WTA Finals tra carri armati, Hong Kong ed NBA


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WTA Finals tra carri armati, Hong Kong ed NBA

Poco più di un mese fa, la WTA ha annunciato la cancellazione del torneo WTA di Hong Kong. Troppo pericoloso mandare le giocatrici in un territorio vittima di tumulti e a serio rischio di un conflitto. Il contrasto su una legge di estradizione (peraltro formalmente ritirata qualche giorno fa) ha fatto deflagrare la tensione tra la Cina e l'ex colonia britannica, tornata (più o meno...) sotto il controllo cinese nel 1997.

Le differenze culturali stanno emergendo e la Cina non vede di buon occhio l'apertura al capitalismo che ha sempre contraddistinto Hong Kong. La lunga mano di Pechino si sta lentamente allungando su un territorio piccolo, ma popolato da ben sette milioni di persone.

Non solo i 5.000 militari dell'esercito cinese che stazionano a Hong Kong hanno iniziato inquietanti esercitazioni militari, ma un drone malandrino, nel cuore di agosto, ha ripreso ben 12.000 agenti che si erano radunati in uno stadio di Shenzhen, nella regione del Guangdong, per una sorta di parata militare.

Shenzhen si trova a due passi dal confine con Hong Kong e c'è il timore che la Cina decida di intraprendere azioni militari contro il piccolo vicino, con l'obiettivo di soffocare i tumulti che per adesso hanno generato centinaia di arresti.

I militari si erano radunati all'interno di un campo sportivo, ma non ci sono armi né carri armati presso lo Shenzhen Bay Sports Centre, laddove sono iniziate le prime WTA Finals cinesi della storia. A parte la clamorosa vicinanza geografica con Hong Kong, si tratta di un evento storico: Slam a parte, è il torneo di tennis più ricco di sempre.

Il montepremi è di 14 milioni di dollari, quasi il doppio rispetto a quanto l'ATP metterà in palio a Londra tra un paio di settimane. Se la vincitrice dovesse rimanere imbattuta, porterebbe a casa la stratosferica cifra di 4,725 milioni, quasi un milione in più rispetto a quanto hanno intascato Rafael Nadal e Bianca Andreescu, recenti vincitori allo Us Open.

Il CEO WTA, Steve Simon, gongola e fa i complimenti agli organizzatori. A suo dire, non si sono limitati alle chiacchiere ma hanno voluto fare qualcosa di indimenticabile. Quando si parla di denaro legato al tennis femminile, la simbologia è fortissima.

In fondo, la WTA nacque in mezzo alle proteste per un giusto compenso. Impossibile non citare Billie Jean King, ancora oggi attivissima per lo sport in gonnella e tra le fondatrici del sindacato. In quel 1970 – ricorda – era ancora viva la coscienza per quando era accaduto nel decennio precedente: Vietnan, razzismo, ambiente e diritti di genere.

Quell'anno, Jack Kramer (immenso campione e poi pioniere del professionismo, sdoganato un paio d'anni prima) aveva organizzato un torneo, il Pacific Southwest Championships. Come si direbbe oggi, evento “combined”.

Il vincitore del singolare maschile avrebbe guadagnato 12.500 dollari contro i 1.000 della vincitrice. Ma c'è di più: le giocatrici eliminate prima dei quarti non avrebbero avuto diritto a nessun premio. Kramer le implorò di giocare “per amore del tennis”.

Da lì, la spaccatura: incuranti delle minacce di Kramer, alcune giocatrici scelsero di boicottare il torneo e creare un circuito autonomo, il mitico Virginia Slims Circuit (che nel 1973 sarebbe diventato il WTA Tour).

Quel giorno, le nove giocatrici firmarono un simbolico contratto da 1 dollaro e posarono sventolando una banconota al cielo. Grazie al coraggio delle "Original Nine", oggi il tennis è lo sport più remunerativo per ogni atleta donna.

Se date un'occhiata alla classifica di Forbes con le sportive più pagate, scoprirete che le prime 11 (!) sono tenniste. La WTA ha fatto un lavoro straordinario, sia dentro che fuori dal campo, garantendo popolarità globale alle sue stelle principali.

È ancora più simbolico che il Masters si giochi in Cina, perché una delle fasi più cruciali nella storia della WTA è stata l'avventura di Na Li, la donna che ebbe il coraggio di staccarsi dal sistema centralizzato per diventare una campionessa nel mondo occidentale.

Una storia talmente bella da essere imprigionata nelle riprese di un film che – si spera, dopo tanti rinvii – dovrebbe uscire a breve. La popolarità di Na Li ha convinto la WTA a spostare sempre di più il proprio baricentro in Cina.

Oggi ha un importante ufficio a Pechino e si è verificata una situazione impensabile soltanto dieci anni fa: ci sono più tornei WTA in Cina che negli Stati Uniti (9 a 8). Non è difficile intuirne il motivo: i cinesi hanno risorse economiche infinite e pensano in grande.

Hanno creato impianti faraonici e gli sponsor sono ben contenti di contribuire per progetti che vanno ben oltre la settimana del torneo. Però adesso c'è la questione di Hong Kong che rischia di cambiare la percezione occidentale dell'impressionante crescita cinese.

Quando Daryl Morey (direttore generale degli Houston Rockets, squadra del campionato NBA, laddove aveva militato il leggendario Yao Ming), ha twittato il suo sostegno a Hong Kong (il post è stato poi cancellato), la Cina ha reagito con forza, evitando di trasmettere la partita inaugurale della stagione NBA.

Un papocchio: CCTV (l'emittente di stato) ha trasmesso i Giochi Mondiali Militari, mentre “Tencent” (che possiede i diritti streaming) ha oscurato il primo match. Di sicuro, è stato messo in atto un embargo contro il team texano: le loro partite non sono più trasmesse in Cina, e gli sponsor “mandarini” hanno ritirato qualsiasi tipo di sostegno.

Il caso NBA ha acceso diverse coscienze (in diversi palazzetti americani sono spuntate manifestazioni pro-Hong Kong, per quanto censurate dalla TV): per questo, i tentativi di attingere a piene mani dal denaro cinese viene visto con maggior sospetto, se non diffidenza.

E non c'è dubbio che la WTA (sin dai tempi della presidenza di Stacey Allaster) abbia deciso di sfruttare al massimo il potenziale cinese. Ma potrebbe essere giunto il momento delle riflessioni, perché proprio la WTA si batte contro l'oppressione e lo status quo.

Anzi, nel 1970 è nata proprio con questo intento. Raccogliere milioni di dollari da un Paese con regime autoritario potrebbe essere a rischio di conseguenze se l'opinione pubblica internazionale dovesse inasprirsi sulla questione di Hong Kong, oppure sul fatto che i musulmani Uiguri vengono spediti nei cosiddetti “campi di rieducazione” dall'altra parte del Paese.

Da parte loro, diverse municipalità cinesi sono ben contente di collaborare con la WTA perché il tennis è uno straordinario strumento di popolarità, che permette di proiettare su scala globale il meglio delle loro città.

La stessa Shenzhen garantisce riprese meravigliose della sua skyline, impreziosite dalla presenza delle migliori otto tenniste del mondo. Secondo qualcuno, potrebbe essere un forte elemento di distrazione rispetto a quanto accade ad appena 30-35 chilometri di distanza, con carri armati allineati.

Senza volerlo, la WTA ha fatto atterrare il tennis nel più delicato incrocio tra politica e sport degli ultimi anni. Se prima erano state fatte scelte unicamente in base al denaro, stavolta non possono ignorare cosa c'è dietro lo scintillante Shenzhen Bay Sports Centre.

Nei prossimi anni, l'atteggiamento del mondo sportivo – e di conseguenza del tennis – nei confronti della Cina sarà oggetto di ovvie valutazioni. E potrebbero esserci delle conseguenze.