ATP: Santiago si salva, in Brasile nascerà la “Brasil Open Series”


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ATP: Santiago si salva, in Brasile nascerà la “Brasil Open Series”

L'indiscrezione era trapelata a ottobre, poi la difficile situazione socio-politica del Cile (con tanto di ribaltone politico) aveva creato più di un dubbio. La settimana delle ATP Finals ha cancellato ogni perplessità: a sei anni dall'ultima volta, il Cile torna a ospitare un torneo ATP.

L'evento si giocherà a Santiago nell'ultima settimana di febbraio, al posto del torneo brasiliano di San Paolo. Come vi abbiamo già raccontato, la data appartiene a Octagon, che ha valutato e accettato le proposte del comitato organizzatore.

A dirigere il torneo sarà Catalina Fillol, figlia del noto giocatore degli anni 70. “L'ATP ci ha dato il nulla osta, è molto emozionante – ha detto – il Cile merita eventi sportivi di primo livello: siamo stati in grado di riprenderci un evento che mancava da troppo tempo. Il nostro obiettivo è trovare il sostegno degli sponsor per organizzare un torneo di primo livello, in un clima familiare e con una bella competizione.

Oggi il Cile vanta ottimi giocatori, tanti appassionati e una lunga storia di eventi, il che ci permette di guardare al futuro con ottimismo”. Il calendario del 2020 offrirà un totale di sei eventi in America Latina: oltre a Santiago ci saranno le tappe argentine di Cordoba e Buenos Aires, il Rio Open di Rio de Janeiro e i tornei messicani di Acapulco e Los Cabos.

Si giocherà a Santiago nonostante non sia stato trovato l'accordo con Cecilia Perez, nuovo Ministro dello Sport, la cui posizione nei confronti del torneo era ben più fredda rispetto a Pauline Kantor, che aveva avuto un ruolo centrale nella creazione del progetto.

Aveva promesso che il 25% delle risorse necessarie per il torneo (circa 500.000 dollari) sarebbero arrivati da fondi pubblici. Così non sarà, ma l'ATP ha ritenuto sufficienti le garanzie proposte dall'accoppiata SACS-Octagon.

Nei giorni precedenti alla fumata bianca, l'opinione pubblica cilena era preoccupata per il possibile fallimento del progetto. Parlando col “Mercurio”, più importante quotidiano del Paese, la Fillol aveva manifestato la sua preoccupazione.

“Sì, il torneo è in pericolo. Manca poco, non abbiamo ancora l'approvazione dell'ATP e non sappiamo cosa succederà. Naturalmente comprendiamo il difficile momento del Paese e la decisione del Governo, però il suo appoggio era necessario”.

Sarebbero bastati 10 giorni per trovare l'appoggio necessario e salvare il torneo. Va detto che il Cile ha un gran bisogno di dare una buona immagine di sé, anche perché nel 2023 ospiterà un evento importante come i Giochi Panamericani.

Nel nuovo calendario ATP, la cui versione definitiva è stata pubblicata qualche giorno fa, l'unica modifica riguarda proprio Santiago, mentre non ci sono novità per quanto riguarda il progetto di Monza: circa un mese fa era circolata la voce secondo cui avrebbe potuto rilevare un torneo su terra già esistente.

E San Paolo che farà? Il torneo paulista, più antico evento brasiliano, celebrerà ugualmente la sua ventesima edizione, ma con uno spostamento di data. Fino a poche ora fa non si sapeva molto, salvo il comunicato ufficiale degli organizzatori.

“Il nuovo progetto è già stato approvato dalla legge federale di incentivo allo sport. Dal 2020, il Brasil Open si realizzerà nel mese di novembre, nella settimana dal 23 al 29, e avrà un nuovo format che porterà benifici diretti per il tennis brasiliano sponsor, partner e pubblico in generale.

Il nuovo modello punta a dare maggiori opportunità ai tennisti brasiliani, portando a una democratizzazione delle risorse e adottando un progetto di portata più ampia, adatto all'attuale congiuntura del tennis nazionale”.

Non avevano concesso ulteriori dettagli. Il nuovo San Paolo, dunque, si giocherà nella settimana delle Davis Cup Finals, ma non sarà un torneo ATP. La notizia non ha sconvolto l'opinione pubblica brasiliana, segno che – forse – Octagon ha fatto bene a scegliere un mercato con più fame di tennis.

Proprio in queste ore sono arrivati i primi dettagli del progetto: diventerà un Challenger con il massimo del montepremi (162.000 dollari), ma soprattutto farà parte di un mini-circuito di tre tornei, definiti “Brasil Open Series”.

Gli altri due saranno Olimpia a Florianopolis, anche se non si giocheranno uno dopo l'altro. Olimpia è in programma dal 16 al 22 marzo presso il complesso “Thermas dos Laranjais” e farà parte della nuova categoria “Challenger 50”, con tabellone a 32 giocatori e che si accontenterà di un montepremi di 35.000 dollari.

Al contrario, nella città di Guga Kuerten si giocherà dal 6 al 12 aprile, sul cemento dei campi di proprietà della federazione brasiliana. Lo ha comunicato il direttore di San Paolo, Luis Felipe Tavares, in un'intervista rilasciata in queste ore, in cui ha sottolineato come la data oggi presa da Santiago fosse la peggiore dell'anno.

Il Brasil Open è nato nel 2001 e si è giocato a Costa do Sauipe per una decina d'anni, prima di essere trasferito nella curiosa cornice del Ginasio Ibirapuera (sulla terra battuta indoor). Si ricorda il successo di Rafa Nadal nel 2013, nonché le finali raggiunte da Paolo Lorenzi (2014), Luca Vanni (2015) e la vittoria di Fabio Fognini nel 2018.

L'infelice collocazione in calendario (la contemporaneità di tornei ambiziosi come Dubai e Acapulco non lo rendeva attraente per i migliori), oltre alla concorrenza interna del Rio Open, lo avevano messo in ginocchio.

Inoltre l'organizzazione non era impeccabile: nel 2019, alcuni giocatori si erano lamentati delle condizioni dei campi di allenamento. E poi c'era stato l'imbarazzante blackout dell'elettricità durante un match di Thomaz Bellucci.

Adesso ripartiranno dal basso. A proposito di Challenger, l'ATP ha diffuso il calendario dei primi mesi del 2020: ancora una volta, a inaugurare la stagione italiana sarà il torneo di Bergamo, in programma dal 17 al 23 febbraio.

Giunto alla 15esima edizione, avrà la concorrenza della tappa tedesca di Koblenz, spostata dalla collocazione originaria di gennaio, oltre agli eventi di Drummondville (Canada) e Morelos (Messico).