Dall'ombra di Steffi al fallimento: la vita da film di Claudia Kohde-Kilsch


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Dall'ombra di Steffi al fallimento: la vita da film di Claudia Kohde-Kilsch

Non sappiamo se questa storia abbia una morale. Di sicuro, merita di essere raccontata. È la storia di un'ex ragazza, capace di diventare numero 4 del mondo, rimasta sul lastrico perché qualcuno ha giocato con i suoi guadagni.

È la storia di Claudia Kohde-Kilsch, numero 2 tedesca nei primi anni del dominio di Steffi Graf. In doppio, conquistarono la medaglia di bronzo a Seul 1988. In tanti anni di carriera, la Kohde-Kilsch aveva guadagnato circa 4 milioni dei fu marchi tedeschi.

Ne le era rimasto nulla. Nel 2011 si è trovata nell'umiliante situazione di dichiarare fallimento. Ha avuto la forza di risollervarsi, prima facendo l'agente immobiliare, mentre oggi è consigliere del consiglio comunale di Saarbrucken, città di medie dimensioni nell'estremo ovest tedesco, a due passi dalla Francia.

È una donna di 55 anni, abbastanza serena, ha ritrovato l'amore dopo la morte del primo marito e non ha molto da chiedere al futuro. Ma il passato la tormenta, a partire dalla decisione di affidare la sua vita al patrigno.

Figlia di Hermann Kohde, quando aveva cinque anni la madre intraprese una relazione con l'avvocato Jurgen Kilsch. Tra i due scoppiò un idillio, al punto che Claudia lottò per aggiungere il suo cognome nonostante l'opposizione del padre naturale (poi scomparso una ventina d'anni fa per un cancro ai polmoni).

Per quello, dovette aspettare il compimento dei 18 anni per diventare Kohde-Kilsch. Prima dell'irruzione della Graf era lei la numero 1 di Germania. Forte di quattro semifinali Slam (tre in Australia e una a Parigi), nel 1985 salì addirittura al numero 4 del mondo.

È stata fortissima in doppio, vincendo due Slam con Helena Sukova: entrambe altissime, erano soprannominate “Le Torri Gemelle”. Si imposero in 14 tornei, tra cui Us Open 1985 e Wimbledon 1987. Magari non si guadagnava come adesso, ma a certi livelli si mettevano in tasca cifre importanti.

Nel momento in cui ha smesso di giocare, a metà anni 90, Claudia si rese conto che non le era rimasto nulla. Zero assoluto. “Da ragazzina non ti rendi conto di queste cose, non giochi per soldi. Nel 1981 ho battuto la Navratilova, giocavo a tennis per quello e non avevo nessuna relazione col denaro – racconta la Kohde-Kilsch – ho iniziato a capire qualcosa a inizio anni 90, quando iniziai a pensare al ritiro.

Il mio patrigno mi disse che se mi fossi fermata, al compimento dei 40 anni non avrei avuto più soldi”. Il momento peggiore arrivò qualche tempo dopo. In un raro momento di vanità femminile (per vent'anni, Kilsch era stato l'unico uomo della sua vita: aveva tenuto a distanza qualsiasi potenziale corteggiatore), comprò un tailleur griffato Dolce & Gabbana, del costo di 900 marchi.

Una settimana dopo la chiamarono e le dissero che la transizione non era stata effettuata. La sua carta di credito non aveva liquidità. “Mio padre risolse quella storia specifica, ma poi si scoprì che aveva perso 200.000 marchi e aveva aperto conti a Lussemburgo e Monte Carlo”.

Il rapporto tra i due si è incrinato nel 1995, quando lei manifestò il desiderio di staccarsi e vivere per conto suo. “Urlò, disse che ero pazza. Allora ho avuto paura e siamo andati avanti così fino al 1999, quando il mio ex marito mi mise nelle mani di un avvocato.

In quel momento sono andata via e ho cancellato ogni suo potere. Lui impazzì, disse che sarei stata la prima donna a cui avrebbe messo le mani addosso”. Per quelle parole, la Kohde-Kilsch ha rischiato un aborto spontaneo.

Il ginecologo fu costretto a inviare un fax al patrigno, invitandolo a stare lontano da lei fino alla nascita del figlio. La faccenda divenne di dominio pubblico nel 2000 e ci fu un infinito processo. Il padre chiese di intascare la metà dei soldi della figliastra, una sorta di vitalizio, perché aveva lasciato il lavoro in modo da seguire la figlia adottiva in giro per il mondo.

“Per fortuna il giudice riconobbe che la sua era una logica astrusa, ma fu durissima perché prima di ogni seduta stavo male, ho anche vomitato”. Jurgen Kilsch non ha mollato, ha portato la vicenda fino all'ultimo grado di giudizio, poi è scomparso nel 2004, costringendo la Kohde-Kilsch a pagare le spese legali per la sua morte.

Ma cosa aveva fatto con i soldi guadagnati da Claudia? “Di tutto: comprava gioielli per mia madre, una casa a Marbella, le vacanze in montagna, le spese per mia sorella, il suo studio, una macchina, la sua vita in America...

eppure, nonostante tutto, gli sono ancora un po' grata”. Affermazione che suona incredibile, anche se – in effetti – fu la tenacia di Herr Kilsch a convincere Claudia a giocare a tennis e a conquistare una certa popolarità.

In fondo, nel 1985, era stata addirittura il “personaggio sportivo dell'anno” in Germania. Poi è arrivata la Graf a oscurarla. Le due hanno avuto un rapporto amichevole all'inizio, poi rovinatosi a causa di Peter Graf, papà di Steffi.

Se il patrigno di Claudia aveva ingannato lei, il padre della Graf aveva frodato il fisco. Faccende che potrebbero unire, invece... “Una volta io e Helena Sukova abbiamo battuto Graf-Sabatini al Masters. Suo padre si arrabbiò e disse che avevamo avuto soltanto fortuna.

Allora il mio patrigno lo ha preso per il collo e lo ha attaccato contro il muro, intimandolo a stare zitto. Alla scena assistettero Chris Evert e Pam Shriver: applaudirono”. Eppure, un paio d'anni dopo, le due fecero coppia al torneo di doppio alle Olimpiadi di Seul.

Persero in semifinale e, a distanza di anni, la Kohde-Kilsch è convinta che la Graf non abbia dato il massimo. “Non lo posso provare, di sicuro suo padre disse: 'Davvero pensi di meritare una medaglia d'oro?'

Secondo me è anche andato da Adidas, ricattandoli: se avessero continuato a sponsorizzarmi, avrebbero perso la Graf. I fatti dicono che hanno chiuso il rapporto con me e negli ultimi anni di carriera sono rimasta senza sponsor tecnico.

È capitato che la Navratilova mi regalasse del materiale”. Graf e Kohde-Kilsch non si vedono da vent'anni. L'ultimo incontro risale a fine anni 90, quando entrambe giocavano la Bundesliga: Claudia per Saarlouis, Steffi per Ludwigshafen.

“L'ho vista nella club house, l'ho salutata, pensavo di fare un po' di conversazione, invece si è limitata a spostare i capelli e mormorare qualcosa. Ma lei era così”. Una volta liberatasi dal padre, e uscita dal mondo del tennis, la Kohde-Kilsch ha provato a cambiare vita con l'aiuto del primo marito, il cantante pop Chris Bennett.

Ha frequentato una scuola di giornalismo, poi si è dedicata alla produzione musicale. C'era il suo zampino nell'inno della squadra tedesca alle Olimpiadi di Atene 2004. “Però l'industria musicale è un mondo difficile, non abbiamo avuto successo e nel 2009 abbiamo chiuso lo studio.

Nel 2010 c'è stato il divorzio e da lì ho ricominciato da zero. Ma veramente da zero”. Forte dell'amore del figlio, non si è lasciata andare e ha trovato un modo per risollevarsi. E ha trovato l'uomo della sua vita: Sven Kielmann, sei anni più giovane di lui.

Lo conosceva da tempo, lui è il fratello della famosa pattinatrice Marina Kielmann. “Quando mi hanno chiesto di partecipare al reality 'Stars on Ice' gli ho scritto su Facebook, chiedendogli se poteva darmi qualche consiglio su come pattinare.

Ci siamo trovati ed è iniziato tutto”. Proprio Facebook le consente di restare in contatto con alcune vecchie colleghe: la sua storica compagna Helena Sukova (“Anche se mi scrive sempre in ceco”), ma anche Navratilova e Shriver.

Oggi insegna tennis, è coach della DTB e di recente ha cambiato fazione politica, passando al partito socialdemocratico. La notizia più bella è che il peggio è passato. Claudia non deve più lottare con la sua storia, ma la può raccontare con serenità.