Stakhovsky svela tutto sul Council: “Il ritorno di Federer? Compensazione”


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Stakhovsky svela tutto sul Council: “Il ritorno di Federer? Compensazione”

La passione per la politica è in standby, ma la voglia di dire ciò che pensa non l'ha mai persa. Per questo, ogni volta che parla, Sergiy Stakhovsky lascia il segno. Non sempre centra il punto: una volta ha dovuto chiarire alcune frasi che sembravano sessiste (aveva detto la sua sull'infinito dibattito sulla parità del montepremi), un'altra si è lasciato andare ad affermazioni non troppo simpatiche sul “whisteblower” Marco Trungelliti.

D'altra parte, solo chi non fa non sbaglia. All'ucraino, 34 anni il prossimo 6 gennaio, non si può certo imputare la mancanza di coraggio. Nonostante una buona carriera, culminata col successo su Roger Federer a Wimbledon 2013, è noto soprattutto per l'impegno del Player Council ATP.

Sei anni e mezzo in cui ha speso un mucchio di tempo ed energie . Lo ha fatto gratis, “soltanto per il bene delle nuove generazioni”. Ma a un certo punto si è stufato, perché una corrente – che potremmo definire “americana” - aveva preso in mano la maggioranza.

Per questo, Stakhovsky si è sentito inutile. Con lui, Robin Haase e Jamie Murray, senza dimenticare Daniel Vallverdu, rappresentante dei coach. Si sono dimessi, creando un vuoto colmato dal ritorno in scena di Federer e Nadal.

Qualche giorno prima dell'ufficializzazione del nuovo presidente ATP (giusto oggi è stata ufficializzata la nomina di Andrea Gaudenzi, di cui vi avevamo raccontato nel dettaglio), l'ucraino ha spazzato via il silenzio che avvolge certe faccende e ha raccontato cosa succede nel dietro le quinte del sindacato che prova (con sempre più fatica) a mettere d'accordo le esigenze dei giocatori e quelle dei tornei.

Lo ha fatto in un'intervista sul sito della federtennis ucraina, ben contenta di dargli spazio dopo il generoso contributo nel match di Coppa Davis contro l'Ungheria, in cui ha sfiorato l'impresa (ha battuto Balazs e Fucsovics e per poco non trascinava Molchanov al successo in doppio, in trasferta e sulla terra battuta).

Quando gli hanno chiesto perché ha scelto di andarsene dopo essere tornato in scena lo scorso dicembre, è stato chiaro: “Alcuni membri hanno preso decisioni precedentemente concordate tra loro. Il tutto è stato condotto da una persona che non è più collegata al consiglio.

Si è dimesso, ma è stato membro per molto tempo ma ha cercato di assicurarsi che il suo posto fosse preso da un suo 'protetto' per continuare ad avere influenza e tornare in futuro”. Non fa il nome, ma è evidente l'allusione a Justin Gimelstob, costretto alle dimissioni per l'antipatica vicenda di un'aggressione che lo ha visto protagonista nella notte di Halloween dell'anno scorso.

Gimelstob era uno dei tre rappresentanti dei giocatori nel Board ATP, quello che prende le decisioni su tutti gli argomenti più importanti. Ci sono anche tre rappresentanti dei tornei, con il presidente (attualmente Chris Kermode, ma il suo impegno è ormai terminato) chiamato a sbrogliare la matassa in caso di 3-3.

“A Roma c'è stata una riunione per stabilire la lista dei candidati a rappresentare i tennisti nel board per la regione Asia-Pacifico – racconta Stakhovsky – c'erano circa 15 nomi, l'idea era fare una short list per una successiva votazione.

Soltanto in due abbiamo studiato con attenzione il loro curriculum: c'erano nomi che non andavano bene, come un impiegato della USTA: non possiamo avere nel Board ATP qualcuno che lavora per un'altra federazione”.

Secondo l'ucraino, i tre candidati migliori erano Austin Nunn, Nicolas Lapentti e Mark Knowles. Quest'ultimo, in particolare, aveva un programma molto convincente. “Però non è arrivato nemmeno tra i primi due”.

Il ballottaggio finale ha visto Nicolas Lapentti e Weller Evans, con il consiglio perfettamente spaccato in due: cinque giocatori per l'ecuadoriano, cinque per l'americano. “A quel punto abbiamo provato a studiare soluzioni alternative – racconta Stakhovsky, che faceva parte della corrente Lapentti – ma gli altri non ne hanno voluto sapere: volevano Evans a tutti i costi.

A quel punto il Board ha commesso l'errore di eleggere Evans prima di fine anno, sapendo che questo avrebbe diviso il consiglio”. La prima conseguenza sono state le dimissioni di tre elementi: come detto, oltre a Stakhovsky, hanno abbandonato Haase (molto seccato per gli ultimi accadimenti) e Jamie Murray.

Con loro, anche Vallverdu (anche se il rappresentante dei coach non ha diritto di voto). I posti vacanti hanno creato le premesse per il ritorno di Roger Federer e Rafael Nadal, che qualche anno fa erano stati presidente e vicepresidente dell'organo attualmente presieduto da Novak Djokovic (il quale sarebbe in ottimi rapporti con Gimelstob).

Stakhovsky vede con favore il ritorno di Federer, lo ritiene una sorta di “contrappeso” per normalizzare la situazione. “Sono stato in Consiglio per oltre sei anni e non ho mai avuto ambizioni personali: le decisioni non avranno alcuna influenza sulle nostre carriere, mentre saranno importanti per le future generazioni – dice l'attuale n.145 ATP – l'ultima composizione del Consiglio, invece, mi fa pensare che possano esserci degli interessi personali”.

Non dice quali, né di chi, ma critica duramente l'operato degli ultimi mesi. “Da dicembre a giugno non è successo niente: i montepremi dei tornei ATP non cresceranno e non si sa come cambieranno gli ATP 250 e 500.

In passato, le riunioni del Player Council erano produttive, adesso non più”. Il primo a lasciare, in ordine di tempo, è stato Robin Haase. La sua uscita di scena aveva creato lo sbilanciamento che ha convinto Stakhovsky a mollare.

“Eravamo 6 contro 4, avremmo perso qualsiasi votazione, quindi a quel punto era inutile continuare a dedicare tempo a questa cosa. Gratis, peraltro. Io mi occupavo di aspetti che possono essere importanti per i giocatori come il piano pensionistico, gli infortuni...

negli ultimi mesi non si è fatto nulla”. Il recente immobilismo non gli è andato giù, lo ripete spesso. In effetti, a parte il caso Gimelstob, il focus attuale sembra esclusivamente il prize money degli Slam, come vi abbiamo raccontato qualche giorno fa.

Curiosamente, né Federer, né Nadal hanno firmato la lettere inviata un paio di mesi fa ai quattro Major, in cui i giocatori (con l'ausilio di uno studio legale) hanno chiesto più soldi. “Quando Federer e Nadal hanno deciso di tornare, la loro elezione era scontata – dice Stakhovsky – se Roger telefona e dice che pensa di poter fare qualcosa di buono, è impossibile non dagli ascolto.

Se lui e Nadal non fossero stati eletti sarebbe stato clamoroso. Prima si poteva dire che Federer non conosceva le dinamiche interne, adesso ne è di nuovo al corrente e nessuno lo contraddirà. Per questo, credo che sia tornato l'equilibrio in seno al Consiglio”.

Per adesso Stakhovsky si chiama fuori, ma in futuro potrebbe rientrare. L'entusiasmo gli è passato quando la sua candidatura al Board è stata totalmente ignorata (“Non mi hanno messo nemmeno nella lista dei 15..”.

). Difficile che un ruolo così delicato venga concesso a un tennista ancora in attività. Lui ci aveva provato, adesso si è rassegnato. Ma tutto fa pensare che tornerà alla carica. “Potrò pensarci dopo il ritiro, adesso non è possibile fare due cose in contemporanea.

Per me è un mondo interessante, so come funziona il Consiglio e ho tutte le conoscenze necessarie. Inoltre ho ricevuto delle offerte per lavorare nel mondo del tennis, e non nel ruolo di allenatore”. Più che una candidatura, sembra un avvertimento a quelli che gli hanno messo i bastoni tra le ruote. Conoscendo il suo carattere, c'è da credere che farà ancora parlare di sé.