Doping, il misterioso caso di Beatriz Haddad Maia: “Sono innocente”


by   |  LETTURE 2258
Doping, il misterioso caso di Beatriz Haddad Maia: “Sono innocente”

La vicenda è passata un po' sotto silenzio, ma il caso riguardante Beatriz Haddad Maia rimane uno dei più controversi del 2019. La giovane tennista brasiliana è stata sospesa in via provvisoria, lo scorso 23 luglio, per essere risultata positiva a un test antidoping effettutato il 4 giugno al WTA 125 di Bol.

Le hanno trovato un paio di sostanze anabolizzanti, non così note, definite “SARM S-22” e “SARM LGD-4033”. Al momento della sospensione, la brasiliana era numero 99 WTA e aveva appena colto un risultato di prestigio, battendo Garbine Muguruza a Wimbledon.

La notizia le è stata comunicata il 12 luglio: i regolamenti le avrebbero permesso di effettuare un ricorso per evitare la sospensione provvisoria (tra l'altro, un test effettuato proprio a Wimbledon era risultato negativo), ma la giocatrice ha deciso di non usufruire del diritto.

Da allora, era scomparsa dai radar: silenzio totale dal 22 luglio al 4 novembre. I media brasiliani, naturalmente, avevano cercato di contattarla. Invano. Aveva anche smesso di aggiornare i suoi profili social, con un paio di effetti: la storia era caduta un po' nel dimenticatoio, e si era creata una sorta di alone di mistero.

Fino a giovedì scorso, quando “Bia” ha rotto il silenzio con un breve aggiornamento e rispondendo alle richieste di alcuni fan. Forse consigliata da qualcuno, ha poi cancellato tutto, ma naturalmente quanto aveva scritto non è sfuggito ai media brasiliani.

Ecco le sue parole: “Ho ricevuto molti messaggi che mi chiedevano quale fosse la mia situazione attuale e cosa stia realmente accadendo... per rispetto a tutti quelli che mi sono sempre stati vicini, mi sostengono e sono in attesa di aggiornamenti, posso dire che sto effettuando la difesa con i miei avvocati.

Non appena avrò notizie concrete, vi informerò! Sappiate che provo un grande affetto per tutti quelli che sono sempre stati dalla mia parte: posso dire che chi mi conosce sa quali siano i miei valori nello sport”.

Un modo come un altro per proclamare la sua innocenza. Non esattamente una notizia, visto che pochissimi atleti (di qualsiasi disciplina) hanno ammesso di essersi dopati volontariamente. Anzi, esiste un campionario di scuse più o meno credibili, in certi casi esilaranti.

Sulla questione Haddad Maia, impressiona la totale mancanza di indiscrezioni. Non si conosce la strategia difensiva ed è difficile capire quale potrebbe essere l'entità della sanzione. Intanto ha già scontato quattro mesi, anche se la classifica non è crollata: attualmente è n.119 WTA.

Rispondendo alle domande dei suoi sostenitori, ha raccontato cosa fa in questo periodo: studia, trascorre del tempo con la famiglia, prende lezioni di chitarra, legge molto e conosce tante nuove persone, adattandosi a una vita lontana dal tennis.

Il tutto senza dimenticare una corretta preparazione in attesa del ritorno. “Tutto questo mi permette di sopravvivere” ha scritto. Quando le hanno chiesto se il tennis continuerà a essere una priorità nella sua vita, anche in caso di sanzioni, ha risposto così: “Sì, tranne quando mangio”.

Forse scherzava, o forse lascia intendere che proprio il cibo potrebbe esserle stato fatale. Prima o poi lo scopriremo. “Bia” ha ammesso di aver subito il colpo sul piano morale. “Ma faccio un ottimo lavoro e sto facendo diverse cose, il che mi permette di essere positiva”.

Le hanno fatto notare l'improvvisa scomparsa dai social “Mettiti nei miei panni... da una parte la tecnologica aiuta e crea un certo piacere, però può anche essere pericolosa. Credo di stare bene e voglio investire la mia energia sulle cose positive.

C'è un equilibrio abbastanza delicato”. La Haddad Maia aveva fatto parlare di sé nel 2017, quando si era accomodata tra le top-60 WTA e aveva giocato la sua prima finale WTA a Seul, perdendo di un soffio contro Jelena Ostapenko (che all'epoca era top-10).

Alta, bionda, qualcuno l'aveva definita la “Sharapova brasiliana”, ma lei ha sempre sostenuto di assomigliare di più a Petra Kvitova, non soltanto perché mancina. Nata a San Paolo, si è formata tennisticamente a Florianopolis, nell'accademia gestita da Larry Passos.

Ci è rimasta cinque anni, peraltro dopo essere stata inizialmente rifiutata perché Passos accettava soltanto uomini. La positività al test antidoping è stato l'ultimo episodio di una carriera difficile e tribolata.

Nel 2013, durante un torneo a Campinas, cadde e si procurò un infortunio alla spalla. Fu l'inizio di un calvario che sfociò in tre ernie discali che procuravano un forte dolore alla schiena e le bloccavano una gamba.

Una notte, all'improvviso, perse totalmente sensibilità all'arto e capì che l'intervento era necessario. Tre anni dopo, fu vittima di un banale incidente domestico che le procurò la frattura di tre vertebre.

Tanta sfortuna sembrava finalmente archiviata, poi è arrivato un colpo durissimo che ha messo in standby le ambizioni di una ragazza che studia finanza e amministrazione, ma ha l'obiettivo di diventare la brasiliana meglio piazzata dell'Era Open.

Per farcela, dovrebbe superare la 29esima posizione di Maria Esther Bueno, risalente al 1976 (anche se, ovviamente, la Bueno era stata ben più forte prima dell'avvento del computer). Di certo le stanno dando una mano abitudini sane come l'ora di meditazione a cui si dedica ogni mattina.

Si sveglia alle 6, di stende sul pavimento e medita mentre effettua una serie di esercizi, compresi quelli per la prevenzione degli infortuni. Vista l'assenza di dettagli, è impossibile pronunciarsi sul suo presunto doping.

È però un dato di fatto che l'ultima giocatrice sospesa è un'altra brasiliana, la meno nota Camilla Bossi, a cui è stata trovata la stessa sostanza, il SARM-22. Questo fa pensare che in Brasile possa essere finito in circolazione, e in libera vendita, un prodotto contenente la sostanza proibita. Se all'insaputa o meno degli atleti, beh, questo sarà da chiarire.