva provato, ma la collocazione in calendario è troppo sfavorevole), però il campo di partecipazione è degno di nota: in campo sei top-20 ATP: Daniil Medvedev, Gael Monfils, Fabio Fognini, Stan Wawrinka, David Goffin e John Isner, oltre a Lucas Pouille e Jan Lennard Struff.

Sarà un torneo a eliminazione diretta, anche se nella seconda e nella terza giornata sono previsti incontri tra gli sconfitti, per un totale di dieci partite in tre giorni. Si giocherà anche un'esibizione tra l'americano Michael Mmoh (nato a Riyadh) e la giovane promessa saudita Ammar Alhaqbani, che frequenta il college negli Stati Uniti.

La portata tecnica dell'evento sarebbe pari a zero, soprattutto considerando la collocazione: in questo periodo i big sono in vacanza o in piena preparazione... ma c'è un “però”. Gli organizzatori hanno messo in piedi un montepremi di 3 milioni di dollari, cifra molto invitante per giocatori di fascia, diciamo, medio-alta.

E allora il richiamo dei quattrini ha permesso di mettere in piedi un notevole campo di partecipazione. L'evento si inserisce nel più ampio contesto della Diriyah Season, una serie di spettacoli ed eventi sportivi il cui obiettivo è “aprire” l'Arabia Saudita al mondo occidentale, mostrando uno dei luoghi più simbolici del Paese, laddove è nato il Regno di Arabia (Diriyah è stata la capitale per oltre settant'anni, dal 1744 al 1818).

Oltre al torneo di tennis c'è stata la gara di Formula E, poi sono in programma un festival di equitazione e – con tutto il rispetto per il tennis – il clou di sabato prossimo, con il match valevole per il titolo mondiale dei pesi massimi tra Andy Ruiz Jr.

ed Anthony Joshua, già considerato uno degli eventi più importanti di sempre e denominato “Clash on the Dunes”. L'incontro di pugilato si terrà nella stessa arena predisposta per il tennis, la cui capienza sarà di 15.000 spettatori.

La realizzazione dello stadio ha richiesto meno di due mesi: iniziati il 7 ottobre, i lavori sono terminati il 2 dicembre e hanno coinvolto 2.000 operai. La grande scommessa per gli organizzatori sarà proprio l'affluenza di pubblico.

Reichel ne è consapevole: “Abbiamo visto cosa succede in luoghi come Dubai, Abu Dhabi e Doha: in certi casi i biglietti sono venduti, poi la gente non si reca in tribuna. Sappiamo quanto sia importante convertire le vendite in effettiva presenza: per noi sarà una sfida interessante”.

A parte questo, come nasce la coraggiosa iniziativa della Diriyah Tennis Cup? “GSA pensa che il tennis potrebbe raccogliere molti consensi in Arabia Saudita – dice Reichel – abbiamo incontrato Abdulaziz Beashen, direttore del Diriyah Season, e abbiamo deciso di creare questo progetto insieme.

Speriamo di coinvolgere le scuole e i bambini, con l'obiettivo di svilupparlo e renderlo ancora più grande nei prossimi anni”. Il traguardo finale è andare oltre l'esibizione organizzando un torneo ATP (e magari anche WTA) in Arabia Saudita.

I fondi non mancano, ma è più complicato individuare la giusta collocazione in calendario. L'idea di Reichel è sensata: giocare a ridosso del torneo ATP di Dubai, in modo da creare un piccolo swing in Medio Oriente.

“I nostri progetti con GSA sono a lungo termine. Credo che l'idea di un torneo ATP-WTA possa svilupparsi nei prossimi 2-3 anni. Sappiamo che la data attuale non è l'ideale perchè siamo nel mezzo delle vacanze: per il futuro vogliamo trovare la collocazione più conveniente per mettere insieme un bel campo di partecipazione.

Non vogliamo limitarci a creare un torneo, vogliamo grandi giocatori. La soluzione ideale sarebbe un Middle West Swing, ma non sempre le idee si possono concretizzare”. Sul piano organizzativo, il progetto è affascinante e può funzionare, anche in virtù della notevole disponibilità economica.

“Per i giocatori non c'è nessuna preoccupazione – ha detto Reichel – in tutte le nostre discussioni abbiamo parlato del Paese e di quello che sta succedendo, a partire dallo sviluppo e dal tentativo di apertura.

Mi ha sorpreso che molti pensassero ancora che non si può volare in Arabia Saudita: ho dovuto spiegare che adesso è molto semplice ottenere un visto turistico”. Considerando il ruolo di Reichel nel Board WTA, la sensazione è che portare un torneo femminile sarà ancora più semplice, considerando quanto la WTA abbia spinto con Asia e Medio Oriente.

Tra l'altro, a febbraio ci sono già i tornei di Doha e Dubai: inserirne un terzo sarebbe soltanto positivo per il (talvolta) boccheggiante calendario femminile. “Sono sicuro che potremo portare un torneo WTA” ha chiosato Reichel, che ha già incassato il potenziale interesse di Maria Sharapova.

Detto che si giocherà in luogo decisamente suggestivo, ai limite nord-occidentale della capitale Riyadh, Patrimonio UNESCO, è inevitabile una riflessione sull'incoerenza dei giocatori. Le loro continue lamentele sulla durezza del calendario, capaci di favorire rivoluzioni di cui non c'era nessun bisogno, perdono ogni credibilità nel momento in cui basta sventolare sotto il loro naso un sostanzioso assegno.

Giocare a metà dicembre è totalmente illogico, e regge poco anche il discorso secondo cui le esibizioni generano un dispendio inferiore di energie. Vero, ma il montepremi è troppo invitante per pensare che Wawrinka, Medvedev, Fognini e gli altri non si impegneranno al massimo.

E per tutti sarà un viaggio lungo e impegnativo. Il denaro è il punto debole di molte persone, tennisti compresi: Reichel lo sa bene e li ha colpiti laddove sono più vulnerabili. Il risultato lo vedremo tra qualche giorno: si chiama Diriyah Tennis Cup.