La Coppa Davis è morta perché...


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La Coppa Davis è morta perché...

Sarebbe disonesto negare che alla Caja Magica di Madrid, la scorsa settimana, ci siano stati alcuni momenti emozionanti e tecnicamente validi. L'impegno di Rafael Nadal ha trascinato la Spagna a vincere la prima edizione delle Davis Cup Finals, peraltro con il retrogusto – molto narrativo – della vicenda di Roberto Bautista Agut, costretto a lasciare il torneo per vegliare il padre negli ultimi attimi di vita, salvo poi tornare in tempo per la finale. I tennisti ci hanno dato dentro, non ci sono dubbi. Ma la formula e le sue clamorose storture hanno celebrato il funerale della Coppa Davis. C'è da associarsi ai tanti che l'hanno gridato: questa competizione può anche essere divertente, ma non può chiamarsi Davis. Ed è inaccettabile che la squadra vincitrice possa stringere a sé l'Insalatiera e vedere incisi i nomi dei propri giocatori. La Davis era stata uccisa dall'avidità di alcune decine di dirigenti, mentre a Madrid si è celebrato un triste funerale, sublimato da una finale in cui non è stato necessario giocare il doppio, con una formula buona per la Serie D3 italiana. Ognuno dei sette giorni della Caja Magica ha inferto una coltellata emotiva alla storia, resa ancora più dolorosa dall'ostinazione con cui qualcuno (diversi, ahinoi) ha continuato a esaltare una formula che non c'entra nulla con l'unica competizione in cui gli “ideali” (tra virgolette, ci mancherebbe) avevano ancora ragione di essere al posto del vil denaro. Vista e udito sanguinavano quando si parlava di “spirito Davis”. I giocatori si sono impegnati, ci mancherebbe, ma lo spirito Davis non risiede in un doppio giocato mezz'ora dopo aver vinto un signolare. Lo Spirito Davis erano i sacrifici pur di esserci senza il paracadute economico di 515.000 euro a squadra (quindi almeno 100.000 a testa) per la sola presenza, al netto dei risultati sul campo. Quello che l'avidità di giocatori e organizzatori, sublimata da una stampa che per buona parte ha accettato passivamente (per insipienza e/o convenienza) tutto quello che è stato detto, ha gettato a monte in nome di un egoismo sempre più marcato. I giocatori vogliono faticare meno, guadagnare di più e guardano con antipatia gli organi di governo o presunti tali. Il resto sono storie più o meno reali, più o meno ben vendute all'opinione pubblica. Dopo avervi raccontato le ragioni per cui l'abbiamo amato, Ecco quelle per cui la Davis è morta. E per cui l'evento griffato Piquè – Kosmos – Rakuten dovrebbe avere la decenza di cambiare nome e assumersi la responsabilità storica di quanto è stato fatto. Ma legarsi alla vecchia zuppiera è troppo conveniente, vero?

LA DAVIS È MORTA PERCHÈ

1) Perché Daniil Medvedev ha dato forfait viaTwitter alle 4.13 del mattino, a dodici ore dall'esordio, senza nemmeno citarne il nome, lasciando la Russia con appena tre elementi.

2) Perché non hanno trovato un accordo con Tennis Channel, che di solito sbava pur di trasmettere qualsiasi cosa legata al tennis. Risultato? Negli USA hanno dato solo i match degli americani più la finale, sul meno prestigioso Fox Sports 2. Stessa cosa in Canada.

3) Perché il Canada non ha giocato il doppio dopo aver vinto il girone, falsando la classifica per le ripescate. (Ripescate? Ma ci rendiamo conto?)

4) Perché quando il doppio di Italia-Canada (a risultato parzialmente acquisito) è iniziato alle 22.30, sembrava una cosa ridicola. Ma il peggio doveva ancora venire.

5) Perché il doppio di Spagna-Russia, decisivo per il primo posto nel girone, è iniziato alle 00.30.

6) Perché Massimo Sartori, il bravissimo allenatore di Seppi, dopo Berrettini-Fritz ha detto in TV: "Adesso dovremo giocare questo doppio in un clima, come dire, mmmm, un pochettino, un po' così".

7) Perché L'Equipe, il più credibile quotidiano sportivo europeo, ha stroncato l'evento definendolo "Una folle settimana a Madrid".

8) Perché durante Berrettini-Fritz, a mezzanotte inoltrata, il regista è stato costretto a inquadrare due tifosi americani (forse moglie e marito) che facevano almeno 120 anni in due. Erano tra i pochi rimasti senza pass. Più in generale, ad eccezione dei match della Spagna, abbiamo assistito ad arditi restringimenti di inquadratura e oscuramenti delle tribune per nascondere il sanguinamento delle stesse.

9) Perché in Francia non è stato trasmessa dalla TV di Stato, storico partner dell'evento. Si sono dovuti affidare alla TV privata TMC e alla pay-tv beIN Sports. Impressionante.

10) Perché il tie-break tra Krawietz-Mies e Gonzalez-Mayer, il più lungo nella storia della competizione, è stato visto dal vivo da non più di 200-300 persone. Si fosse giocato a Buenos Aires, ci sarebbe stato bisogno della Policia Federal per contenere l'entusiasmo della gente.

11) Perché, se non ci fosse stato Nadal, i singolari della finale sarebbero stati Shapovalov-Edmund e Auger Aliassime-Evans.

12) Perché pensavamo che i ritiri dopo un game fossero una prerogativa della Serie A1 italiana. Ci sbagliavamo.

13) Perché non è corretto considerare le lacrime dei serbi come battesimo per un mantenuto spirito della competizione. Sarebbe andata così in qualsiasi altro contesto. Anzi, immaginate l'impatto emotivo di una vicenda del genere dentro una Beograd Arena colma...

14) Perché SuperTennis TV non ci ha informato dell'esatto momento in cui l'Italia è stata eliminata (l'1.51 della notte tra mercoledì e giovedì, quando Sock-Querrey hanno raccolto il loro terzo game), continuando a far credere agli spettatori senza calcolatrice che il match potesse ancora avere una valenza di qualificazione.

15) Perché i led a bordo campo ci hanno fatto scoprire che il recente World Tour di Shakira è diventato un docu-film in onda nei cinema di una sessantina di Paesi (ma non l'Italia).

16) Perché non è vero che il doppio conta di più: in percentuale e così, ma nei fatti non serve più a nulla se – dai quarti in poi – si verifica il 2-0 dopo i singolari. Puntualmente, è successo in finale. E non capiterà sempre che cinque dei sette match a eliminazione diretta chiudano i singolari sull'1-1...

17) Perché hanno cambiato gli orari delle sessioni a torneo in corso.

18) Perchè qualcuno ha definito "punto meraviglioso" uno scambio ravvicinato a rete che era Tennis Spazzatura. O perché è stato definito super-doppio quello tra Serbia e Russia. Equilibrio, ahinoi, non significa qualità.

19) Perché Paolo Bertolucci ha sentito di condividere via Twitter il suo desiderio di piangere.

20) Perché le uniche partite con un'atmosfera entusiasmante sono state quelle della Spagna. Guarda caso, quelle che più di tutte ricalcavano il vecchio format. E perché la LTA ha comprato centinaia di biglietti e li ha regalati ai propri connazionali pur di avere un po' di tifo nella semifinale contro la Spagna. Tifo che, probabilmente, non ci sarebbe stato. 

21) Perché Adriano Panatta si è “imbufalito”, definendola, nell'ordine, “obbrobrio”, “candid camera”, “insulto per i vecchi campioni e per l'intelligenza”.

22) Perché Bernard Giudicelli, presidente FFT, nel giugno 2016 diceva: "Dobbiamo proteggere le risorse che porta la Davis, in particolare l'energia che deriva dala formula casa-trasferta". Nel 2019 accetta la wild card che spedisce la Francia direttamente a Madrid 2020.

23) Perché alcuni dei gruppi di tifosi più organizzati e colorati (francesi e belgi) hanno boicottato la competizione, nel rispetto di un'antica coerenza.

24) Perché non esiste che ci siano le wild card in Coppa Davis. Se la si vuole considerare una cosa seria, obviously.

25) Perché persino il Corriere della Sera, non sempre così attento alle vicende del nostro sport, si è apertamente schierato contro il nuovo format, pubblicando un paio di articoli sorprendentemente duri.

26) Perché mentre l'ennesima partita finiva oltre la mezzanotte, dall'altra parte del mondo, Federer e Zverev giocavano il match con più spettatori nella storia del tennis (42.517, a Città del Messico).

27) Perchè mentre Nadal stava per chiudere la faccenda, 2.369.000 italiani guardavano l'intervista a Jannik Sinner a "Che Tempo che Fa". Lo stesso Sinner che - chiamato fuori tempo massino, non si sa al posto di chi - ha preferito non andare a Madrid a fare da riserva.

28) Perché persino Nicola Pietrangeli, che pure svolge un ruolo di rappresentanza (e avrebbe convenienza a esprimersi diversamente), l'ha definita "Dollar Cup", "Money Cup", "Baraccone". Fosse nella famiglia di Dwight Davis, parole sue, farebbe causa a chi di dovere.

29) Perché nessuno (o quasi) ha avuto il coraggio di raccontare le modalità con cui si è arrivati a questa riforma. 

30) Perché potranno fare quello che vogliono, unificando competizioni varie, mettendo sempre più soldi, cercando nuove soluzioni in calendario, ma la Coppa Davis era un'altra cosa. E l'hanno uccisa.