Storico in Brasile: scambio di 53 minuti e 1890 colpi... tra due bambini!


by   |  LETTURE 14309
Storico in Brasile: scambio di 53 minuti e 1890 colpi... tra due bambini!

Chissà se Vicki Nelson e Jean Hepner hanno saputo cosa è successo lo scorso 29 settembre a Itajai, Brasile, stato di Santa Caterina. Nell'apprenderlo, magari, avranno avuto un crampo allo stomaco. Capita ogni volta che devono ricordare lo scambio più lungo nella storia del tennis professionistico.

Correva l'anno 1984 e le due americane giocarono una partita da Guinness dei Primati al torneo di Richmond. Il dato più impressionante fu uno scambio durato 29 minuti, 643 colpi pazientemente contati da John Packett, giornalista del Richmond Times-Dispatch.

Si era reso conto che stava succedendo qualcosa di speciale, allora si armò di pazienza e ha tramandato ai posteri un primato pressoché imbattibile. Per la cronaca, vinse la Nelson 6-4 7-6 e il punto “incriminato” si giocò sull'11-10 per la Hepner nel tie-break.

Avesse sbagliato quel vincente, il match sarebbe andato al terzo set. Quell'episodio torna d'attualità perché Rafael Souza e Vinicius Gilioli, due bambini di 9 anni, hanno fatto meglio (o peggio, vedete voi).

Nella finale della Santa Catarina Cup, i due ragazzini hanno giocato un punto di ben 53 minuti condito da 1890 colpi, quasi il triplo rispetto a Nelson ed Hepner. Per la cronaca, ha vinto Souza col punteggio di 7-5 6-4. Ad allenare la giovane promessa brasiliana c'è Osvaldo Maraucci, che ha raccontato l'accaduto.

“Nessuno si aspettava una cosa del genere – racconta – giocavano su un campo nella zona centrale del club, tappa di passaggio obbligatoria per andare negli altri campi, ma chiunque passava da lì si fermava.

In poco tempo, le tribune si sono riempite. Dopo un quarto d'ora, i bambini hanno iniziato ad essere stanchi. In alcuni momenti hanno perso precisione, accorciando la traiettoria. Il punto è finito così: Rafa ha ricevuto una palla alta, ha colpito con scarsa precisione ma il suo colpo è rimasto corto e Vinicius non ci è arrivato”.

Quello registrato in Brasile è una sorta di record “ibrido”. Un torneo Under 9 non è da considerarsi professionistico, dunque il primato di Nelson ed Hepner è al sicuro, ma è certamente più credibile di tanti tentativi di record che si verificano qua e là, in giro per il mondo.

Il record assoluto è stato ottenuto in Italia, a Grosseto, laddove Simone Frediani (54 anni, maestro) e Daniele Pecci (suo storico allievo, 35) hanno tenuto la palla in campo per 51.283 volte. Ci avevano già provato nel 2016, con l'obiettivo di battere il record dei fratelli tedeschi Frank e Dennis Fuhrmann, che nel 2013 avevano palleggiato per dieci ore fino a giocare 50.970 colpi senza sbagliare.

Quella volta fallirono, mentre l'11 giugno 2017 sono scesi in campo alle 6.23 del mattino e hanno terminato intorno alle 19. Un'impresa ai limiti del paranormale: per restare in campo 13 ore consecutive si sono alimentati con barrette energetiche e frutta, bevendo da sacche d'acqua sistemate negli zaini.

Se il “Longest Tennis Rally” appartiene ai due appassionati toscani, è evidente che la loro impresa non abbia alcun valore tecnico, semmai fisico e di testardaggine. Al contrario, quanto accaduto in Brasile è certamente degno di nota, anche considerando l'età dei giocatori.

Il palleggio tra Souza e Gilioli decreta il successo del metodo di allenamento lanciato qualche anno fa dall'ITF, denomenato “Play and Stay”. In sintesi, i bambini non sono più costretti a giocare sul campo regolare e con le stesse palline del tennis tradizionale, ma le dimensioni del campo e la tipologia di palle utilizzate cambiano gradualmente, assecondando la loro crescita.

Prima di arrivare al tennis “normale” ci sono tre passaggi: le palline “rosse” che sono il 75% più lente, quelle “arancioni” (50%) e quelle verdi (25%: in quest'ultimo caso, cambiano solo le palline mentre si gioca a tutto campo).

I due bambini hanno giocato su un campo più piccolo (circa 18 metri di lunghezza e 7 di larghezza, con la rete leggermente più bassa). Secondo Maraucci, Play and Stay potrebbe rappresentare la salvezza del tennis brasiliano perché può avvicinare al tennis molti più bambini.

Non c'è bisogno di un campo standard, ma si può improvvisare anche in piazza. “Si tratta di una metodologia talmente interessante che anche gli adulti che non hanno mai giocato a tennis possono essere in grado di palleggiare”.

Si trovava a Itacaj anche Fernando Meligeni, ex semifinalista al Roland Garros. “Non riesco a immaginare come sia stato possibile che abbiamo palleggiato per 53 minuti, sia pure a velocità ridotta – ha detto – si tratta di un'impresa fantastica, ma non dimentichiamoci che si tratta di bambini.

Ci sono alcuni genitori che esagerano, chiedendomi quante ore si devono allenare i loro figli di 6-7 anni. Devo sempre spiegare che a quell'età un bambino non si allena, ma gioca”. Grazie alle palline arancioni (quelle utilizzate al torneo di Itacaj), l'apprendimento è molto efficace perché i bambini hanno il tempo di effettuare il movimento completo.

Secondo Meligeni, chi obbliga i ragazzini a palleggiare con campo e palle tradizionali commette un “atrocità” “Perché priva il bambino del piatere del gioco. In passato, la maggior parte di chi iniziava si arrendeva dopo poche lezioni.

Il tennis è uno sport difficile, tecnico e impegnativo, ma con i nuovi sistemi lo si rende più facile”. E i bambini cosa dicono? “Sapevo che il punto sarebbe stato lungo, chiunque l'avrebbe vinto si sarebbe aggiudicato il set, eravamo sul 5-5 – ha detto Souza – quando ero stanco e ho tirato l'ultima palla, ho pensato che almeno avevo colpito.

La palla è rimasta corta e lui l'ha mandata in rete”. Vinto il primo set, era sicuro di vincere, anche se ha dovuto rimontare uno svantaggio di 4-2 nel secondo set. Il suo idolo è Rafael Nadal: non c'è dubbio che sia sulla buona strada per provare a imitarlo. Nella speranza che non abbia sempre bisogno di giocare punti così lunghi...