Donati è di nuovo in pista: “Ci vediamo a gennaio”. Ma occhio al gomito...


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Donati è di nuovo in pista: “Ci vediamo a gennaio”. Ma occhio al gomito...

“Manutenzione in corso”. È la scritta che compare, simbolica, sul sito ufficiale di Matteo Donati, ex promessa del tennis azzurro, costretto a chiudersi in officina per un delicato problema al gomito, sfociato in un intervento chirurgico.

L'operazione si è svolta a Roma a inizio luglio e oggi Matteo sta bene, sta rifinendo la preparazione (anzi, la "manutenzione) in vista di un 2020 che dovrebbe essere – si spera – la stagione del rilancio.

Da appassionati, c'è un mix tra il desiderio di rivederlo in campo e un pizzico di preoccupazione. Già, perché “Donats” ha già avuto parecchi problemi fisici (soprattutto alla schiena), ma il gomito è una parte del corpo delicatissima, cruciale per un tennista.

Matteo è autorizzat(issim)o agli scongiuri, ma c'è il ricordo di Omar Camporese: costretto a fermarsi per uno stop al gomito, a suo dire “il peggior infortunio possibile per un tennista” saltò buona parte del 1993 e da allora la sua carriera non è più stata la stessa, salvo qualche exploit.

Sono passati 26 anni e la medicina ha fatto passi da gigante: ergo, c'è da sperare che possa rientrare al 100% e finalmente raggiungere gli obiettivi che si era prefissato anni fa. Il suo ultimo match risale alle qualificazioni del Roland Garros, quando si è ritirato contro Uladzimir Ignatik .Aveva parlato per l'ultima volta a fine giugno, informando che da lì a poco si sarebbe operato.

Nel suo messaggio c'era un pizzico di amarezza: non l'ha scritto apertamente, ma era chiaro che avrebbe evitato volentieri l'intervento. Quattro mesi dopo, è tornato a parlare e lo ha fatto in una breve intervista con il bravo Francesco Gastaldi per l'edizione alessandrina de “La Stampa”.

Sempre legato alla sua città, ha spiegato di essere nel pieno del recupero e di avere davanti a sé due mesi di allenamento per presentarsi al top in avvio di stagione. La notizia c'è: tornerà a giocare a gennaio, nel circuito Challenger.

Per farlo potrà usufruire della classifica protetta, chance concessa a tutti i giocatori che rimangono fermi per almeno sei mesi. In sintesi, per i primi nove mesi di attività, Matteo potrà iscriversi a un massimo di nove tornei utilizzando una classifica migliore rispetto a quella attuale (n.776 ATP: da brividi).

Non faranno parte dei nove tornei quelli in cui gli concederanno una wild card o si iscriverà con la classifica del momento. Ok, ma quale sarà il “Protected Ranking”? Erroneamente, molti pensano che sia la classifica che aveva al momento dello stop.

Sbagliato: si tratta di una media della classifica avuta nei primi tre mesi dopo l'infortunio. Al Roland Garros era n.236 ATP, tre mesi dopo era n.468. In sintesi, gli sarà concesso un ranking intorno al numero 350.

Per fortuna, l'Italia organizza parecchi ATP Challenger e c'è da credere che Donati riceverà un buon numero di wild card. D'altra parte si tratta di un giocatore che piace, gioca bene, porta pubblico.

Se è vero che non vince un torneo da più di cinque anni, ha raccolto ben quattro finali nel circuito Challenger, l'ultima un anno e mezzo fa a Caltanissetta. È giusto fare i conti con la classifica, ma non deve essere un'ossessione.

Se ritroverà la forma ideale, ha già dimostrato un certo valore. Il fatto è che Matteo è convinto di valere di più. Sono trascorsi appena quattro anni dall'exploit al Foro Italico, quando batté Santiago Giraldo (allora al top) sul Centrale, prima di cedere a Tomas Berdych.

Due mesi dopo sarebbe salito al n.159 ATP, ma nelle tre stagioni successive non è mai arrivato l'atteso salto di qualità. Un po' per i problemi alla schiena (si è fermato tre volte e ha saltato complessivamente dieci mesi), un po' perché qualcuno lo ritiene un po' troppo leggero, e poi...

chissà. Certe risposte, forse, non le conosce nemmeno lui. L'ultima volta che gli abbiamo parlato, alla vigilia della stagione 2018, disse di puntare deciso ai top-100 ATP. La stagione fu discreta e nulla più, ma davanti a sé ci sono esempi importanti.

Paolo Lorenzi, ma anche Thomas Fabbiano, hanno raccolto il meglio in età avanzata. Donati compirà 25 anni a febbraio e vanta già una bella esperienza. Da junior prometteva bene, ha giocato sui campi più importanti, vanta anche una convocazione come sparring in Coppa Davis.

In tempi recenti – ma molto diversi da quelli di oggi – si era preso una piccola sbornia di popolarità, rendendosi conto di cosa significa avere i riflettori puntati addosso. Esperienze che gli torneranno utili, a patto che 'sto maledetto gomito lo lasci in pace.

Le frasi dette a Gastaldi alimentano un briciolo di preoccupazione, giacché è stato costretto a cambiare movimento al servizio. “L'unica variazione necessaria è proprio quella relativa alla battuta – ha detto – non a caso ci stiamo prendendo tempo per modificarla al meglio: questo per evitare ulteriori stress al gomito”.

Cambiare un gesto tecnico a quasi 25 anni non è uno scherzo, ma bisogna fare di necessità virtù. La buona notizia è che al suo fianco c'è un coach di esperienza, qualità e particolare valore umano come Massimo Puci.

Non ci sono dubbi che sapranno trovare la soluzione ideale, mentre per il resto non c'è da preoccuparsi, a partire dall'occhio che deve ritrovare l'abitudine a concentrarsi sulla palla. Certe sensazioni si ritrovano solo sul campo, con le partite.

Tornando al gomito, dovrà ascoltare con attenzione i segnali del suo corpo: in passato gli è già capitato di mettersi troppa fretta: “Anziché aspettare un giorno in più, per il desiderio di tornare, ne ho sempre aspettato uno in meno e il problema si è sempre ripresentato”.

Commettere lo stesso errore sarebbe grave: siamo certi che non accadrà, anche a costo di aspettare (eventualmente!) qualche settimana in più. Sul resto, è giusto essere ottimisti. Motivo? Soltanto due anni fa, al ricco Challenger di Brest, ha giocato alla pari contro un certo Daniil Medvedev.

Proprio lui, recente finalista allo Us Open e “quarto incomodo” alle ATP Finals. Quando gli chiedemmo di quella partita, Matteo rispose deciso: “Non mi sono sentito per nulla distante. Anzi, ho lasciato il campo con un pizzico di rammarico: dopo aver vinto il secondo set c'è stato un game che ha fatto girare la partita.

Insomma, potevo vincere”. Chissà cosa gli passerà per la testa nei prossimi giorni, quando lo vedrà al Masters a due anni esatti da quella partita. Forse un po' di rabbia, ma anche una bella scarica di motivazione. In bocca al lupo, Matteo. Lo meriti.