La tennista che sgobba sui libri e teme il verdetto WADA


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La tennista che sgobba sui libri e teme il verdetto WADA

Natalia Vikhlyantseva ha seguito l'avventura dei suoi amici Rublev e Khachanov alle Davis Cup Finals. Guardava in TV, alla peggio ricorreva al telefonino. “Mi piacerebbe molto vivere un'avventura del genere anche in Fed Cup: speriamo di arrivare alle Finals di Budapest, ma prima di dobbiamo battere la Romania” ha detto la 22enne di Volgograd, una spilungona di 185 centimetri che però non si dedica esclusivamente al tennis.

Studia, con profitto, ed è orgogliosa rappresentante della categoria di tennisti che riescono a combinare racchette e libri, partite ed esami. Ma in questi giorni, al pari di tutti i connazionali, vivrà con apprensione.

Il prossimo 9 dicembre, la WADA (World Anti-Doping Agency) sarà chiamata a giudicare dopo le raccomandazioni ricevute dal proprio comitato di indagine. La richiesta è pesantissima: escludere per quattro anni la Russia da qualsiasi manifestazione internazionale.

Sarebbe una misura inedita, clamorosa, perché cancellerebbe dalla geografia sportiva una delle nazioni più importanti. In un documento di 26 pagine, il Comitato asserisce che i dati ricevuti dal laboratorio antidoping di Mosca sarebbero incompleti e fasulli, oggetti di modifiche e manipolazioni per evitare che fosse rilevato ciò che era stato fatto.

La bolla-doping è esplosa in Russia cinque anni fa, quando un documentario della TV tedesca fece emergere un sistema di doping di stato simile a quello applicato anni prima dalla Germania Est. Dal Ministero dello Sport fino ai servizi segreti, passando per medici corrotti, molti avrebbero contribuito a un diffuso utilizzo di sostanze illecite.

Per questo, sono stati revisionati molti risultati delle Olimpiadi Invernali di Sochi 2014 e a un'attenta ammissione dei russi a Rio 2016. Con precedenti del genere, il rischio di una stangata è più che concreto.

“Non voglio crederci, spero che vada tutto bene – ha detto la Vikhlyantseva – io sono in contatto con diversi atleti che oggi non potrebbero competere ma sono ottimisti e si allenano due volte al giorno”.

L'eventuale cancellazione della Russia potrebbe ripercuotersi anche su Natalia, che dopo un ottimo 2017 e un cattivo 2018, quest'anno si è lentamente ripresa, pur senza chiudere l'anno tra le top-100. “Vengo da una stagione un po' altalenante, ma questo è il fascino del tennis – racconta la n.112 WTA – devi affrontare difficoltà di vario genere.

Io ho avuto virus, influenza e problemi fisici”. Non le è andato giù il febbrone preso alla vigilia del torneo di Linz, che anticipava l'attesissima (per lei) Kremlin Cup di Mosca. “Mi stavo allenando moltissimo, non uscivo, non facevo nient'altro, al punto che i miei amici si erano offesi.

Poi, prima di partire, è arrivata la febbre. Sono stata cinque giorni a letto, imbottita di antibiotici”. È andata ugualmente a Mosca, ma si è arresa al primo turno. La delusione è passata, anche perché il clima di Antibes è migliore rispetto a quello russo: in vista del 2020, la Vikhlyantseva ha scelto di allenarsi presso l'Accademia di Patrick Mouratoglou.

Clima a parte, le strutture sono ideali mentre in Russia fatica a trovare campi, palestre e deve perdere un mucchio di tempo in mezzo al traffico. In Costa Azzurra lavora con un preparatore atletico, mentre il suo nuovo coach sarà Igor Andreev.

Rappresentata da IMG, aveva avuto diverse offerte ma ha scelto di optare per l'ex top-20 russo, che è anche capitano del team di Fed Cup. Non proprio il massimo, ma tant'è. Shamil Tarpischev, padrone assoluto del tennis russo, ha avallato l'operazione e allora va bene così.

Tra l'altro, ha paragonato la Vikhlyantseva al povero Alexander Volkov per la sua capacità di mandare fuori palla le avversarie. Lei è d'accordo, anche se per ora non è mai andata oltre il n.54 WTA.

Quest'anno ha offerto il meglio di sé in Fed Cup, quando ha guidato le compagne nel difficile gruppo zonale giocato in Polonia. Al contrario, non è stata schierata nel vittorioso match contro l'Italia.

Ha offerto il meglio di sé a Indian Wells, battendo la Suarez Navarro e giocando alla pari con la Kerber. Per il resto, risultati “normali” per una giocatrice che vorrebbe essere speciale. La è già fuori dal campo: dopo essersi laureata in Educazione Fisica, ha iniziato un corso magistrale che prevede una serie di obblighi, compresa la presenza in aula per diversi test.

“Quando mi alleno ho sempre il laptop e un paio di libri, inoltre chiedo spesso aiuto ai miei compagni di classe. Mi trovavo benissimo con il gruppo precedente, mentre i nuovi pensavano che fossi una stella che vive nel suo mondo.

Per fortuna mi hanno capito in fretta e adesso va tutto bene”. Come se non bastasse, studia anche Economia nella Gestione delle Imprese. “Ma lì è più facile, perché posso seguire a distanza”.

Impegni che spiegano una programmazione un po' intermittente. Le priorità della Vikhlyantseva vengono da lontano, da una famiglia che non si è limitata a scaricarla su un campo da tennis, ma ha spinto per farla studiare.

“Da ragazzina mi capitava di dedicarmi in piena notte ad algebra, geometria, fisica e chimica. È stata dura, ma mi è servito. Mi piace avere a che fare con persone intelligenti ed evitare di parlare di sciocchezze.

Credo che l'istruzione possa ancora influenzare la società. Non credo che sia obbligatorio guardare il telefonino nel tempo libero. Si può anche aprire un libro e magari leggere qualche articolo scientifico”.

Frasi che ben si sposano con un carattere modesto e uno sguardo talvolta timido, come quando deve fare i conti con la popolarità. “Di recente ero in biblioteca e l'impiegata, visto il mio nome, mi ha detto: 'Ma sei la tennista? Che ci fai qui? Adesso dovreste essere tutti alla Maldive'

Ho risposto che mi trovavo lì per un compito e che stavo cercando un libro di testo..”. . Essendo una ragazza giovane e graziosa, non sfugge totalmente a certi richiami. Aggiorna spesso il suo account Instagram, e la scorsa estate ha effettuato un photoshooting insieme a un'amica.

“Ma una cosa molto semplice, circa 20 minuti. Per fare quelli veri ci vogliono tempo ed energie. L'importante è non esagerare... se dovessi diventare forte, perché non fare qualche scatto una volta al mese?”.

I guardoni resteranno delusi, perché oggi guarderebbe con sospetto una chiamata per la Swimsuit Edition di Sports Illustrated. “Di sicuro porterebbe grande attenzione, ma non mi piace o forse non ho il giusto coraggio.

Mi hanno cresciuta così, preferisco riviste come Vogue, Tatler e Glamour”. Difficilmente diventerà una regina del gossip, anche perché non ama troppo viaggiare. Non ama fare e disfare la valigia ogni settimana, e le capita di spaventarsi quando l'aereo attraversa una turbolenza.

Sul campo da tennis, tuttavia, le paure svaniscono e Natalia ha tutta l'intenzione di scalare la classifica WTA e riprendersi i riflettori sfiorati due anni fa. Oggi, pensate un po', è appena la dodicesima giocatrice russa nella classifica mondiale.

L'hanno superata anche alcune giovani come Kudermetova e Potapova, ma questo non scalfisce i suoi sogni, anzi, li alimenta. Nella speranza di vivere un 2020 senza infortuni e, magari, con il coronamento di una gita a Tokyo. WADA permettendo, s'intende.