Collins shock: ha l'artrite reumatoide. Proprio come la Wozniacki


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Collins shock: ha l'artrite reumatoide. Proprio come la Wozniacki

Il 2019 di Danielle Collins era iniziato alla grande. Intascata la laurea, il famoso “Piano B” per la vita, e aver impiegato un paio d'anni per capire le dinamiche del circuito, si è issata nel grande tennis raggiungendo la semifinale all'Australian Open.

Purtroppo per lei, l'anno finisce nel peggiore dei modi. Con un post su Instagram, la n.33 WTA ha informato che le è stata diagnosticata l'artrite reumatoide. Come spesso accade in questi casi, la scoperta è avvenuta un po' per caso: mentre cercava di capire le ragioni di una condizione infiammatoria cronica che le causava dolore, rigidità e gonfiore alle articolazioni, le analisi hanno evidenziato una situazione ben più complicata.

“Non mi sentivo bene già da un po', ma è stato un sollievo scoprire esattamente la ragione del mio dolore – ha scritto la Collins – di certo non sono la prima persona a cui viene diagnosticata una malattia cronica, e nutro grande empatia per tutti quelli che stanno lottando”. La Collins è la seconda giocatrice in meno di un anno ad annunciare questo tipo di problema: lo scorso anno, aveva fatto scalpore la rivelazione di Caroline Wozniacki.

Durante le WTA Finals, la danese sbalordì tutti con l'annuncio. “Senti di essere l'atleta più in forma del tour, o almeno io la pensavo così – disse – ero nota per questo. Poi, all'improvviso, mi ritrovo con tutto questo da affrontare.

Devi soltanto rimanere positiva e conviverci. La buona notizia è che ci sono modi per sentirsi meglo. Questo è fantastico”. Va detto che la Wozniacki ha vissuto una stagione decisamente complicata: numero 24 WTA, chiuderà con la sua peggior classifica di fine anno dal 2007.

Inoltre, non si è aggiudicata neanche un titolo WTA (ne aveva vinto sempre almeno uno all'anno dal 2008). C'è stata la notevole distrazione del matrimonio, ma i numeri non mentono. Due volte campionessa NCAA, la Collins si era spinta fino al n.23 WTA dopo il gran percorso a Melbourne, in cui aveva rifilato un duro 6-0 6-2 ad Angelique Kerber negli ottavi.

Curiosamente, uno dei suoi ultimi match l'ha giocato proprio proprio contro la Wozniacki, allo Us Open. L'artrite reumatoide debilita, ma se affrontata nel modo giusto non mette fine a una carriera. In fondo si tratta di una patologia piuttosto comune, con oltre 200.000 casi all'anno.

Il suo staff medico ritiene che soffrisse della malattia già da tempo. “Ed è un sollievo saperlo – ha detto Danielle – per me la parte atletica è fondamentale e adesso posso pianificare una strategia per gestire il problema”.

Il progetto della Collins prevede una modifica alla sua dieta, al programma degli allenamenti (sia dentro che fuori dal campo) e una diversa programmazione, in modo da dare il suo corpo il tempo necessario per recuperare tra un impegno e l'altro.

Il suo medico, Clifton L Page, ha ribadito che l'artrite reumatoide non chiude la carriera di uno sportivo d'elite. “Una diagnosi precoce e i moderni trattamenti possono gestire i sintomi, limitare la distruzione articolare e preservare la longevità degli individui attivi.

Una corretta informazione e un buon piano di gestione possono aiutare gli atleti a giocare al massimo del loro potenziale”. Sulla base delle nuove informazioni, la Collins ha ritrovato un spirito positivo: “Non so come andrà il piano di recupero, ma sono ottimista sul mio rientro in campo.

Adesso so che posso stare meglio e indirizzare il mio corpo nel combattere questo problema. Senza dubbio, ogni giorno di salute è un regalo. Consapevole di questo, sono decisa al 100% ad andare avanti e continuare la mia battaglia, sia dentro che fuori dal campo”.

C'è da credere che riuscirà a risollevarsi, forte di una personalità che le ha fatto prendere decisioni difficili, talvolta dolorose. Come nel 2014, quando tolse un set a Simona Halep allo Us Open. La tirarono per la giacca, invitandola a diventare subito professionista.

Ha resistito a ogni tentazione, continuando gli studi in comunicazione presso l'Università della Virginia. Aveva fatto tanta fatica per ottenere una borsa di studio, non poteva gettare via tutto per una sola partita giocata bene.

Quei 50.000 dollari all'anno erano un'assicurazione sul futuro, molto più del tennis. “E se mi infortunassi?” si domandava. Non immaginava che potesse addirittura essere colpita da una malattia autoimmune.

Per sua fortuna, non le ha impedito di terminare gli studi e intraprendere una gran bella carriera. Se anche finisse domani, Danielle Rose Collins potrebbe essere soddisfatta di quello che ha fatto. E potrebbe dedicarsi alla vita di tutti i giorni in totale serenità, visto che ha molti interessi al di fuori dal tennis: “Sono andata all'università per una ragione” diceva in tempi non sospetti.

D'altra parte, Danielle conosce la vita fuori dalla patina dorata del professionismo: per anni ha giocato nei campi pubblici, e aveva impugnato per caso una racchetta quando aveva otto anni, incuriosita da alcuni anziani che scambiavano qualche palla laddove lei andava a correre.

Quattro anni dopo, vinse il campionato nazionale nella sua categoria d'età contro una ragazza che avrebbe dovuto essere la nuova Maria Sharapova. Negli anni successivi, il tennis era diventato una sorta di ossessione.

Però ha avuto l'intelligenza di capire che la vita non è soltanto racchette e palline, scegliendo studi e cultura. Le è tornato utile, le tornerà utile. La buona notizia è che la sua carriera non è certamente finita qui.