Davis, vince ancora la paura: Pakistan-India in campo neutro. Però...


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Davis, vince ancora la paura: Pakistan-India in campo neutro. Però...

Niente da fare. Anche stavolta, la politica ha avuto la meglio sul tennis. Il match di Coppa Davis tra Pakistan e India, già rinviato, non si giocherà a Islamabad come inizialmente previsto. Un breve comunicato diffuso dall'ITF informa che si giocherà in campo neutro.

“Seguendo le indicazioni dei nostri consiglieri indipendenti sulla sicurezza, il comitato di Coppa Davis ha stabilito che l'incontro del 29-30 novembre si dovrà giocare in campo neutro. La nostra priorità è la sicurezza di atleti, ufficiali di gara e spettatori: la decisione è stata presa su queste basi”.

La federtennis pakistana ha cinque giorni lavorativi per individuare una nuova sede e proporla all'ITF. La scelta sarà poi valutata ed eventualmente approvata. La decisione potrebbe sorprendere, perché lo scorso luglio erano stati inviati un paio di emissari per verificare le condizioni di sicurezza del Paese.

Tra loro Richard Simon Gallagher, ex ufficiale dell'esercito britannico oggi in forza alla “Control Risk”, il quale era rimasto impressionato dalle misure di sicurezza approntate in tutto il Pakistan, soprattutto a Islamabad.

Già che c'era, aveva fatto i complimenti per la cura dei campi in erba. Nonostante i due Paesi vivano tensioni politiche da oltre 70 anni, la fumata bianca sembrava imminente. E invece no: il disco rosso nasce dalle recenti tensioni politiche sulla regione contesa del Kashmir.

Lo scorso agosto, il parlamento indiano ha deciso di revocare lo “status speciale” alla regione, tutelato dall'articolo 370 della Costituzione. In sintesi, il Kashmir è a maggioranza musulmana (oltre ad essere conteso dal Pakistan), mentre il resto del paese è induista.

Per questo, gli erano state garantite ampie libertà dopo che negli anni 50 (al termine della dominazione britannica) aveva scelto di rinunciare all'indipendenza e aveva preferito l'India al Pakistan. La recente decisione ha alimentato tensioni, proteste e l'invio di migliaia di soldati nella zona. In questo momento è in atto un blackout di internet che ha messo in ginocchio la popolazione.

Molti hanno scoperto cosa stesse succedendo soltanto dopo aver percorso 10 km a piedi per comprare un giornale. Reazioni opposte dalle due federazioni: l'AITA (All Indian Tennis Association) ha accolto favorevolmente la decisione, mentre i pakistani l'hanno definita “discriminatoria” e “ingiusta”.

Il match avrebbe dovuto giocarsi a metà settembre, nello slot di calendario dedicato a tutti gli spareggi, ma è stato rinviato dopo le azioni del governo di New Dehli. Parlando con Al Jazeera, il segretario generale della federtennis indiana Hironmoy Chatterjee ha detto: “Visto che l'atmosfera politica tra i due Paesi non è favorevole, abbiamo fatto diverse richieste all'ITF per cambiare la sede.

Dopo aver valutato la situazione, il comitato ha preso la decisione giusta in modo che si possa giocare in un'atmosfera amichevole per entrambe le squadre”. Tuttavia, non è detto che la telenovela sia finita qui: Salim Saifullah, presidente della federtennis pakistana, ha fatto sapere che si appellerà alla decisione.

“L'ITF è diventata ostaggio della politica – ha detto – è stata una decisione esclusivamente politica, non va bene. Abbiamo la possibilità di fare ricorso e daremo loro ottime ragioni per non spostare il match da Islamabad”.

Sono trascorsi 55 anni dall'ultima visita dell'India in Pakistan: nel 1964, a Lahore, vinsero gli ospiti per 4-0. Vittoria indiana anche nell'ultimo scontro diretto, giocato nel 2006 a Mumbai. In quell'occasione fu più dura: la spuntarono per 3-2.

Saifullah non ha tutti i torti quando dice che la faccenda è soprattutto politica, ma c'è anche un'appendice sportiva: si dovesse giocare in Pakistan, è probabile che arriverebbe un team indiano depotenziato, dunque con maggiori chance di vittoria per i padroni di casa.

La sfida vale il lasciapassare per il turno di qualificazione del marzo 2020, che metterà in palio vari posti per le Davis Cup Finals. Il Pakistan non ha ospitato incontri di Coppa Davis per 12 anni, con un vero e proprio embargo stabilito nel 2009, quando a Lahore ci fu un attacco terroristico alla nazionale di cricket dello Sri Lanka.

Dopo infinite richieste, polemiche e attese, nel 2017 il territorio pakistano è tornato nella geografia della Davis: da allora hanno ospitato quattro incontri, senza problemi. Come detto, lo scorso luglio l'ITF si era detta soddisfatta delle disposizioni di sicurezza messe in atto.

È però innegabile che le condizioni politiche siano cambiate. Aisam-Ul-Haq Qureshi, miglior tennista pakistano, sempre in prima linea per la pace (anni fa aveva fatto coppia con l'indiano Rohan Bopanna e i due avevano lanciato apprezzabili appelli umanitari, componendo una sorta di “doppio della pace”), è molto deluso: “Sono scioccato e affranto per questa decisione.

C'è davvero troppa discriminazione contro il Pakistan. Ancora una volta, siamo stati penalizzati per colpe che non abbiamo. Se la decisione dovesse essere confermata, sarà un duro colpo per la reputazione del Pakistan.

Questa partita sarebbe una bella occasione per dimostrare quanto siamo ospitali, premurosi e amichevoli”. In effetti, il match in campo neutro potrebbe dare una grossa mano agli indiani, non tanto per l'ambiente, ma perchè alcuni dei migliori giocatori (e l'ormai ex capitano Mahesh Bhupathi) avevano manifestato la volontà di non recarsi in Pakistan in assenza delle dovute garanzie di sicurezza.

Detto che Prajnesh Gunneswaran si sposerà proprio il 29 novembre, se davvero si dovesse giocare in campo neutro le scelte sarebbero più facili per il neocapitano Rohit Rajpal, che peraltro potrebbe contare sulla disponibilità del 46enne Leander Paes.

Quest'ultimo, tra l'altro, sembra in pole position per il ruolo di capitano quando avrà smesso definitivamente con il tennis giocato.