Dilemma Bertens: “Le olimpiadi non mi interessano, ma c'è Demi...”


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Dilemma Bertens: “Le olimpiadi non mi interessano, ma c'è Demi...”

Per qualche strana ragione, le Olimpiadi sono tornate di moda. La storia è ben nota: il tennis è stato estromesso per una sessantina d'anni, poi lo hanno riaccolto nel 1988 dopo un paio di edizioni “dimostrative” (cosa avrebbe dovuto “dimostrare” uno degli sport più popolari, beh, non si sa).

Il rientro non è stato indolore, ma da Atene 2004 – e in misura maggiore – da Pechino 2008, l'evento a cinque cerchi è diventato uno degli appuntamenti più attesi, molto sentito sia dai giocatori che dalla stampa.

L'ITF ha intercettato la necessità e posto una serie di condizioni per garantire l'eleggibilità: in sintesi, ci vogliono almeno tre partecipazioni a Davis (o Fed Cup) nel quadriennio, di cui una negli ultimi due anni, per poter giocare le Olimpiadi.

Detto che la norma è aggirabile in tanti modi (vi abbiamo già spiegato, per esempio, perché Roger Federer potrà andare a Tokyo senza bisogno di wild card), c'è ancora qualche giocatore che non si prostra allo “Spirito Olimpico”.

È il caso di Dominic Thiem, che nella settimana dei Giochi parteciperà al torneo ATP di Kitzbuhel, mentre in queste ore si è aggiunta Kiki Bertens. La numero 9 del mondo è indecisa sul da farsi, perché vede Tokyo 2020 come un ostacolo alla sua normale attività.

L'olandese ha saltato le ultime quattro partite di Fed Cup per concentrarsi sull'attività individuale, e avrebbe bisogno di un'altra presenza per essere eleggibile in vista dei Giochi. Non è detto che lo farà: nei giorni scorsi ha espresso i suoi dubbi in un'intervista con Algemeen Dagblad.

In realtà, non ha nessuna voglia di andare. C'è però il dubbio rappresentato da Demi Schuurs, ottima doppista. Tra le due c'è una sorta di impegno verbale per provare a dare l'assalto a una medaglia.

E la Schuurs vede nelle Olimpiadi il sogno, il coronamento di una carriera vissuta nelle retrovie “Se non ci fosse di mezzo Demi, la scelta sarebbe molto più semplice – ha detto la Bertens – personalmente non ho nulla a che vedere con le Olimpiadi, ma c'è da domandarsi se sono abbastanza egoista o se penso anche agli altri e al tennis olandese”.

La Bertens era a Rio de Janeiro, ma è stata una brutta esperienza, non solo sul campo. Ha perso al primo turno sia in singolare (contro Sara Errani) che in doppio misto, insieme a Jean Julien Rojer. Ma, soprattutto, non si è divertita.

“A Tokyo le cose dovranno cambiare – ha detto – la prossima settimana parlerò con il comitato olimpico e proporrò una serie di condizioni per dare la mia disponibilità. Vorrei vivere l'esperienza della cerimonia inaugurale, mentre a Rio non ci è stato permesso.

Se dovessi andare, vorrei vivere un'esperienza olimpica totale, anche dedicando tempo a seguire altri sport. Inoltre, il mio staff dovrà essere con me”. La numero 9 WTA punta a restare tra le prime dieci, e magari dare l'assalto al suo best ranking (non è mai andata oltre il n.4), ed è un po' seccata per la “camicia di forza” imposta dalle istituzioni.

“Non hanno mai interferito nella mia carriera, non mi seguono mai e poi all'improvviso devo fare i conti con una serie di regole. Ma sono io a decidere per me stessa: perché dovrei fare improvvisamente qualcosa di diverso?”.

Pur avendo un carattere piuttosto dolce, la Bertens sta mostrando una certa personalità. Oltre alla vicenda olimpica, infatti, ha scelto di mettere fine al rapporto con l'ex coach Raemon Sluiter, principale artefice della sua crescita.

“È stato difficile, ma ne sono convinta al 100%. Raemon ha sempre voluto che mi assumessi la responsabilità della mia carriera: sono orgogliosa di essere in grado di farlo”. La decisione è maturata nel periodo in cui Sluiter non aveva viaggiato con lei per motivi personali, mentre al suo fianco c'era Elise Tamaela.

Tra le due si è creato un feeling tale da “promuoverla” a coach principale. In realtà, c'è stata qualche piccola divergenza con Sluiter: lui è un coach scrupoloso, vuole analizzare i flmati di ogni match.

“Non avevo energia per farlo e non mi andava di fare qualcosa di nuovo nel mezzo della stagione – dice la Bertens – ma questo non significa che io non voglia andare in profondità, o che non sia severa con me stessa”.

È una risposta indiretta a Jan Siemerink, ex ottimo giocatore olandese, preoccupato per il futuro della Bertens: a suo dire, Kiki non progredirà più perché sta rientrando nella sua zona di comfort.

A parte questo, la separazione è avvenuta nel modo migliore, anche se l'ha comunicata via Facetime mentre si trovava in Asia. “Ma poi ci siamo visti anche la scorsa settimana e abbiamo riso molto. Mi mancherà, c'è voluto un po' di tempo per abituarmi a girare senza di lui, mi ha fatto crescere come persona e come giocatrice.

Abbiamo tenuto duro nei momenti difficili e ho visto più spesso lui che il mio fidanzato (Remko de Rijke)”. Prima di pensare al 2020, tuttavia, l'olandese si è presa un po' di pausa. Durante una vacanza alle Maldive, de Rijke le ha chiesto di sposarla e i due hanno annunciato il fidanzamento ufficiale.

Al rientro in Olanda, Kiki ha sentito suonare la porta di casa alle 6 del mattino. Pensava che fosse un controllo antidoping, invece erano le sue migliori amiche, giunte a “prelevarla” per un weekend di addio al celibato a Barcellona.

Qualcuno le ha chiesto se il matrimonio avrà un impatto sulla sua carriera. “Tranquilli, non abbiamo ancora figli in programma, quindi non abbiate paura – chiude con un sorriso – finché starò bene andrò avanti: non so se giocherò per altri 2-3-4 anni.

Non credo che andrò molto più in là, ma non si può mai sapere”. Di certo ha una motivazione in più: entrare almeno in nomination per il titolo di sportivo olandese dell'anno. Nel 2019 non è stata inserita tra i papabili, e non l'ha presa benissimo. "Che devo fare? Vincere uno Slam?" Eh, cara Kiki, forse sì...