Dolgopolov si sta allenando: il calvario è (finalmente) terminato?


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Dolgopolov si sta allenando: il calvario è (finalmente) terminato?

Chiunque lo veda giocare non può restare indifferente al suo tennis strano, insusuale, zeppo di talento e quel pizzico di follia che piace alla gente. In particolare, Oleksandr Dolgopolov jr. (che poi ha fatto cambiare il nome di battesimo in “Alexandr”, stufo di essere sempre chiamato “Olek”) gioca una smorzata eccezionale, una delle più belle mai viste.

La palla è lentissima, galleggia nell'aria come se fosse ripresa al rallentatore... Poi muore subito dopo aver superato la rete. È un po' come la “veronica” di Adriano Panatta: sai che la giocherà in quel modo, ma sai anche che non la prenderai.

Con le sue stranezze tecniche, unite a un carattere pazzarello e una condizione atletica straripante, l'ucraino si è attirato molte simpatie ed è arrivato fino al numero 13 ATP. Quasi un top-player, insomma.

Ma di lui non ci sono tracce da 16 mesi. Che fine ha fatto? È da considerarsi un ex giocatore? O c'è ancora la speranza di rivederlo? Per fortuna di chi lo ama (in Italia c'è addirittura una fanpage su Facebook, in cui il tifo per l'ucraino viene assimilato a una fede), è valida l'ultima opzione.

Il polso non lo lascia in pace dal gennaio 2018. Per questo si è fermato tre mesi, poi ha provato a rientrare nel circuito per la stagione sulla terra battuta. Ha giocato a Marrakech e a Roma, con due sconfitte al primo turno. La sconfitta contro Djokovic al Foro Italico, il 14 maggio 2018, rimane il suo ultimo match nel circuito.

Da allora, zero attività. È scomparso dalla classifica ATP e – regolamenti alla mano – non è neanche più soggetto ai controlli antidoping (bastano dodici mesi di inattività per uscire dal programma).

La ragione del lungo stop sono due interventi al polso destro, entrambi avvenuti in Germania. Il primo nell'agosto 2018, il secondo nel luglio 2019. A darne notizia è stato lo stesso Dolgopolov tramite i suoi account social.

In sintesi, nel 2018 le aveva provate tutte per non operarsi, ma non c'è stato niente da fare. Il primo intervento, tuttavia, non ha risolto nulla. Ha provato ad allenarsi, ma non è stato neanche vicino al rientro.

Lo scorso maggio diceva di avere tre opzioni: 1) rientrare in autunno se le cose fossero migliorate. 2) Intensificare gli allenamenti e tornare nel 2020, una volta ritrovata la forma ideale. 3) Ammettere l'assenza di miglioramenti e sottoporsi a un secondo intervento.

È andata proprio così: durante Wimbledon è finito nuovamente sotto i ferri, informando che finalmente “è stato trovato quello che cercavano”. Dolgopolov ha ripreso ad allenarsi un mese fa dopo essersi goduto un po' di vacanze in Grecia ad agosto.

Se davvero tornerà a gennaio, beh, non è dato saperlo. Nel frattempo non è sparito del tutto. Un paio di mesi fa ha rilasciato una dichiarazione che farebbe imbestialire il movimento femminista: in risposta a chi gli chiedeva le ragioni della differenza di competitività tra il tennis ucraino maschile e femminile, ha detto: “Allenare una tennista è molto più facile: il tennis maschile richiede molte più abilità e allenamenti.

In Ucraina non abbiamo specialisti in grado di farlo”. Ma il buon Alex (che lo scorso anno si è tagliato i capelli per la prima volta dopo 15 anni) ama dire la sua su svariati argomenti. Lo scorso febbraio ha scritto un lungo post per lamentarsi della mancata partecipazione della cantante Maruv all'Eurovision Song Festival.

Maruv aveva regolarmente vinto il contest per rappresentare l'Ucraina al festival che quest'anno si è svolto a Tel Aviv. Tuttavia, le è stato impedito di partecipare perché non rispettava i requisiti richiesti dalla TV pubblica ucraina.

In sintesi, dopo aver vinto il contest aveva in programma due concerti in Russia. Come è noto, le relazioni tra i due paesi sono conflittuali dopo l'intervento militare russo in Ucraina nel 2014. Per questo, la politica ucraina osteggia gli artisti che lavorano in Russia o “non riconoscono l'integrità territoriale dell'Ucraina”.

Le chiesero di firmare un contratto in cui avrebbe dovuto annunciare l'annullamento dei concerti in Russia pur di partecipare all'Eurovision, ma lei ha rifiutato (pare per alcune clausole capestro, mentre avrebbe accettato l'annullamento dei concerti).

Per questo, e dopo aver cercato invano un sostituto, l'Ucraina ha rinunciato alla partecipazione. Dolgopolov era intervenuto a favore della cantante. A suo dire, era giusto annullare i concerti in Russia ma “i politici non devono stabilire quello che possono e non possono fare gli artisti”.

Una presa di posizione importante in un Paese in cui la politica ha un'influenza molto forte, probabilmente eccessiva. D'altra parte, Dolgopolov era già stato al centro di polemiche, stavolta in prima persona, per il presunto coinvolgimento in una partita sospetta.

I fatti sono noti, ma vale la pena ricordarli: nell'agosto 2017 ha perso 6-3 6-3 contro Thiago Monteiro al torneo ATP di Winston Salem. Prima della partita, un suo successo “pagava” 1.38 (ergo, era nettamente favorito), ma ci fu una valanga di giocate a favore del suo avversario, al punto che la quota di “Dolgo” salì fino al 3.15.

Esperti e analisti segnalarono che diversi account già coinvolti in partite sospette si erano schierati tutti a favore di Monteiro, peraltro combinando il risultato con quello di un match di Kateryna Bondarenko nelle qualificazioni di New Haven (match perso 6-2 6-2 contro Ana Bogdan).

Secondo Sam Gomersmall, responsabile dell'integrità per conto del bookmaker “Pinnacle”, è molto raro che si verifichi una situazione del genere. Qualche giorno dopo, durante lo Us Open, l'ucraino fu stimolato sull'argomento e rispose piuttosto piccato.

Disse che a Winston Salem era stanco per il carico di lavoro effettuato in vista dello Us Open: “Volevo essere pronto per New York, non per il torneo prima”, e aveva cercato di sminuire i dati statistici delle scommesse.

“È stato un circo. Volete dire che la partita era truccata perché c'è stato un mercato? Scrivete notizie o favole? Non vorrei parlare di questo argomento, l'ho fatto con la TIU, rispetto il loro lavoro, ho dato tutte le informazioni necessarie e succederà quello che deve succedere: niente, perché non sono coinvolto in nulla”.

Qualcuno aveva provato a insistere, notando la sua titubanza quando aveva risposto “no” a chi gli chiedeva se fosse mai stato approcciato per truccare una partita. “Ho giocato cinque set e continui a chiedermi se ho ricevuto proposte di corruzione.

Mi vuoi chiedere qualcosa di normale o no?”. Anche due giorni dopo si era innervosito – non poco – con chi insisteva sull'argomento. D'altra parte, il suo nome era circolato qualche anno prima in merito alla radiazione di David Savic.

L'ex tennista serbo (mai oltre il n.363 ATP) aveva cercato di corrompere Marcos Baghdatis in due occasioni, offrendogli 30.000 dollari in cambio di perdere il primo set (con la garanzia di vincere la partita) in due tornei: Pechino e Mosca 2010.

In entrambi i casi, il suo avversario era Dolgopolov e sembra – anche se non è stato provato oltre ogni ragionevole dubbio – che il serbo avesse detto al cipriota che l'avversario era "d'accordo".

Va detto che, ufficialmente, l'ucraino non risulta essere mai stato nemmeno indagato. Piccole ombre di una carriera che ha regalato tre titoli ATP (il più importante a Washington 2012), alcuni piazzamenti di rilievo, vittorie di prestigio e tanto divertimento per chi lo osserva.

A quasi 31 anni, Alex (cresciuto a pane e tennis: da bambino girava il mondo accanto ad Andrei Medvedev, all'epoca allenato dal padre) non è ancora in età da pensione. Un'assenza così lunga, tuttavia, autorizza mille incertezze, anche perché stiamo parlando di un ragazzo con una rara malattia sin dalla nascita, la Sindrome di Gilbert, un disturbo al fegato che genera una serie di problemi di circolazione, soprattutto dopo lunghi viaggi e cambio di fuso orario, costringendolo a prendere pillole, medicinali e cambiare dieta.

Insomma, non sarà un rientro facile. Ma, allo stesso tempo, affascinante. I suoi tifosi lo aspettano.