30 anni dopo, c'è un muro che non è ancora caduto: il tennis


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30 anni dopo, c'è un muro che non è ancora caduto: il tennis

Germania, metà anni 80: nella Repubblica Federale Tedesca si registra il boom del tennis. I successi di Boris Becker e Steffi Graf crearono una vera e propria febbre, intensificata qualche anno dopo con l'arrivo di Michael Stich.

Il tennis, spesso etichettato come sport elitario, divenne molto popolare. Ci fu un proliferare di circoli, campi, popolarità e praticanti. Ma il fenomeno si limitò alla Germania Ovest. Nella DDR, al di là del Muro di Berlino, nemmeno i successi di Boris e Steffi servirono.

Il tennis non era stato inserito nel programma nazionale, il cui obiettivo era raccogliere più medaglie olimpiche possibili. Nel 1969 si decise che lo Stato si sarebbe occupato della promozione sportiva. L'ente preposto si chiamava DTSB (Deutscher Turn und Sportbund) e versò importanti contributi a favore di nuoto, pattinaggio artistico e atletica.

Talvolta superarono il limite del lecito, mancando di rispetto allo sport e alla stessa salute degli atleti. In quegli anni, il tennis non faceva parte del programma del programma olimpico e fu declassato come semplice sport “ricreativo”.

Anche diversi sport di squadra non ottennero sostegno. Motivo? Si sarebbero spese grosse cifre per una sola medaglia. In sintesi, i gerarchi della DDR ritennero negativo il rapporto costi-benefici, preferendo gli sport individuali.

In certe discipline, un singolo atleta poteva raccogliere più medaglie. Soltanto il calcio sfuggì alla regola: tra l'altro, la DDR vinse l'unico scontro diretto contro la BRD (Bundesrepublik Deutschland, come era definita la Repubblica Federale Tedesca) al mondiale del 1974, con lo storico gol di Jurgen Sparwasser.

Il tennis non poteva contare su coach di livello, ma soltanto su istruttori non pagati. Era difficile realizzare i campi: si narra che gli appassionati dovessero macinare vecchi mattoni nei cortili per avere la materia prima necessaria per un campo in terra battuta.

L'unico giocatore di un certo livello fu Thomas Emmrich: da junior era fortissimo, con tanto di vittorie su Lendl e Borg, ma poi gli impedirono di avere una carriera normale e viaggiare all'estero. Nemmeno un colloquio con il potente Erich Mielke, Ministro della Sicurezza, gli consentì di diventare un tennista.

Certo, poteva scappare, ma temeva ritorsioni per la famiglia e poi – insomma – non tutti avevano il carattere di Martina Navratilova (tra l'altro, Emmrich e la stessa Martina ebbero una breve relazione prima che lei scoprisse la sua vera identità sessuale).

Soltanto i calciatori godevano di qualche privilegio: si potevano allenare quotidianamente e non avevano grossi impegni di lavoro, oltre ad essere pagati adeguatamente. Non è un caso che, dopo l'unificazione delle Germanie, avvenuta dopo la caduta del Muro di Berlino, emergessero calciatori importanti come Matthias Sammer (addirittura Pallone d'Oro nel 1996) e Thomas Doll.

Nel tennis non è andata così. Oggi è un giorno di festa per tutta la Germania: si celebrano i 30 anni dalla caduta del muro, quel 9 novembre 1989 in cui migliaia di giovani presero a picconate 28 anni di storia per riconquistare diritti e libertà.

30 anni sono un periodo sufficiente per creare un movimento che non si è mai sviluppato. Ancora oggi, il tennis è uno sport di nicchia nella vecchia DDR. Secondo lo studioso Ulrich Reinhardt, docente universitario, diverse ragioni spiegano un fenomeno inquietante.

L'emittente televisiva NDR ha pubblicato un grafico in cui si mostrano i praticanti nelle varie zone di Germania, ogni 100.000 abitanti. La differenza tra Est ed Ovest è impressionante. In diverse zone dell'est non si arriva a dieci.

Secondo Reinhardt influisce il fattore sociale: spesso i ragazzi iniziano a praticare gli stessi sport dei genitori. E se mamma e papà sono cresciuti prima della caduta del muro, è difficile che li indirizzino verso il tennis.

Da quelle parti ci sono meno campi, meno circoli, quindi la legge di domanda e offerta si è stabilizzata su cifre decisamente inferiori. A suo dire, c'è anche la questione economica. Nonostante l'unificazione, c'è ancora una certa differenza nel reddito pro-capite tra una zona e l'altra del Paese.

E il tennis, si sa, non è certo tra gli sport più economici. In realtà, non tutti la pensano così. Rolf-Christian Vick è una sorta di memoria storica del tennis DDR, con 70 anni di attività alle spalle.

A suo dire, il tennis non era visto come sport elitario. “I costi per accedere ai club erano molto bassi. L'adesione a un club come strumento di reputazione sociale era un fenomeno prevalentemente occidentale. L'equazione tennis = ricchezza si è diffusa dopo la caduta del muro, quando i circoli dell'est si affollarono di soci provenienti dall'ovest, i quali – tuttavia – hanno rapidamente ripiegato sul golf”.

In realtà, il grafico sul reddito pro-capite dei tedeschi sembra smentire questa tesi e dare ragione a Reinhardt: sembra la fotocopia di quello sui praticanti. Qualunque sia il motivo, il tennis continua a non sfondare nella ex DDR.

Per questo, il ritorno del torneo WTA di Berlino potrebbe essere una boccata d'ossigeno. In fondo, la DTB (la federtennis tedesca) è una delle più ricche al mondo e avrebbe tutto l'interesse a diffondere il tennis su tutto il territorio.

E non è vero che manchi la passione: ok, l'unico giocatore di livello uscito dopo la caduta del muro è stato il doppista Martin Emmrich (figlio di Thomas ed ex marito di Michaella Krajicek), ma l'interesse è forte.

Intanto nel 1990, subito dopo l'unificazione, nacque il torneo WTA di Lipsia. Fu come stappare una bottiglia che non trovava il suo apribottiglie. E poi ci sono le parole di Steffi Graf: nei suoi anni d'oro, la sua casa di Bruhl era tempestata di lettere di appassionati.

Bene, un terzo provenivano dalla DDR e alcune erano toccanti. C'erano ragazzine, aspiranti tenniste, che le chiedevano aiuto e sognavano di vederla giocare dal vivo, almeno una volta. Steffi ricambiò quell'affetto partecipando al torneo di Lipsia, vincendolo e donando l'intero prize money (45.000 dollari) a progetti di sviluppo per il tennis nella ex DDR.

Neanche il suo interessamento, tuttavia, è servito. Se sono passati 30 anni e la situazione non è cambiata, beh, forse è giunto il momento delle riflessioni. Chissà se l'erba del nuovo torneo di Berlino non possa essere la risposta (e la soluzione) a questo strano fenomeno. 30 anni di oblio possono bastare.