Il segreto della rinascita di Murray? Una grande donna


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Il segreto della rinascita di Murray? Una grande donna

243. Accanto al nome di Andy Murray, il numero fa impressione. Uno scempio dovuto all'infortunio all'anca che lo ha bloccato per mesi e mesi, con tanto di operazione. Però gli ha salvato una carriera che sembrava chiusa dopo le lacrime australiane.

In Cina ha dato segni di ripresa, con la vittoria su Berrettini e Pechino e l'ottimo match (con annesse polemiche) perso contro Fognini, a Shanghai. Adesso si trova ad Anversa, ma il telefonino è sempre acceso. Anche durante gli allenamenti.

Sua moglie Kim è agli sgoccioli della gravidanza e il marito gliel'ha promesso: volerà da lei per essere presente quando nascerà il terzo figlio. Glielo deve. Sincero amore tra uomo e donna, ma anche riconoscenza.

Lo ha ammesso nei giorni scorsi: Kim ha avuto un ruolo decisivo nella sua rinascita. Quando l'artrite all'anca sembrava aver la meglio, lo ha spronato a non mollare: artroscopia nel 2017, tecniche di riabilitazione new age nella lontana Philadelphia (ma Rocky Balboa non c'entra niente), fino all'estremo tentativo di gennao.

Senza il suo sostegno, oggi Andy sarebbe un ex. “Negli ultimi due anni ci sono stati un mucchio di momenti in cui avrei gettato la spugna – ha confessato all'inviato del Telegraph ad Anversa volevo lasciar perdere, ma Kim mi ha sempre spinto ad andare avanti, e restare motivato.

Ed era contenta ogni volta che andavo ad allenarmi”. Ci sono stati momenti in cui l'infortunio ha messo a repentaglio la qualità della vita quotidiana: altro che sport, Andy non riusciva neanche a fare una passeggiata al parco.

Era bloccato sul divano. “Oggi ripenso a quel periodo da una diversa prospettiva – dice Murray – a volte sei egoista, pensi solo a te stesso e dici che stai soffrendo parecchio. Però è lo stesso anche per chi ti sta accanto.

Ci sono state tante conversazioni tra la mia famiglia e il mio team, a cui non ho partecipato. Sono consapevole che il tennis è solo uno sport e sono fortunato ad averlo come professione. Ma quando non potevo giocare è stato molto doloroso: nella vita da adulto, ho fatto solo quello.

Ero a un passo dalla fine del capitolo, ma accettarlo non era facile”. Le lacrime versate durante l'Australian Open ben descrivevano il suo stato d'animo, ma la scelta di operarsi è stata felice. Adesso Murray sta bene, non ha particolari pensieri di classifica e sa che la sua carriera – bene o male – è soprattutto alle spalle.

“Però sono in grado di fare quello che ho sempre fatto. Forse non abbastanza per ritrovare il livello che avevo intorno ai 25 anni, ma sono abbastanza competitivo contro la maggior parte dei giocatori”. Tra le sue fortune c'è proprio Kim, l'ex ragazza che aveva rischiato di perdere per un eccesso di simpatia per...

la Playstation. Si è accorto in tempo di quello che stava perdendo: il rapporto si è ricucito fino a tramutarsi in un matrimonio, due figli e un terzo in arrivo. Kim conosce il tennis sin da bambina, quasi quanto lui: figlia di un ex top-400 ATP, poi diventato coach di prima fascia, comprende alla perfezione le dinamiche di questo mondo.

La loro love story è diventata di dominio pubblico nel febbraio 2006, quando furono paparazzati a San Josè, sede del suo primo titolo ATP, laddove lei era fuggita raccontando bugie ai professori. “Ha sempre compreso le mie necessità, ad esempio andare a Miami per la preparazione invernale dopo essere stato fuori per quasi tutto l'anno – racconta Murray – può sembrare una cosa secondaria, ma non ci vediamo così spesso e questo può fare la differenza quando non hai particolari problemi nella tua vita.

Lei è stata brillante, mi ha permesso di andare avanti e mi ha sempre sostenuto. Sono stato molto, molto fortunato”. Ma nemmeno Kim aveva potere sulla medicina: quando Andy ha scelto di operarsi, inserendo un'anca di metallo al posto di quella andata a male, nessuno era sicuro della prognosi, nemmeno il chirurgo.

Alcuni giocatori di hockey su ghiaccio e baseball erano tornati su ottimi livelli, ma l'unico racchettaro della lista era Bob Bryan. E il doppio, si sa, è quasi un altro sport. Ma le sensazioni delle ultime settimane sono davvero positive.

A prescindere dai numeri, o da come finirà ad Anversa (sarà impegnato alle 18.30 contro Pablo Cuevas), non parla più di “settimane” o “mesi” se pensa al suo futuro da tennista, ma di “anni”.

Pensa di avere ancora qualcosa da dare. “Voglio godermi questi ultimi momenti nel tour, mi sembra che negli ultimi mesi il mio corpo abbia iniziato a capire cosa deve fare di nuovo. In Asia, i movimenti sembravano normali.

Mi hanno portato a un livello apparentemente competitivo. Negli Stati Uniti e a Maiorca (laddove aveva perso contro Matteo Viola nel Challenger di casa Nadal, ndr), tra me e me dicevo 'Nah”, perché le cose non sembravano a posto”.

Oltre alle sensazioni, ci sono i dati oggettivi. Di tanto in tanto, Andy si sottopone a test sulle sue capacità fisiche. Quando era al top della sua capacità atletica, il suo ex preparatore atletico Jez Green diceva che era in grado di percorrere 10 metri al secondo.

Cifre degne di Usain Bolt. “Dopo Wimbledon, alcuni risultati sono stati piuttosto buoni – rivela Murray, alludendo al suo stato attuale – però le cose sono cambiate nell'anticipo e nei cambi di direzione.

Quando ho ripreso a giocare in singolare, mi sono sentito un po' perso quando non ho provato a rincorrere una smorzata. Se tiravano un bel colpo in un angolo, non mi sentivo in grado di accelerare o anche solo arrivarci.

Allora mi limitavo a colpi difensivi o pallonetti. In Asia ho ripreso a sentirmi meglio. Però, se mi fermo per qualche giorno, il motore impiega più tempo a rimettersi in moto. Non posso smettere di allenarmi, scendere in campo ed essere subito rapido”.

Ciò che conta, per lui, è non avere troppi dolori. Durante i match compaiono acciacchi dovuti alla fatica, ma l'anca sembra lasciarlo in pace. “Sono molto fortunato perché ho una bella possibilità: chiudere la carriera alle mie condizioni”.

È l'obiettivo finale di ogni tennista. Andy credeva di non poterlo più realizzare. Per questo, gli sembra tutto più bello. Anche quel numero 243 accanto al suo nome e una vittoria di routine contro Kimmer Coppejans. Miracoli della medicina. E dell'amore.