Con la nuova superficie, che Australian Open ci aspetta?


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Con la nuova superficie, che Australian Open ci aspetta?

Il tennis si è immerso nel periodo di offseason. Chi non può stare senza racchette e palline, tuttavia, troverà soddisfazione già tra qualche giorno. Non tanto per le finali della svalutata Serie A1 italiana (6-8 dicembre), ma perché sono in rampa di lancio i play-off per l'Australian Open 2020.

Si parte con il torneo riservato alla zona Asia-Pacifico, al via il prossimo 3 dicembre. Soprattutto in campo maschile, diversi giocatori di buon livello si contenderanno la wild card che garantisce un assegno ben superiore ai 50.000 dollari.

Tra i più attesi segnaliamo Denis Istomin, Tatsuma Ito, Ze Zhang (ammesso con una wild card), Ramkumar Ramanathan e Duckhee Lee, la cui presenza attira sempre una certa attenzione, essendo sordomuto. I play-off sono storicamente visibili su Youtube (a questo indirizzo la giornata finale dell'anno scorso): anche se le factsheet di questo evento parlano di una superficie in Plexipave, al più tardi con i play-off riservati agli australiani (in programma dal 9 al 15 dicembre) ci sarà l'esordio della nuova superficie.

La scorsa estate, infatti, Tennis Australia ha annunciato la partnership con Greenset (il nome completo dell'azienda è Greenset Worldwide), che prende il posto del Plexicushion utilizzato sin dal 2008. Non ci sarà una rivoluzione visiva, poiché il colore dei campi rimarrà il blu che tanto bene rende in TV (soprattutto rispetto al verde utilizzato fino al 2007), ma certamente qualcosa cambierà.

Andiamo con ordine: fino al 1987, l'Australian Open si è giocato sull'erba. Lo spostamento a Flinders Park (poi denominato Melbourne Park) ha portato con sé il cambio di superficie. Per 20 anni si è giocato sul gommoso “Rebound Ace”, mescola sintetica che però aveva creato più di un problema, soprattutto con il caldo record australiano che la rendeva appiccicosa e dunque pericolosa per legamenti e articolazioni.

Nel 2008 si è passati al Plexicushion, fornito dalla ditta americana “California Sports Surfaces”. I riscontri erano stati generalmente buoni, ma negli ultimi anni è cambiato qualcosa, tanto da convincere Tennis Australia a lanciare un bando per un nuovo fornitore di superfici, non solo per l'Australian Open, ma per tutti i tornei sotto la propria egida, a partire dall'attesa ATP Cup di Perth, Brisbane e Sydney.

Si sono presentati in molti, alcuni sono stati scartati a priori perché non avevano un background soddisfacente. Alla fine l'ha spuntata Greenset, nome ben noto agli appassionati. In oltre 50 anni di storia, ha realizzato oltre 60.000 campi in giro per il mondo e dal 2000 ha un'anima spagnola dopo essere stata acquistata da Javier Sanchez (fratello di Emilio e Arantxa).

Oltre alla storia, Greenset vanta un presente molto florido. Nel solo 2019 ha ospitato oltre 20 tornei internazionali, compresi alcuni eventi di primaria importanza. Ha appena monopolizzato il mese di novembre, visto che si sono giocati su Greenset il Masters 1000 di Parigi Bercy, le Next Gen ATP Finals, le ATP Finals (29 delle ultime 30 edizioni sono state griffate Greenset) e le Davis Cup Finals.

Nel portfolio non mancano tornei ATP, WTA, Challenger (in Italia c'è la tappa di Bergamo) e alcune esibizioni. Se è vero che la maggior parte dei tornei Greenset si giocano al coperto, non mancano felici esempi outdoor.

Il più recente è stato la finale di Fed Cup, proprio in Australia, che peraltro ha offerto uno dei match più interessanti dell'anno (Barty-Mladenovic), senza dimenticare il torneo olimpico di Rio de Janeiro, l'ATP 500 di Tokyo e alcuni match di Coppa Davis.

Insomma, la qualità dovrebbe essere garantita. “La nostra superficie acrilica rimarrà la stessa, ma con un processo di installazione molto dettagliato, progettato per ottenere la migliore superficie possibile in ciascun luogo – ha detto il CEO di Tennis Australia Craig Tiley – non è un segreto che la nostra organizzazione metta i giocatori davanti a tutto, e sappiamo quando sia importante per loro avere una grande esperienza sul campo”.

Non è stata rivelata la durata dell'accordo, con Javier Sanchez che si è limitato a mostrare il suo entusiasmo di lavorare per Tennis Australia “nei prossimi anni”. “Non vediamo l'ora di offrire un incredibile standard di superficie per ogni campo, in ogni luogo.

Per me sarà meraviglioso tornare a Melbourne Park, luogo in cui io e la mia famiglia abbiamo spendidi ricordi”. Il cambio di superficie completa il restyling tecnico dell'Australian Open iniziato nel 2019, con il cambio di fornitore di palline (da Wilson a Dunlop).

A parte i dettagli commerciali, l'appassionato si domanda che tipo di condizioni troverà. Difficile rispondere a bocce ferme, anche perché la velocità della superficie dipende da moltissimi fattori.

A parte i parametri oggettivi che stabiliscono la rapidità del campo e la collocano in una categoria di velocità (da “lenta” a “veloce”, passando per gli stati intermedi), a definire le condizioni complessive entrano in ballo fattori importanti come temperatura, umidità, palle ed eventuale copertura.

Fatta la doverosa premessa, l'Australian Open 2019 è stato più veloce rispetto alle ultime due edizioni. Pur non addentrandoci in tecnicismi esasperati, ci rifacciamo al sistema di valori proposto da un articolo di Tennis Abstract, secondo cui il valore della rapidità è salito a 1.27 dopo l'1.16 dell'anno prima e l'1.14 del 2017 (la scala parte dallo 0.50 dei campi più lenti all'1.50 dei più veloci).

Per curiosità, i tre tornei più rapidi del 2019 sarebbero stati Chengdu, Antalya e le ATP Finals. L'Australian Open si colloca in sesta posizione e sarebbe stato di gran lunga il più veloce dei quattro Slam.

Non c'è dubbio che l'Australian Open 2019 abbia avuto un grande numero di scambi (circa il 70%) risolti entro quattro colpi. Insomma, gli indizi fanno pensare a condizioni piuttosto veloci. C'è dunque da credere che le condizioni del 2020 possano essere un po' più lente, ma si tratta di congetture.

Rimane comunque un passaggio storico: anche se le superfici non sono esattamente immutabili, ogni modifica in un torneo così importante lascia il segno. A breve avremo i primi riscontri.