Simona Halep, una (grande) famiglia di nome Romania


by   |  LETTURE 2127
Simona Halep, una (grande) famiglia di nome Romania

Tolti atletica leggera e (in parte) calcio, il tennis è lo sport più internazionale del mondo. Uno sport in cui c'è un forte mix di lingue, razze e culture. In questo mondo, Simona Halep rappresenta un'eccezione.

Chi proviene da un Paese come il suo spesso sceglie posti più accoglienti, magari un paradiso fiscale. Pur avendo un rapporto speciale con l'australiano Darren Cahill (che tornerà a lavorare con lei dopo un anno sabbatico), la Halep non ha mai allentato il legame con la sua Romania.

Quando ha raccolto uno storico successo a Wimbledon, nel suo angolo erano tutti rumeni: coach, preparatore atletico, fisioterapista e agente. “Ritengo che sia una cosa positiva – dice la Halep – ho avuto successo pur provenendo da un Paese senza un grande sistema, il che mi fa sentire più forte.

Quando torno a casa, sento di appartenere alla Romania. Ogni volta che devo ricaricare le batterie, torno a casa. Lì trovo la mia famiglia, i miei parenti, i miei amici. Le persone rendono il posto ancora più bello”.

Nel periodo senza Cahill, il ruolo di head coach è stato preso da Daniel Dobre. Il preparatore atletico Teo Cercel la conosce sin da bambina, mentre il fisioterapista Andrei Cristofor lavora con lei dal 2014. E poi c'è Virginia Ruzici, prima rumena di sempre a vincere uno Slam (Roland Garros 1978): la segue sul piano manageriale da 11 anni, ma non va dimenticata la figura di Ion Tiriac, che qualche anno fa l'ha messa sotto la sua ala protettrice.

Non è raro, durante il Roland Garros, vedere la Halep nel box personale di Tiriac a bordo campo. I volti meno noti sono Cercel e Cristofor, ma sono figure fondamentali nella crescita della Halep. “Conosco Teo sin da quando avevo 10 anni.

È un ottimo ragazzo, quasi un fratello maggiore. Non è soltanto il mio preparatore atletico, ma siamo una piccola famiglia. Cerco di condividere il più possibile con lui e il mio team. Sono grandi professionisti, lavoriamo sodo ogni giorno.

Mi capiscono, non si limitano a seguire le istruzioni di un libro. Adattano il loro lavoro per soddisfare le mie esigenze”. Simona è nata nel 1991 a Costanza, sulle rive del Mar Nero. Magari in Romania non ci sarà un grande sistema, ma la città ha una bella tradizione tennistica.

Vengono da Costanza anche l'ottimo doppista Horia Tecau e l'ex n.13 ATP Andrei Pavel, peraltro ex coach di della stessa Halep. “Spero che anche il prossimo campione rumeno arrivi da Costanza, magari mio nipote.

C'è una bella scuola tennis e gli allenatori sono fantastici. Il segreto? L'aria buona che c'è sulla spiaggia, da bambini siamo soliti allenarci sulla sabbia e anche in mare”. Quando era una bambina, la Halep si è appassionata allo sport osservando i grandi campioni dello sport rumeno.

C'è stato il grande calciare Gheorghe Hagi, senza dimenticare la mitica Nadia Comaneci (che peraltro ha seguito da vicino alcuni suoi successi). D'altra parte, papà Stere era stato un calciatore professionista con la maglia del Sageata Stejaru.

Simona ha iniziato a giocare a quattro anni, sotto la guida del primo maestro Ioan Stan. Tuttavia, le sue imprese non sarebbero state possibili senza l'investimento iniziale di Cornelieu Idu, proprietario del principale circolo di Costanza.

Fu lui a scommettere sulla giovane Simona, facendosi carico di ogni spesa. Quando aveva 16 anni si è trasferita a Bucarest, dove risiede ancora oggi, anche se non ha reciso il legame con la città natale, che dista circa 250 km dalla capitale.

Nei primi anni di carriera aveva fatto parlare di sé per il curioso intervento di riduzione al seno, poi ha fatto irruzione nel grande tennis nel 2013, vincendo ben sei titoli WTA. Soltanto Steffi Graf era stata più prolifica di lei nell'anno dei suoi primi successi (ben otto nel 1984).

Col tempo ha capito che si trovavano soluzioni interessanti anche fuori dai confini. Nel 2014 ha lavorato con il belga Wim Fissette, col quale ha raggiunto la sua prima finale Slam, poi il coach della svolta è stato Darren Cahill.

Il tecnico australiano si è preso un anno di pausa nel 2019, per stare accanto alla sua famiglia, ma poi è ricomparso al suo angolo durante le WTA Finals. “Ho avvertito la sua assenza e mi è spiaciuto non averlo nel mio box a Wimbledon” ha ammesso Simona, che ha chiuso il 2019 al numero 4 WTA, tre gradini più in basso rispetto allo scorso anno.

Ma se vinci Wimbledon, beh, una stagione non può essere considerata negativa. D'altra parte, negli ultimi anni c'è Ion Tiriac che le fa da mentore. “Sono sempre molto motivata, quando viene a vedere le mie partite.

I suoi consigli? Mi ha sempre incoraggiata a giocare il mio tennis naturale, senza pensare troppo. A volte può essere duro nei miei confronti, ma prima della finale di Wimbledon mi ha detto che non avrebbe avuto importanza se avessi vinto o meno.

Era il mio giorno più importante, voleva soltanto che ci provassi. Alla fine mi ha anche abbracciato, di solito non succede!”. La Romania è un Paese particolare: vive una delle più grandi diaspore del mondo.

Ben quattro milioni di rumeni vivono all'estero. D'altra parte, sono ben note le immagini della migrazione di massa quando furono aperte le frontiere dopo l'ingresso nell'Unione Europea. È un problema, ma con un effetto collaterale positivo: ovunque giochi, la Halep gode del caloroso sostegno degli expats rumeni.

A suo dire, le danno energia positiva. Indimenticabile l'assordante: “Simona! Simona!” che risuonava sul Philippe Chatrier nel giorno del suo titolo al Roland Garros. Consapevole della realtà sociale della Romania, la campionessa di Wimbledon ha creato una sua fondazione.

“Il tennis mi ha dato molto, vorrei restituire qualcosa – dice – sono sicura di poter aiutare alcuni bambini. L'ho già fatto in passato, ma adesso con la mia fondazione spero di poterli avvicinare al tennis, che è uno sport ancora costoso”.

Il legame con la Romania è simboleggiato anche dalla sua disponibilità a giocare in Fed Cup. Nel 2018 ha sfiorato il titolo perdendo per un soffio contro la Repubblica Ceca. Quest'anno si sono arrese in semifinale alla Francia, al doppio decisivo.

Potrebbe essere stata la sua ultima apparizione, poiché non le piace il nuovo format che scopiazzerà quello della nuova Davis, con dodici squadre radunate in sede unica, a Budapest. In tempi non sospetti, la Halep ha detto che non le piace una competizione senza la formula casa-trasferta.

Quando è tornata in Romania dopo il successo a Londra, è stata accolta da migliaia di persone e le hanno conferito l'Ordine della Stella, principale onoreficenza del Paese. Tale onore sarà sublimato la prossima estate, quando porterà la bandiera della Romania durante la cerimonia inaugurale delle Olimpiadi di Tokyo.

Saranno proprio i Giochi il suo obiettivo principale del 2020. “L'ho sempre detto e lo ripeto – conclude Simona – sarà un'altra occasione per rappresentare il mio Paese. Adoro farlo”.