La racchetta rotta di Serena: un affare (perso) da 50.000 dollari


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La racchetta rotta di Serena: un affare (perso) da 50.000 dollari

14 mesi dopo, si torna a parlare della storica finale femminile dello Us Open 2018. Molti ricordano la violenta sfuriata di Serena Williams contro il giudice di sedia Carlos Ramos, ma pochi hanno ancora in mente la prima causa scatenante: Serena che – in preda alla disperazione – distrugge la sua Wilson Blade 104.

Persa la partita a favore di Naomi Osaka, e con il povero Ramos costretto a scappare via senza essere premiato, manco fosse un ladro, Serena aveva poi tirato in ballo di tutto: sessismo, razzismo, la stessa applicazione ed equità delle regole del tennis.

Oggi, quella racchetta è diventata un cimelio. Un oggetto da avere a tutti i costi, che potrebbe valore fino a 50.000 dollari secondo la casa d'aste che l'ha messa in vendita in queste ore. Il prezzo base è di 2.000 dollari, ma fino al 7 dicembre (giorno della chiusura) c'è da aspettarsi diversi rilanci.

A impossessarsi dell'attrezzo è stata “Goldin Auctions”, specializzata in aste a sfondo sportivo, il cui fondantore Ken Goldin ritiene che una chiusura a 10.000 dollari sarebbe da considerarsi “bassa” e non sarebbe sorpreso se l'asta chiudesse a 25 mila, o addirittura a 50.000 dollari.

La racchetta (rotta e inutilizzabile, è bene ricordarlo) fa parte di un lotto di 1.637 oggetti, tra i quali c'è addittura una medaglia d'oro olimpica conquistata dal mitico Jesse Owens a Berlino 1936, quando ne vinse quattro sotto gli occhi increduli di Adolf Hitler.

Un oggetto dal valore straordinario: non a caso, la base d'asta è di ben 250.000 dollari e nessuno si è ancora fatto avanti. Ma è curiosa anche la vicenda della racchetta di Serena. In particolare, ci si domanda come sia finita nelle mani di una casa d'aste.

Ripercorriamo la storia. Nel secondo set della finale contro la Osaka (dopo aver perso il primo), Serena ha preso un “warning” per un coaching di Patrick Mouratoglou, reo confesso, ma non se ne sarebbe accorta. Per questo, il secondo warning – stavolta per la rottura della racchetta – le è costato il punto perso.

Quando si è resa conto della situazione, è scattata la commedia già descritta e ben nota agli appassionati. Penalty Point, che poi è diventato Game Penalty per le sue furibonde proteste. Mentre scaraventava la racchetta per terra, uno dei raccattapalle dietro di lei era il giovane Justin Arrington Holmes, 22 anni, studente di biologia presso il Boston College.

Lavora allo Us Open dal 2013, dunque ha una certa esperienza del complesso sistema dei raccattapalle nello Slam americano. Dopo la partita, ha avuto la possibilità di parlare con Serena. I due hanno scattato una foto insieme (di cui si trova traccia online) e la giocatrice gli ha detto che avrebbe potuto tenersi la racchetta rotta.

Non è inusuale che un tennista lasci un telaio danneggiato a uno spettatore. A volte, i più fortunati riescono a portarne a casa uno integro: come quando il giocatore vince una partita e lancia l'attrezzo in mezzo al pubblico (vedi Becker all'Australian Open 1991), oppure in casi eccezionali e ben noti come quelli di Adriano Panatta: nel 1983, dopo la sconfitta in Coppa Davis contro l'Argentina, un ragazzino gli chiese una delle sue racchette: “Te le lascio tutte: non mi servono più”.

Un modo decisamente originale per dire addio. Ma torniamo a Serena: le dichiarazioni di Holmes sono colme di ammirazione: “Diversi giocatori sono amichevoli – ha detto al NY Times – ma alcuni, come le sorelle Williams, si sforzano di esserlo ancora di più, si ricordano il tuo nome e cercano di creare un buon rapporto”.

Ragazzo di colore, grande appassionato di tennis, ha iniziato a giocare grazie all'Harlem Junior Tennis and Education Program, ha partecipato a diversi tornei e attualmente gioca a tempo perso per il team della sua scuola.

Non lo fa a tempo pieno perché – a suo dire – non riuscirebbe a combinare tennis e studi. L'Open degli Stati Uniti, tuttavia, rimane un appuntamento irrinunciabile. Nel 2018 lo aveva concluso con un posto in prima fila per la finale femminile e l'inatteso omaggio di Serena.

Dopo lo Us Open, è tornato a casa e se l'è quasi dimenticata dopo averla lasciata in un armadio. La scorsa estate l'ha notata durante le pulizie domestiche, poi un amico gli ha consigliato di venderla.

Raccogliere qualche soldo extra non fa mai male a uno studente universitario: per questo si è recato a Manhattan, presso il famoso negozio “Brigandi Coins e Collectibles”. Il negoziante, senza particolare cultura tennistica, non aveva colto il valore simbolico dell'oggetto.

Per questo, gli ha offerto 500 dollari. Non male, visto che il telaio nuovo di zecca (e non sfasciato dalla rabbia di Serena) oggi si trova a meno di 150 euro in Italia, più o meno la stessa cifra con cui è reperibile negli Stati Uniti.

Il buon Justin ha accettato l'offerta, senza immaginare che avrebbe potuto ricavarci molto di più. Non c'è stata nessuna contrattazione, anzi, ha fornito una lettera in cui dichiarava l'originalità dell'attrezzo, affermando che gli era stata regalato da Serena dopo la finale.

Se ne era dimenticato fino a quando è stato contattato da Stuart Miller, cronista del noto quotidiano americano... ed è caduto dalle nuvole: “Ripensandoci, mi sarebbe piaciuto avere qualcuno che mi aiutasse nella vendita.

Non avevo nessuna conoscenza di questo tipo di transizioni, volevo soltanto darla via”. Il negoziante con cui aveva trattato non ha rilasciato dichiarazioni, ma un impiegato sostiene che l'attrezzo sia stato rivenduto e che il negozio non c'entri nulla con la messa all'asta.

In sintesi, chi l'ha comprata si è reso conto che poteva farci qualche soldo e l'ha ceduta alla Goldin Auctions, ovviamente restando anonimo. Non si conosce la cifra intascata ma non dovrebbe essere clamorosa, visto che la base d'asta non è poi eccessiva: 2.000 dollari.

Secondo Goldin, l'asta potrebbe funzionare perché gli articoli sportivi con questo tipo di connotazione negativa sono piuttosto rari. Ci sono alcune eccezioni piuttosto note nello sport americano (tipo qualche oggetto delle World Series di baseball del 1919), ma che non dicono granché al pubblico italiano.

Normale: negli Stati Uniti a chi interesserebbe un pallone bucato di una partita di Serie A di calcio? O i guanti di Gigi Buffon? A parte questo, la casa d'aste non prende contatto con gli atleti per verificare l'autenticità del prodotto, anche perché sarebbe un lavoro degno dell'ufficio indagini della polizia.

“È capitato che alcuni atleti si arrabbiassero per la vendita di qualche cimelio” ha ammesso Goldin. La Williams, che sta preparando il 2020 (in cui andrà a caccia del record di Slam di Margaret Court), non ha rilasciato dichiarazioni in merito.

Ovviamente alla Goldin Auctions non sono degli sprovveduti: oltre alla lettera di Holmes, a tutela dell'originalità, collaborano con una società (Resolution Photomatching) che analizza immagini ad altissima risoluzione per tutti i controlli del caso.

Nel caso della racchetta di Serena, ha fornito una LOA (Letter of Agreement), certificando – se non la certezza assoluta - almeno la probabilissima originalità del prodotto, a cui manca l'overgrip bianco utilizzato durante il match.

In tre giorni sono arrivate cinque offerte e in questo momento la base d'asta è salita a 2.750 dollari. Curiosando sul sito di Goldin, in questo lotto si trovano altri due prodotti tennistici: uno, in particolare, ha un certo valore: le scarpe utilizzate da Pete Sampras nella storica finale di Davis 1995, a Mosca, quella in cui quasi svenne dopo il successo contro Andrei Chesnokov.

Le calzature sono originali, utilizzate proprio in quel match, certificate e provenienti dal fisioterapista del team George Fareed. La base d'asta è altina: 1.500 dollari. A oggi, non sono pervenute offerte. Il terzo oggetto tennistico è una medaglia conquistata nel 1933 da Hilde Krahwinkel, vincitrice del doppio misto a Wimbledon insieme al “Barone” Gottfried Von Cramm.

Insomma, per una base d'asta di 1.000 dollari si può intascare un trofeo di Wimbledon. Anche in questo caso, non sono arrivate offerte. D'altra parte, i collezionisti sono molto attenti ai soldi da spendere. Se ne renderà conto il giovane Holmes, che non ha più diritti sulla racchetta di Serena Williams: spera che una parte del ricavato possa andare in beneficenza, o magari a qualche associazione simbolica come il suo Harlem Junior Tennis. Eh, la beata ingenuità dei 22 anni...