Coppa Davis, prevendita (molto) fiacca: che atmosfera ci sarà?


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Coppa Davis, prevendita (molto) fiacca: che atmosfera ci sarà?

Al di là di qualsiasi considerazione sulle Davis Cup Finals, al via oggi presso la Caja Magica di Madrid, abbiamo a disposizione alcuni dati che autorizzano una prima riflessione. Qualche settimana fa, gli organizzatori avevano ammesso qualche difficoltà nella vendita dei biglietti per le sessioni mattutine, “Come peraltro avviene per qualsiasi torneo”.

Già questa frase, a modo suo, è simbolica. È l'implicita ammissione di come la nuova “Davis” sia assimilabile a un torneo qualsiasi. Ma quali sono, realmente, questi dati? Un attento osservatore di Twitter si è preso la briga di analizzare, partita per partita, la situazione reale dei biglietti venduti.

Il dato, aggiornato alle 21 di sabato, alimenta qualche preoccupazione per Gerard Piqué, Albert Costa e il gruppo Kosmos. Come è noto, il format (18 squadre spalmate su sei gironi) prevede diciotto incontri da lunedì a giovedì, spalmati sui tre campi principali dell'impianto madrileno.

Bene, alle 21 di sabato, c'era il tutto esaurito per i soli match dei padroni di casa, Spagna-Russia e Spagna-Croazia. Non era difficile immaginarlo, poiché le “Furie Rosse” giocano in casa e c'è l'annunciata presenza di Rafael Nadal.

E, guarda un po', gli unici incontri che avranno il vago sapore di un tradizionale match di Coppa Davis, ovvero con la formula casa-trasferta. Per il resto, non ci si avvicina neanche. Anzi, dei diciotto match in programma ce ne sono ben undici (sì, undici!) che a sabato sera non avevano venduto neanche il 50% dei biglietti disponibili.

Eccoli: Argentina-Cile, Serbia-Giappone, Francia-Serbia, Francia-Giappone, Stati Uniti-Canada, Stati Uniti-Italia, Germania-Cile, Belgio-Colombia, Kazakhstan-Olanda, Australia-Colombia, Belgio-Australia. A parte i match della Spagna, dunque, non c'è stata nessuna corsa al biglietto.

Persino la sessione inaugurale di oggi, con l'impegno dei campioni in carica della Croazia (anticipata da un concerto e dalla cerimonia di presentazione), ha ancora poco meno di 1.000 biglietti disponibili. Tra l'altro, il sito ufficiale dell'evento continua a segnalare la presenza di Marin Cilic (che ha ufficializzato il forfait già da qualche giorno).

Gli unici match che – stando ai numeri – dovrebbero avvicinarsi al sold out sono quelli della Gran Bretagna di Andy Murray. Il problema è che sono stati collocati presso lo “Stadium 3”, la cui capienza (1.712 posti) è irrisoria per un evento che nasce con moltissime ambizioni.

La tristezza nasce proprio da qui: degli undici incontri che abbiamo menzionato sopra, ce ne sono alcuni che con il vecchio format avrebbero fatto registrare un'atmosfera straordinaria. Pensate ad Argentina-Cile: senza scomodare i fatti del 2000 (“El dia de los sillazos”), i due Paesi sudamericani hanno una rivalità che va ben oltre lo sport: invece giocheranno a migliaia di chilometri di distanza, su un centrale (si pensa) semivuoto.

E vogliamo parlare di Francia-Serbia, con in campo Novak Djokovic? Si fosse giocato in Serbia, la presenza di Nole avrebbe garantito il sold out in qualsiasi città. Stessa storia in Francia: basti pensare ai numeri-record fatti registrare nelle ultime finali giocate in casa (ma anche nei match dei turni precedenti).

In Nord America c'è una cultura un po' differente, ma persino il pubblico americano e canadese avrebbe offerto uno scenario ben diverso rispetto al migliaio di persone che dovrebbero seguire USA-Canada nella giornata di martedì.

E vogliamo parlare dell'Australia? Abbiamo ancora negli occhi il maestoso sold out di Perth, per la finale di Fed Cup contro la Francia. I ragazzi di Lleyton Hewitt saranno costretti a giocare a 16.000 km da casa, sul terzo campo per importanza: a oggi, meno di 1.000 persone hanno acquistato il biglietto per i match contro Colombia e Belgio.

Per carità, magari ci sarà un assalto dell'ultim'ora al botteghino, e a breve avremo le prime risultanze visive. Per adesso, i numeri accendono una (grande) preoccupazione. Le “Davis Cup Finals” potrebbero uccidere uno dei tanti elementi che rendevano speciale la Coppa Davis “propriamente detta”: l'atmosfera.

Non era un torneo normale, era un evento che portava pubblico sin dalle prime ore del mattino, e ogni match sembrava come la “finale di un torneo” (basti leggere le dichiarazioni di qualsiasi giocatore che vi abbia preso parte).

A Madrid, tutto questo non ci sarà. Se qualcuno volesse andare alla Caja Magica nel weekend, c'è ancora ampia disponibilità per diversi match (dei quali, ovviamente, non si conoscono ancora le squadre in campo).

Se la finale è quasi “sold out” (e ci mancherebbe, considerando anche la capienza non straordinaria dello stadio intitolato a Manolo Santana), nella mattinata di domenica c'erano ancora un migliaio di tagliandi per il quarto di finale sullo Stadium 2 e, rispettivamente, 6.513, 6.645 e 3.048 per i tre quarti in programma sul Centrale.

La semifinale di sabato mattina offre ancora più di 2.000 biglietti, mentre potrebbe esserci il sold out per quella serale (in programma alle 18), che offre ancora 874 tagliandi. Insomma, non sono certo le cifre che il Gruppo Kosmos si aspettava quando hanno estirpato il vecchio format grazie al voto nella storica assemblea ITF di Orlando, il 16 agosto 2018.

Considerato che il business è stato il motore principale della riforma, e che la vendita dei biglietti è una voce abbastanza importante nel concetto stesso di business (e la è ancora di più in termini di immagine), l'evento non sembra partire con il piede giusto.

Di certo, tra gli spettatori della finale ci sarà anche Gerard Piqué, demiurgo dell'evento: la lega calcio spagnola ha infatti collocato sabato alle 13 l'impegno del suo Barcellona contro il Leganes: dopo la partita, dunque, potrà recarsi e Madrid e magari fare in tempo a seguire anche la semifinale di sabato.

Il giorno delle premiazione, poi, potrà fare gli onori di casa e magari consegnare le 217 once d'argento, messe a disposizione da Dwight Davis nel 1900, al capitano della squadra vincitrice. Questo è quanto. Questo è quello che hanno voluto.