Violenze e soprusi in Cile: a rischio la rinascita dell'ATP di Santiago


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Violenze e soprusi in Cile: a rischio la rinascita dell'ATP di Santiago

Qualcuno sostiene che, viste le premesse, la pace sociale in Cile sia durata anche troppo. Dopo 30 anni di relativa calma, da qualche settimana il Paese sudamericano è piombato in una crisi sociale fatta di proteste, manifestazioni e una forte repressione delle forze dell'ordine.

Tutto è nato con l'aumento del costo della vita, dalle bollette fino ai costi dei mezzi pubblici. Proprio l'aumento di 30 pesos del prezzo della metropolitana (da 800 a 830, l'equivalente di 1,04 euro) ha fatto scattare una protesta studentesca, miccia che ha innescato una violenza foriera di arresti, incidenti e anche qualche morto.

Quanto successo, ahinoi, è sotto gli occhi di tutti. Hanno impressionato alcune immagini dei poliziotti, diffuse da una telecamera a circuito chiuso, in cui li si vede chiaramente il saccheggio di un negozio. In un contesto del genere, il tennis passa in secondo piano.

Appena 20 giorni fa, tuttavia, il tennis cileno festeggiava la rinascita del torneo ATP di Santiago. Orfano del circuito maggiore sin dal 2014, il Paese aveva trovato la combinazione giusta per ritrovare un grande evento a sei anni dall'ultima edizione di Vina del Mar (peraltro vinta da Fabio Fognini).

Si tratta(va) di una sinergia tra pubblico e privato, ma adesso il progetto è a forte rischio. La crisi sociale del Paese ha costretto il presidente Sebastian Pinera (dopo aver revocato lo stato di emergenza nazionale) a chiedere le dimissioni di tutti i ministri, compreso quello dello sport.

Il Ministero era guidato dall'energica Pauline Kantor, tra le figure più importanti del progetto “ATP”. Il suo posto è stato preso da Cecilia Perez, le cui priorità sono, inevitabilmente, diverse.

Nelle dichiarazioni rilasciate qualche giorno fa ha seminato dubbi sulla fattibilità del progetto, rivelando alcuni dettagli che mettono i brividi agli appassionati. “L'accordo per il torneo ATP è soltanto verbale – ha detto – non c'è nulla di firmato, soltanto un'intesa di massima.

Per questo voglio studiarla con attenzione: dopo quello che è successo, è possibile che il Governo possa destinare risorse importanti alla ricostruzione in diverse regioni del Paese”. Anche lo sport potrebbe essere interessato dai provvedimenti: in particolare, la priorità riguarda gli sportivi di alto livello (e i fondi a loro destinati) e la prosecuzione del progetto “Elige Vivir Sano”, politica lanciata nel 2011 che punta a diffondere uno stile di vita il più sano possibile, avvicinando migliaia di persone allo sport.

Per ora non c'è nulla di ufficiale, ma le parole della Perez pesano. Non è chiaro se la “mancata firma” riguardi gli accordi tra l'ATP e gli organizzatori cileni, oppure la sinergia tra torneo e governo.

Poco importa: la fumata, bianca o nera che sia, dovrà arrivare entro il 20 novembre, quando l'ATP renderà pubblico il calendario definitivo del 2020 (e chissà che non possa esserci una bella sorpresa per l'Italia, visti i buoni propositi di Monza).

Il progetto Santiago sembrava ormai compiuto: l'idea era partita nel settembre 2018, dopo l'ottimo percorso di Nicolas Jarry allo Us Open. In quei giorni (col supporto della Kantor), gli organizzatori del Challenger di Santiago manifestarono all'ATP il desiderio di riportare il grande tennis in Cile.

Tra i personaggi chiave c'è Catalina Fillol, elemento di spicco di SACS, impresa che fa capo a suo padre Jaime, grande giocatore degli anni 70 che guidò il Cile alla storica finale di Coppa Davis 1976, persa contro l'Italia.

Tra l'altro, il nuovo torneo ATP si giocherebbe proprio nel mitico Estadio Nacional, sede di quell'incontro (nonché dello spareggio del 2011, che riportò l'Italia nel World Group dopo dieci anni di purgatorio).

La conoscenze di Fillol, i contatti costruiti negli anni, l'appoggio del (fu) governo e la buona stagione di Christian Garin e dello stesso Jarry hanno reso possibile il progetto. Informata delle intenzioni cilene, Octagon (detentrice della licenza del torneo ATP di San Paolo) ha preso contatto con SACS per capire se c'era la possibilità di un trasloco.

In effetti, San Paolo è uno dei tornei meno fortunati del circuito. Intanto è l'unico a giocarsi sulla terra battuta indoor, si trova in una data così così (l'ultima delle Gira Sudamericana), in cui deve fronteggiare la concorrenza di eventi ricchissimi come Dubai e Acapulco.

Visto il difficile momento del tennis brasiliano, i riscontri in termini di pubblico e incassi sono stati insufficienti. Da lì, l'idea di guardarsi intorno. Secondo le indiscrezioni della stampa cilena, l'accordo tra ATP e SACS sarebbe stato siglato a inizio ottobre.

Da allora, tuttavia, la situazione in Cile è precipitata, rimettendo tutto in discussione, soprattutto dal punto di vista economico: l'operazione ha un costo di 2 milioni di dollari: di questi, 500.000 dovrebbero arrivare dal Ministero dello Sport.

Era già stata trovata la formula: contributo pubblico a beneficio della federtennis cilena. Adesso è tutto bloccato: non si sa se il grande tennis sbarcherà a Santiago, per la delusione della Kantor, che in alcune interviste aveva mostrato una buona conoscenza del nostro mondo: “È chiaro che il sogno sarebbe portare Federer e Nadal, ma è un'impresa impossibile – aveva detto – è molto più realistico pensare a un paio di top-20”.

E poi ci sarebbero Christian Garin (reduce da un gran torneo a Parigi Bercy) e Nicolas Jarry, sempre più popolari in Cile. Tra l'altro, il team di Coppa Davis giocherà le Finals di Madrid ed è stato recentemente ammesso alla prima edizione dell'ATP Cup.

In sintesi, il momento sarebbe perfetto per far rifiorire una tradizione nata nel 1993 (anche allora ci fu lo zampino di Jaime Fillol) e che in 21 edizioni, tra Santiago e Vina del Mar, aveva ospitato campioni straordinari come Nadal, Bruguera, Wilander, Rios, Moyà, Kuerten, Coria, Nalbandian, Caudio, Costa, Ferrer e tanti altri.

Purtroppo il momento cileno è drammatico, soprattutto da quando sono emerse le notizie di abusi e violenze compiute da polizia e militari. Sono arrivate segnalazioni di casi di tortura e ci sono state ben 14 denunce di violenza sessuale.

Come detto, i video circolati sul web lasciano sgomenti. Il dovere di cronaca ci impone di raccontarvi cosa succede nel tennis, ma in questo momento non può essere la priorità. In nessun modo.