Ajla Tomljanovic, Miss Berrettini, in finale di Fed Cup. Ingiustizia?


by   |  LETTURE 31872
Ajla Tomljanovic, Miss Berrettini, in finale di Fed Cup. Ingiustizia?

L'augurio di tutti è che Matteo Berrettini, a partire dal 10 novembre, sia tra i magnifici otto che si contenderanno il titolo di “Maestro”. A breve sapremo. Qualora dovesse farcela, la fidanzata Ajla Tomljanovic non sarà alla 02 Arena di Londra, almeno nei primi giorni di gara.

Motivo: Alicia Molik, capitana del team australiano di Fed Cup, l'ha convocata per la finale del 9-10 novembre contro la Francia. Si giocherà alla RAC Arena di Perth, già sede della (fu) Hopman Cup, in un weekend colmo di malinconia.

Sarà l'ultima finale con la formula casa-trasferta prima che le riforme volute dall'ITF entrino in vigore anche per la Davis in gonnella. Ma torniamo alla Tomljanovic: numero 51 WTA, è un innesto fondamentale per il team australiano.

A parte la numero 1 WTA Ashleigh Barty, infatti, il team può contare su Samantha Stosur (scesa al numero 92 del mondo, non più competitiva a certi livelli) e due rincalzi di medio livello: Astra Sharma (24 anni, n.102 WTA) e Priscilla Hon (21, n.118).

Classifiche alla mano, la Tomljanovic partirebbe favorita per il ruolo di seconda singolarista. Ma dietro la sua convocazione c'è un piccolo giallo, risolto appena un paio di settimane fa. La Tomljanovic, infatti, è nata in Croazia e ha già rappresentato diverse volte il Paese natale in Fed Cup.

Come è noto, l'ITF ha modificato le regole che permettono opportunistici cambi di nazionalità: dal 2015, una giocatrice che ha già giocato per una nazione non può rappresentarne un'altra.

E allora come mai la vedremo con la divisa giallo-verde? Ajla deve ringraziare i legali di Tennis Australia, che hanno presentato un ricorso talmente incisivo da convincere la Federazione Internazionale. “Si tratta del culmine di un processo iniziato nel 2014, quando Ajla ha giocato per la prima volta con la bandiera australiana accanto al suo nome allo Us Open” ha detto il presidente di Tennis Australia Craig Tiley.

Nata nel 1993, la Tomljanovic ha giocato per la Croazia nel 2010 e nel 2011, per un totale di 11 partite tra singolare e doppio (4 vittorie e 7 sconfitte). Tra le varie esperienze, anche un match perso di un soffio contro Simona Halep.

Nel 2014 ha iniziato il processo di naturalizzazione, il cui primo passo è stata la residenza, concludendolo lo scorso anno, quando ha ottenuto la cittadinanza. Parliamoci chiaro: quella concessa alla Tomljanovic è un'interpretazione molto generosa delle regole, poiché non solo aveva già rappresentato un altro paese, ma ha ottenuto la nuova cittadinanza ben 3 anni dopo il varo della nuova regola.

Tuttavia, ha ottenuto il lasciapassare perché la richiesta di passaporto australiano è stata effettuata nel 2014, prima dell'introduzione della regola. Scelta discutibile, che peraltro cozza con la rigidità con cui la stessa ITF impedì ad Aljaz Bedene di rappresentare la Gran Bretagna nella finale di Coppa Davis 2015.

Residente a Londra dal 2007 (per l'esattezza a Hertfordshire), Bedene aveva ottenuto il passaporto britannico proprio nell'anno del cambio regole, e il Ministero dell'Interno britannico aveva preso in esame la sua richiesta ben prima del varo delle regole.

Una situazione identica a quella della Tomljanovic, a naso ancor più favorevole per una risposta positiva, ma la federazione internazionale fu irremovibile. Talmente irremovibile che il giocatore ha ripreso a giocare per la Slovenia, con la speranza di partecipare alle Olimpiadi di Tokyo.

Fossimo nei francesi, non saremmo troppo contenti del cavillo che ha permesso a Tennis Australia di rafforzare a tavolino il proprio roster. La possibilità nasce in base all'articolo 30.3 del regolamento di Fed Cup, secondo cui una federazione può presentare appello presso l'ITF Internal Adjudication Panel per ottenere l'eleggibilità di una giocatrice che non soddisfa i requisiti elencati nell'articolo 30.2.

L'appello deve contenere il dettaglio delle circostanze che giustificherebbero l'eccezione. Da prassi, la richiesta deve essere ricevuta almeno tre mesi prima del match interessato. Significa che gli australiani si sono adoperati sin dalla tarda primavera.

Sorprende che abbiano dato per buona una semplice richiesta di passaporto arrivata qualche mese prima delle nuove regole, ma tant'è. Ajla Tomljanovic sarà dunque la 32esima (e probabilmente ultima) giocatrice a indossare i colori di due nazionali.

La prima ad effettuare lo “switch” fu Gail Benedetti negli anni 60: dopo aver rappresentato proprio l'Australia, sposò Monsieur Jean-Baptiste Chanfreau e giocò per la Francia dal 1969 al 1980.

L'ultima, pensate un po', è stata Romina Oprandi, “italiana” nel 2006 e “svizzera” nel 2013. Il caso più famoso rimane quello di Martina Navratilova, che nel 1975 guidò la Cecoslovacchia al titolo, poi fuggì negli Stati Uniti e sette anni dopo prese a giocare per il Paese adottivo.

Indimenticabile la finale del 1986, quando gli USA andarono a prendersi il titolo proprio a Praga, quando il Muro di Berlino era ancora in piedi. L'Australia è una destinazione particolarmente gradita: nella storia recente è già capitato che due ottime giocatrici scegliessero il Paese dei Canguri dopo aver giocato altrove: Jelena Dokic e Jarmila Gajdisova: quest'ultima ottenne la cittadinanza dopo il matrimonio con Sam Groth.

Non ha fatto in tempo a giocare per la natia Russia Daria Gavrilova, diventata australiana ancora prima di rappresentare qualsiasi nazione in Fed Cup. Anche il suo processo fu tribolato, poiché il regolamento prevede due anni di residenza prima di poter essere eleggibile, e le fecero saltare una partita per questo.

”Dasha” vanta già alcune presenze, ma non sarà disponibile per Perth a causa di un cronico infortunio a un piede. E allora è nata l'opzione Tomljanovic, già pronta a battagliare con la Stosur per un posto in singolare.

Sarà interessante vedere le scelte della Molik: quando l'ITF ha annunciato l'eleggibilità della neoarrivata, si era affrettata a sottolineare l'importanza della Stosur. In fondo, l'ex vincitrice dello Us Open ha vinto entrambi i singolari nella semifinale contro la Bielorussia.

“L'arrivo di Ajla apre una brillante opzione per noi. Ha sempre rappresentato degnamente l'Australia, qualcosa che io guardo con attenzione – aveva detto – ma a volte bisogna andare oltre le classifiche mondiali e guardare all'esperienza.

Bisogna scegliere giocatrici che hanno già vissuto certe emozioni, che non temono il palcoscenico e sanno come affrontare una finale. Allo stesso tempo è ottimo aggiungere qualche volto nuovo che sia elettrizzato e pieno di voglia di giocare.

Per questo sarà importante trascorrere molto tempo insieme durante la settimana, e valutare la condizione complessiva delle giocatrici”. Da parte sua, Julien Benneteau (capitano francese) ha a disposizione il miglior team possibile: Kristina Mladenovic, Caroline Garcia, Alize Cornet, Fiona Ferro e Pauline Parmentier.

Le condizioni ambientali danno una leggera preferenza all'Australia, con la Barty decisamente favorita nei suoi singolari. La Francia dovrà raccogliere punti contro la numero 2 aussie, indipendentemente da chi giocherà, poi un doppio di spareggio sarebbe una conclusione più che suggestiva, considerando che Barty, Stosur, Mladenovic e Garcia sono tra le migliori interpreti della specialità.

Nonostante il lunghissimo viaggio, l'associazione ufficiale dei tifosi francesi (ASEFT) si presenterà a Perth con ben 106 unità. Ma tutto questo, ahinoi, dal 2020 non si vivrà più.