Il tennis piange Andres Gimeno. Una storia da leggere fino in fondo


by   |  LETTURE 1677
Il tennis piange Andres Gimeno. Una storia da leggere fino in fondo

Forse questo articolo non sarà tra i più letti. È un peccato, perché ci fa immergere in un tennis che sarebbe bene far conoscere ai più giovani, invischiati in diatribe verbali sulla rivalità tra Federer, Nadal e Djokovic.

I tre fenomeni meritano la dovuta attenzione, ci mancherebbe, ma la vita è stata un po' carogna con Andres Gimeno. E allora è giusto ricordarlo come merita. L'ex campione spagnolo è scomparso mercoledì intorno a mezzogiorno, sconfitto da una lunga malattia.

Alle 15.49, in contemporanea, Rafael Nadal e Alex Corretja hanno espresso il loro cordoglio via Twitter. Aveva 82 anni e in tanti si erano dimenticati di lui. Lo hanno lasciato solo, al punto che ha rischiato di finire sul lastrico.

Ma chi era Andres Gimeno? Davvero possiamo limitarci a dire che è stato il più anziano vincitore del Roland Garros? Correva l'anno 1972 e, in quelle due magiche settimane, le sfortune di anni si tramutarono in coincidenze positive.

Via Stan Smith nei quarti, via Alex Metreveli in semifinale, via Patrick Proisy in finale. Aveva 34 anni e 10 mesi e la foto che vedete qui sopra descrive la sua gioia meglio di mille parole. Pensava che non ce l'avrebbe più fatta, invece il destino si era ricordato di lui.

Ma Andres Gimeno non è soltanto questo. È stato un grande, beffato dall'ipocrisia che aveva gettato i professionisti in uno sgabuzzino cognitivo. Senza quell'assurda divisione, chissà come sarebbe ricordato.

Nato a Barcellona il 3 agosto 1937, figlio di un maestro del Real Club de Tenis, è cresciuto con una racchetta in mano. Papà Esteban era un po' sadico: gli diceva: “Se riesci a giocare 100 colpi, ti pago una Coca Cola”.

Dopo che il figlio ne aveva tirati 95, gli giocava una palla impossibile. Divenne uno dei junior più forti al mondo, fino a quando ebbe la possibilità di allenarsi per qualche mese in Australia, sotto la guida del mitico Harry Hopman.

Lì conobbe i grandi canguri dell'epoca: Laver, Emerson, Hoad, Rosewall. Al rientro in Spagna, era un altro giocatore. Fu il primo spagnolo a vincere il Conde Godò di Barcellona (in finale su Beppe Merlo, altro grande che ci ha lasciato nel 2019) e si impose anche sull'erba del Queen's, quando fu avvicinato da Jack Kramer.

Gli offrì di entrare nel suo carrozzone professionistico in cambio di 50.000 dollari in tre anni (più i bonus legati ai risultati). Andres accettò, memore delle frustrazioni vissute negli anni precedenti.

Una volta, a San Remo, accettò un sottobanco di 2.500 pesetas in lire italiane. Possibile che dovesse sentirsi un ladro? Meglio entrare nella carovana dei professionisti, e pazienza se all'ingresso dei tornei ufficiali trovava il segnale di divieto d'accesso.

I più forti giocavano con lui, e il dolce Andres arrivò a batterli tutti. Nel 1966 fu “Campione del Mondo”, battendo in cinque set un certo Rod Laver. Nel 1968, finalmente, il tennis fu aperto ai professionisti.

Ormai aveva scavallato i 30 anni. All'epoca erano parecchi, ma trovò il modo di togliersi qualche soddisfazione. Nel 1969 giunse in finale in Australia, cedendo proprio a Laver. Lo avesse battuto, la caccia al secondo Grande Slam non sarebbe neanche iniziata.

E poi, nel 1972, l'agognato titolo a Parigi. L'anno dopo si sarebbe infortunato al menisco e smise di giocare, pur restando nell'ambiente. Nel 1974 ha inaugurato la sua accademia a Castelldefels, nei pressi di Barcellona (negli anni 80 vi è transitato Jacopo Lo Monaco, oggi prima voce di Eurosport Italia), poi avrebbe svolto il ruolo di commentatore in TV per un paio di emittenti spagnole.

Lo hanno mandato in pensione nel 2003, dopo vent'anni di onorata attività, perché cercavano qualcuno di più giovane. La Hall of Fame si è ricordata di lui quasi fuori tempo massimo, ma alla fine lo ha accolto nella Galleria degli Immortali nel 2009.

Sembrava il lasciapassare per una vecchiaia serena e tranquilla, invece il mix tra la crisi economica e una serie di sfortune lo ha fatto piombare in un'umiliante situazione personale. Nel 2011, giusto di questi tempi, fu costretto a vincere la vergogna e raccontare al mondo le sue difficoltà.

“Di salute va tutto bene – raccontava – ho avuto qualche aritmia cardiaca che mi è stata curata, inoltre ho superato una bronchite cronica”. Ma la crisi lo aveva colpito in pieno, beffarda. Non aveva mai ostentato ricchezza, non aveva gettato soldi in macchine costose (“Ogni volta che ne compravo una, mi durava 10 anni”) e raramente si concedeva una cena al ristorante con la moglie Cristina.

Aveva investito il denaro in alcuni affari, sostenendo i suoi figli, ma le cose erano andate male. Quando i figli erano andati via di casa, fedele alla sua modestia, vendette la casa per acquistarne una più piccola. Fin lì, tutto bene.

Ma con la crisi fu costretto a vendere senza ricavarci quasi nulla, fino a piombare in linea di galeggiamento, appena sopra la soglia della povertà. “Non chiedo molto – diceva, con grande dignità – mi basta pagare le bollette, l'acqua, l'affitto, e garantire tranquillità a mia moglie.

Solo adesso mi rendo conto di come non ho saputo apprezzare quello che avevo prima. Per fortuna ho tanti amici e ringrazio a chi mi aiuterà”. Una batosta tremenda per un uomo che aveva già dovuto sopportare il dolore più grande: la prematura scomparsa di una figlia: Cristina jr.

se ne era andata ad appena 40 anni per una leucemia fulminante. Qualche settimana dopo, il mondo del tennis spagnolo si è stretto attorno a lui per un'esibizione giocata a Barcellona, presso il Palau Blaugrana. Non mancava nessuno, da Rafael Nadal in giù.

Gli hanno permesso di vivere con maggiore tranquillità gli anni che gli rimanevano. Andreu (per dirla in catalano, lui che non ne aveva mai perso il forte accento) sperava di restare più tempo in questo mondo, magari per vedere Rafa Nadal battere il suo record di anzianità a Parigi, o vederlo superare Roger Federer nella classifica degli Slam vinti.

Se tutto questo accadrà, il dolce Andreu lo vedrà da una postazione privilegiata.