Ecco come Federer dominerà il tennis... anche dopo il ritiro


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Ecco come Federer dominerà il tennis... anche dopo il ritiro

La campagna londinese di Roger Federer non è iniziata nel migliore dei modi. “Adesso sarà un torneo come un altro, non posso più permettermi di perdere una partita” ha detto dopo il 7-5 7-5 incassato contro Dominic Thiem.

Lo svizzero si è imposto sei volte nel torneo di fine anno, ma l'ultimo titolo risale al 2011. Nel 2021, quando l'evento si sposterà a Torino, avrà già compiuto 40 anni. Mai dire mai, però difficilmente sarà della partita.

Tuttavia, il nome di Federer rimarrà legato al tennis anche quando uscirà dalla classifica ATP. Non solo nella memoria di chi lo ama come giocatore, ma perché in questi anni ha costruito una sorta di impero che lo renderà protagonista anche fuori dal campo.

Il grimaldello per restare nel tennis è la sua società di gestione, la Team8, fondata nel 2013 insieme al suo storico manager Tony Godsick, il quale aveva appena lasciato il colosso IMG. I due imitarono Tiger Woods, che un paio d'anni prima aveva fatto lo stesso insieme al suo agente Mark Steinberg.

Nei primi anni di attività, Team8 si è limitata a gestire i tennisti, cercando nomi interessanti da inserire in scuderia. Il motore occulto, l'eminenza grigia del progetto è proprio Godsick: marito di Mary Joe Fernandez, nell'ambiente è conosciuto come un abile negoziatore, poco incline al compromesso.

Di sicuro possiede solidi e importanti agganci. A facilitargli il lavoro ci ha pensato Federer, che ha “corteggiato” personalmente i genitori dei giocatori. In certi casi, li ha invitati a cena fuori. Con alcuni colleghi, ha “concesso” loro più di una seduta di allenamento.

E chi non vorrebbe palleggiare con Roger Federer? Sembra che non sempre la strategia abbia pagato, poiché talvolta il “secondo fine” sembrava evidente. Ad ogni modo, Team8 ha raccolto le firme di Grigor Dimitrov e Juan Martin Del Potro.

Nomi importanti ma già affermati. Pensando al futuro, c'è stata un pizzico di delusione per i rifiuti dei due migliori Under 23 americani, Taylor Fritz e Frances Tiafoe. I due hanno scelto CAA (Creatice Artists Agency), che non si occupa soltanto di sport ma “abbraccia” anche personaggi dello spettacolo.

Secondo quanto ha scritto il Telegraph, Sembra che Team8 abbia fatto una serie altri tentativi andati a vuoto: Kyrgios, Osaka, Bouchard e Anisimova (che recentemente ha “blindato” il suo legame con Nike). Insomma, sembra che la società sia ancora in cerca della sua identità.

Tra l'altro, due persone che facevano parte del progetto iniziale (Andre Silva e Chris McCormack) lo hanno abbandonato piuttosto rapidamente. Nell'ambiente si vocifera che non tutti abbiano accolto positivamente la “discesa in campo” di Federer e, soprattutto, di Godsick.

Quest'ultimo non viene visto positivamente dai colleghi, è considerato qualcuno che agisce fuori dalle regole non scritte, quelle di un presunto galateo tennistico. È opportuno ricordare che nel tennis – a differenza del calcio – gli agenti possono tranquillamente contattare giocatori che sono già sotto contratto con qualcun altro.

Gli affari di Team8 sono cambiati in meglio nel 2017, con il varo della Laver Cup. Ideata da Godsick e fortemente voluta da Federer, ha trovato in Tennis Australia un alleato cruciale, disposto a dare un valido contributo organizzativo.

Al di là di ogni considerazione sul valore tecnico del prodotto, è innegabile che si tratta di un'idea riuscita in pieno, un successo straordinario, nonché la produzione più elegante del tennis.

Gli impianti sono pieni e il pubblico è divertito dalle insolite relazioni che si instaurano tra i giocatori. Tutto fa pensare che l'evento sopravviverà al ritiro di Federer, al punto che è stato programmato anche nel 2020 (si giocherà a Boston), quando il progetto iniziale non la prevedeva negli anni olimpici.

La Laver Cup ha avuto l'effetto di avvicinare ancora di più Federer ad alcuni giovani emergenti. Tra loro, Alexander Zverev. Quest'ultimo ha recentemente firmato con Team8 dopo aver rescisso l'accordo con l'ex manager Patricio Apey.

Non è stata una separazione indolore: si parla addirittura di un possibile risarcimento a otto (!) cifre. Le faccende extra-tennis non hanno giovato al rendimento di Zverev: nonostante si sia qualificato per il Masters, ha giocato una stagione al di sotto delle aspettative (anche se a Londra è partito con una bella vittoria su Nadal).

Un altro “colpo” di Team8 è stata la firma di Cori Gauff, siglata addirittura a fine 2017, quando aveva appena 13 anni. Con la sua nuova immagine, adesso Team8 è tornata a bussare con più decisione alle porte dei giocatori.

Più in generale, il 2019 è stato un anno cruciale per il ruolo di Federer fuori dal campo. Circa tre mesi fa ha rimesso piede nel player council ATP, da cui era uscito nel 2014. Molti l'hanno interpretata come una mossa per controbilanciare il potere dell'attuale presidente Novak Djokovic, il quale si era spinto in prima persona per rimuovere l'attuale presidente Chris Kermode (mossa che molti, Federer compreso, non hanno gradito).

Qualcuno sostiene che ogni gesto di Federer sia figlio di uno stratagemma: sono interpretazioni, ma è un dato di fatto che spenda la sua immagine per la Laver Cup e abbia rinunciato alle altre gare a squadre: non soltanto la Davis (era prevedibile), ma anche la neonata ATP Cup.

Inizialmente avrebbe dovuto esserci, poi con un generico comunicato ha informato che non ci sarà (costringendo gli organizzatori a togliere la Svizzera dal roster). Si fosse presentato tra Brisbane, Perth e Sydney avrebbe incassato un cospicuo assegno, ma forse vede la competizione come possibile rivale della Laver Cup e potrebbe aver ragionato sul lungo termine.

Come è noto, nella settimana delle Davis Cup Finals giocherà cinque esizioni in Sud America: lo vedremo a Santiago, Buenos Aires, Bogotà, Città del Messico e Quito. A parte la tappa argentina (in cui sfiderà Juan Martin Del Potro), il suo partner negli altri eventi sarà...

Alexander Zverev. Tutto torna. È più sorprendente che non vada all'ATP Cup, visto il suo legame con Tennis Australia. A Londra gli hanno chiesto se la decisione di non giocare l'ATP Cup non fosse un tantino incoerente, visto che a fine anno giocherà anche alcune esibizioni ad Hangzhou, in Cina.

Come gli accade spesso, ha risposto a lungo: “Quando bisognava iscriversi all'ATP Cup era appena terminato Wimbledon. La trasferta in Sud America era già programmata ed era una priorità. Poi è emerso che Stan Wawrinka non avrebbe giocato e che la mia famiglia non mi avrebbe seguito a Sydney.

A quel punto ho preferito dare la priorità all'Australian Open. Considerando che avrò anche una partita con Nadal il Sud Africa il 7 febbraio, che abbiamo cercato di organizzare negli ultimi 2-3 anni, avrei dovuto rinunciare a qualcosa.

Quel “qualcosa” è stata la ATP Cup. Mi avrebbe fatto piacere giocare, ma non aveva quel livello assoluto di importanza... non penso che il mio comportamento sia stato contradditorio”. Quando è uscita la notizia del forfait di Federer, il presidente di Tennis Australia ha risposto con mderazione: “Come sempre, sta dimostrando di essere un grande papà”.

Persona abile e intelligente, anche astuta, Craig Tiley conosce la prima regola del tennis: Federer ha sempre ragione. Meglio evitare di dargli contro. Nella giungla delle norme non scritte del nostro sport, Federer ha trovato la chiave per essere il numero 1 (o il più bravo, chissà) anche fuori dal campo.