Qualcuno ha amato la Coppa Davis perché...


by   |  LETTURE 2008
Qualcuno ha amato la Coppa Davis perché...

La prima giornata delle Davis Cup Finals non ha acceso particolari entusiasmi. La formula delle partite, l'atmosfera più surreale che entusiasmante, l'affluenza tutt'altro che da record... hanno acceso diverse critiche. Chi guarda oltre il proprio naso lo aveva previsto da tempo, ma tant'è. C'è stato anche tempo per qualche risata, visto l'infantile battibecco via Twitter tra Filip Dewulf e Gerard Piqué, i quali hanno espresso una divergenza di vedute sull'affluenza di pubblico per Belgio-Colombia, con tanto di intervento di Alize Cornet. La francese, reduce dalla finale di Fed Cup, in cui oltre 13.000 persone al giorno hanno affollato la RAC Arena di Perth, ha detto al difensore del Barcellona (scherzando, ma non troppo...). “Si vede che non hai mai assistito a un match di Coppa Davis". Piccole faccende che mettono soprattutto tristezza. E allora, nello stanco scorrere di questa giornata, la mente è andata al passato. Senza avventurarci in umilianti (per noi) paragoni con quel genio di Giorgio Gaber e la sua “Qualcuno era Comunista”... ci siamo permessi di citarla. Mentre Fognini e Berrettini spallettavano (con impegno, per carità) sul ghiaccio del campo che – di solito – è intitolato da Arantxa Sanchez, i pensieri si sono accumulati uno sopra l'altro. Fino a travolgerci, fino a doverli appuntare. Fino a farci venire il desiderio di mettere nero su bianco le ragioni per cui abbiamo amato la Coppa Davis. Ma amata per davvero, senza cadere in viscidi opportunismi. E allora – non ce ne voglia il grande Gaber – ecco 50 ragioni per cui abbiamo amato la gloriosa Insalatiera.

QUALCUNO HA AMATO LA DAVIS PERCHÈ...

1) Perché il dolce Jiro Sato, in preda alla depressione, ha preferito gettarsi nell'oceano e morire piuttosto che fare brutta figura con i suoi compagni.

2) Perché (mentre progettava l'invasione alla Polonia) Adolf Hitler telefonò a Gottfried Von Cramm, presunto omosessuale, per augurargli “buona fortuna” alla vigilia di un match decisivo (1937, contro Don Budge). Il “Barone” perse in cinque set e un paio d'anni dopo fu arrestato per reati di natura sessuale.

3) Perché Felicisimo Ampon, 150 cm di astuzia, non è soltanto il giocatore più piccolo che l'abbia mai giocata. È anche quello che ha partecipato al match in cui la squadra vincente ha lasciato meno game agli avversari (Filippine-Myanmar del 1955)

4) Perché Nicola Pietrangeli e Orlando Sirola ci regalarono il “Miracolo di Perth”, rimontando da 0-2 contro i fortissimi Stati Uniti. Succedesse oggi...

5) Perché Stan Smith vinse l'Insalatiera quasi da solo, nel 1972 a Bucarest, nonostante il campo degli avversari fosse mezzo metro più corto e più stretto. I giudici di linea rumeni erano stati educati così...

6) Perché indiani e australiani fecero una questione di principio del loro match del 1974. Per stabilire chi avrebbe vinto, giocarono la bellezza di 327 game.

7) Perché un giovane Bjorn Borg decise che l'avrebbe vinta, costi quel che costi. Nel 1975 ci riuscì praticamente da solo, trainando a mò di carriola un certo Ove Bengtson.

8) Perché una sera di dicembre, nel 1976, Guido Oddo ci diede una bellissima notizia.

9) Perché quella sera Adriano Panatta giocò “le volèe sotto gli occhi del boia Pinochet” indossando una maglietta rossa.

10) Perché Peter Szoke non era un “cameriere” come qualche buontempone volle farci credere, ma un top-50 ATP, nonché “dirigente dei servizi di ristorazione” all'aeroporto di Budapest. Ricordiamoci che era ancora in piedi il Muro...

11) Perché nel 1980 ce l'hanno rubata in Cecoslovacchia. Un furto talmente clamoroso che, da allora, l'ITF scelse i giudici internazionali al posto di quelli locali.

12) Perché John McEnroe l'amava così tanto da presentarsi anche a Wimbledon con l'iconica tuta del team americano, griffata Sergio Tacchini.

13) Perché le squadre a quattro giocatori creavano un dilemma per i capitani: portare due doppisti puri, oppure tre singolaristi e un doppista?

14) Perché Michael Westphal rimase in piedi quando il tappeto sintetico si sgretolò sotto i suoi piedi e vinse un match epico contro Tomas Smid. Purtroppo non fece altrettanto quando fu colpitò dalla piaga degli anni 80: l'AIDS.

15) Perché Hugo Chapacu ricordò a John McEnroe che il Paraguay non era una “Repubblica Tennistica delle Banane”. Batté Jimmy Arias rimontando da 1-5 al quinto, spedendo gli americani in B e guadagnandosi la stretta di mano del generale Stroessner.

16) Perché gli indiani arrivarono in finale nel 1987 senza un solo giocatore di livello assoluto, battendo in trasferta l'Australia del campione di Wimbledon, Pat Cash.

17) Perché Carl Uwe Steeb battè Mats Wilander, in finale, in trasferta, nell'anno in cui lo svedese perdeva soltanto contro Dio.

18) Perché un lunedì di febbraio del 1990, le scuole superiori italiane fecero registrare un anomalo numero di assenze. Migliaia di studenti rimasero a casa o fecero filone per emozionarsi con Paolo Canè e il turbo-rovescio che mise in ginocchio Wilander.

19) Perché Michael Chang, con un vistoso “buco” sulla coscia sinistra (dovuto ai crampi), rimontò due set di svantaggio a Horst Skoff nel match decisivo della semifinale contro l'Austria. Dentro il Prater di Vienna.

20) Perché Omar Camporese vinse i primi due set con Becker, ma quella volta a Dortmund (1991) gli rubacchiarono la partita. Neanche il cambio del giudice di sedia servì a contenere la rimonta di Bum Bum.

21) Perché Yannick Noah è andato da un Henri Leconte a pezzi, in sedia a rotelle, e gli ha iniettato una flebo di motivazioni. “Solo con te possiamo farcela”. Due mesi dopo, ci sarebbe stato il miracolo di Lione.

22) Perché a Maceiò faceva tanto caldo e i serpenti strisciavano sulla terra battuta, ma a fregarci furono i crampi di Pescosolido.

23) Perché era bello sentire il commento di Gian Piero Galeazzi, con Ivana Vaccari da bordocampo. Intervistava sempre Nargiso dopo il primo set del primo singolare.

24) Perché una domenica pomeriggio, a Madrid, abbiamo visto fare a Stefano Pescosolido cose che voi umani non potete immaginare. Peccato che durò soltanto due set.

25) Perché gli austriaci Muster e Schaller giocarono un duro spareggio in Uruguay, lo vinsero e poi volarono a Palermo vincendo bene i loro primi turni. Gli italiani, reduci dall'Ungheria, persero perché erano “stanchi”.

26) Perché Boris Eltsin pensò bene di entrare allo Stadio Olimpico di Mosca mentre il povero Alexander Volkov (RIP) si stava dannando l'anima per battere Edberg. Perse la concentrazione e bye bye Insalatiera.

27) Perché i russi allagarono il campo di notte, rendendolo una palude, per mettere in difficoltà i tedeschi. Missione compiuta: Andrei Chesnokov ringraziò, non prima di aver annullato 9 matchpoint a Stich.

28) Perché Pete Sampras, pur di non fare la fine di Stich, battè Chesnokov sullo stesso campo, salvo poi crollare a terra dopo il matchpoint, privo di sensi. Sarebbe morto pur di vincere quella partita.

29) Perché Adriano Panatta fece giocare i russi nel freddo polare del Foro Italico. I nostri in calzoncini, i russi con la tuta. Aveva ragione Panatta.

30) Perché Thomas Muster ha avuto il coraggio che gli italiani non ebbero a Maceiò: abbandonare una serie perché il pubblico lo insultava e gli sputava addosso. “Sono animali” disse, riferendosi si paulisti.

31) Perché, senza la Davis, oggi nessuno si ricorderebbe di Arnaud Boetsch (beato lui) e Nicklas Kulti (poveraccio)

32) Perché Panatta andò da un Camporese a pezzi e gli disse più o menò così: “Omar, tra 3 mesi giochiamo con la Spagna. Senza di te le buschiamo, sei la nostra unica speranza. Te la senti di rimetterti a lucido?”. Aveva ragione Panatta.

33) Perché lo Zimbabwe batté l'Australia, in trasferta, con due fratelli bianchissimi di nome “Black”, arrivati a Mildura dopo un viaggio di 22 ore. Gli unici due inviati al seguito, Philip Magkawa e Tichanoe Sibanda, vivono di rendita grazie alla fortuna di esserci stati, in quel giorno di febbraio.

34) Perché un giocatore italiano ci ha rimesso la spalla pur di provare a vincerla, peraltro avendo ottimi motivi per non giocarla. Tra un mesetto, quell'italiano sarà il capo dell'ATP.

35) Perché ci ha fatto capire quali erano i pensieri dei giovani svedesi, pronti a boicottare le partite della loro nazionale perchè, nell'ordine, non sopportavano le minoranze bianche in Rhodesia (1968), la violazione dei diritti umani in Cile (1975) e gli orrori del conflitto Israele-Palestina (2009).

36) Perché ci ha ricordato che è meglio non mettere troppe sedie a disposizione di spettatori ubriachi. Specie se ti trovi a Santiago e giocano Cile e Argentina.

37) Perché non sapremo mai cosa ha detto Andrei Youzhny, fratello di Mikhail, quando quest'ultimo aveva perso i primi due set del match decisivo nella finale 2002, a Parigi Bercy contro la Francia. Dopo essere stato catechizzato negli spogliatoi, il russo divenne ingiocabile.

38) Perché Corrado Barazzutti ha scelto la terra rossa per affrontare la Spagna di Nadal e Ferrero, a Torre del Greco, nel 2005.

39) Perché i tifosi argentini hanno fatto cori da stadio per consolare un José Acasuso in lacrime, al controllo bagagli, presso l'aeroporto moscovita di Sheremetyevo.

40) Perché San Marino ha fatto giocare un ragazzino di meno di 14 anni (Marco De Rossi) e un uomo di oltre 66 (Vittoria Pellandra). Beh, questo potrebbe farlo anche oggi. Anzi, no, l'età minima è stata portata a 14 anni compiuti.

41) Perché l'hanno giocata dappertutto: in uno stadio di baseball, di calcio, di rugby, e persino nell'hangar di un aeroporto.

42) Perché una città (Cordoba) aveva talmente voglia di ospitare una finale che iniziarono i lavori di ampliamento del palazzetto ancora prima dell'assegnazione. Ovviamente, fu scelta un'altra sede (Mar del Plata).

43) Perché un giocatore a pezzi, a fine carriera, ha preso per mano una nazione intera e l'ha portata nel Gruppo Mondiale. Per informazioni chiedere a Nicolas Lapentti e parlargli del 2009, di Porto Alegre, del Gigantinho.

44) Perché un giocatore era infortunato, ma si è ripreso a 48 ore dalla sfida e allora ha fatto tutto il mondo per arrivare in tempo e raccogliere due punti decisivi. Per informazioni chiedere a David Nalbandian e parlargli del 2010, di Stoccolma, della Kungliga Tennishallen.

45) Perché a volte è bello passare 7 ore di fila, di sabato pomeriggio, a guardare tennis anziché le vetrine dei centri commerciali. E non importa come si chiamano i protagonisti (anche se in questi casi i nomi erano mica male: Kafelnikov, Safin, Nalbandian e Arnold nel 2002, Berdych, Rosol, Wawrinka e Chiudinelli nel 2013).

46) Perché Roger Federer e Stan Wawrinka hanno fatto i capi ultrà di Marco Chiudinelli e Michael Lammer dentro un modesto palazzetto serbo, in un match che contava poco più di zero.

47) Perché 27.448 spettatori per vedere una partita di tennis (Francia-Svizzera 2014) sono cifre che manco gli Slam. Ma anche i 25.578 di Australia-Usa del 1954 non erano male, eh...

48) Perché di Joao Souza, tra un secolo, non si ricorderanno neanche i parenti stretti. Grazie a un singolare di quasi sette ore, lo ricorderemo tutti.

49) Perché le partite di cinque set si ricordano per sempre. Quelle di tre, insomma.

50) Perché l'abominio che hanno combinato ha reso poetica persino una vittoria di Marin Cilic nell'ultima edizione propriamente detta.

Il meraviglioso pezzo di Gaber terminava con un po' di retorica, tra “miserie quotidiane” e “gabbiani” che avevano perso la sola speranza del volo. Per fortuna, stiamo parlando solo di tennis. Ma chi ha vissuto questi 50 momenti, direttamente o per sentito dire, non può fare a meno notare il logo della Liga tra gli sponsor di bordocampo. Già, la Liga in cui milita Gerard Piqué. La Liga il cui calendario, nel weekend finale della Davis, fa giocare il suo Barcellona a Leganès, nell'hinterland di Madrid, a meno di 10 km dalla Caja Magica. Secondo Google Maps, ci vogliono 12 minuti d'auto. Il match si giocherà alle 13, in modo che dopo doccia e interviste il demiurgo delle Davis Cup Finals possa presenziare alla seconda semifinale (magari con la Spagna in campo) e possa essere in prima fila per la finale, la cui ospite d'onore sarà... Shakira. E pazienza se mercoledì 27 arriva il Borussia Dortmund al Camp Nou. Cosi è, se vi pare. Così hanno voluto.