La strana riforma Davis: hanno senso Norvegia-Barbados o Marocco-Vietnam?


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La strana riforma Davis: hanno senso Norvegia-Barbados o Marocco-Vietnam?

Ormai non c'è più limite alla sfacciataggine. Tra le modifiche regolamentari che lo scorso anno hanno sventrato la Coppa Davis, l'ITF è riuscita a far passare una norma che consente al Consiglio d'Amministrazione di fare qualsiasi tipo di modifica senza passare dal voto dei delegati.

Lo avrebbero fatto per snellire, velocizzare, “ammodernare” il sistema. La verità è che si è trattato di un'attribuzione di “pieni poteri”, accettata senza battere ciglio dai 144 delegati che, il 16 agosto 2018, hanno permesso di rivoluzionare la Coppa Davis.

L'ITF ha subito sfruttato la possibilità e nei giorni scorsi ha annunciato, a cose fatte, una novità che sulla carta sarebbe interessante ma è passata totalmente sotto silenzio, fagocitata dal countdown per le Davis Cup Finals di Madrid.

In sintesi, sono state abolite le distinzioni zonali per il Gruppo I e il Gruppo II, lasciandoli ai soli Gruppi III e IV. Dal 2020, dunque, potranno affrontarsi squadre di continenti diversi che fino a oggi non avrebbero mai potuto sfidarsi.

“Grazie” al World Group I e al World Group II spariscono le tre aree in cui era stato diviso il mondo: Americhe, Europa-Afrca e Asia-Oceania. Dopo l'annuncio è stato effettuato il sorteggio dei match del 2020, con l'immediato effetto di proporre sfide tra nazioni che non si erano mai affrontate (7 casi su 12).

In effetti, alcni accoppiamenti sono suggestivi: nel Gruppo 1 spiccano Bosnia-Sudafrica, Finlandia-Messico, Venezuela-Nuova Zelanda, Perù-Svizzera e Norvegia-Barbados. Nel Gruppo 2 troviamo Paraguay-Sri Lanka, Marocco-Vietnam, Guatemala-Tunisia, Bulgaria-Costa Rica e Filippine-Grecia.

Funzionerà così: le 12 vincenti dei match del Gruppo I (i match si giocheranno il 6-7 marzo 2020) affronteranno le 12 sconfitte del turno preliminare delle Finals, i cosiddetti “Davis Cup Qualifiers”.

Le perdenti affronteranno le vincenti del Gruppo II per assicurarsi un posto nella categoria. Nel suo comunicato, l'ITF dice che la modifica è frutto di un'”ampia consultazione” con le varie federazioni, e sostiene che in questo modo “più nazioni potranno competere su base mondiale, con una maggiore opportunità di partite in casa e in trasferta grazie a un'ampia varietà di avversari”.

La modifica sortirà un solo effetto positivo: la classifica di Coppa Davis non sarà più utilizzata per stabilire le gerarchie, ma la serie in cui giocherà ogni nazione sarà stabilita esclusivamente da quanto accade sul campo, con promozioni e retrocessioni dirette.

“Siamo impegnati a lavorare con i nostri paesi membri per garantire che il format della competizione, a tutti i livelli, massimizzi il suo potenziale di crescita e successo – ha detto Dave Haggerty – il nuovo format eleva questi livelli e permette un'evoluzione”.

Due punti, tuttavia, lasciano perplessi. Il primo è di natura economica: la maggior parte delle federazioni sono poverissime e faticano a organizzare eventi e trasferte. Giusto ieri vi abbiamo raccontato quanto successo due anni fa al Perù, con la squadra rimasta senza soldi nella trasferta in Ecuador (che pure è un paese confinante).

E allora ci si domanda come faranno, alcune federazioni, a sostenere il peso economico di trasferte durissime. Pensiamo alla Finlandia che dovrà volare in Messico, la Nuova Zelanda in Venezuela, oppure Barbados, costretto all'improbabile trasferta in Norvegia (!).

Nel Gruppo 2, sarebbe stato interessante conoscere la reazione dei dirigenti dello Sri Lanka quando hanno saputo di dover organizzare un viaggio in Paraguay, o quelli di Zimbabwe (attesi in Siria) e Porto Rico (destinati in Danimarca).

Se il fascino di certe sfide è innegabile, permangono forti dubbi sulla sostenibilità del format. A meno che l'ITF abbia tranquillizzato i paesi, promettendo contributi e sostegno economico, magari sfruttando la pioggia di milioni offerta dal Gruppo Kosmos.

Vedremo. Il secondo dubbio è di natura sportiva: togliendo i vincoli geografici, c'è il rischio di azzerare le possibilità di certe zone del mondo. Il vecchio format, con la divisione in Gruppi Zonali, non era intuitivo ma garantiva la certezza che ogni continente arrivasse almeno alle soglie del World Group.

Al contrario, certi paesi di Africa, Asia e Centro America rischiano di essere spazzati via e finire nelle retrovie, togliendo la possibilità di vederli su buoni livelli. Sul piano sportivo può essere giusto, su quello promozionale si rischia di affossare l'immagine del tennis in diverse nazioni.

Per quale motivo un bambino dovrebbe scegliere di giocare a tennis a Barbados o Sri Lanka se vede che la sua nazionale prende solo batoste? Quale spirito di emulazione potrebbe nascere? Il vecchio format garantiva un minimo di equilibrio, almeno nei turni preliminari.

Visto che il tennis è sempre più incentrato sull'Europa, c'è il rischio che possa comprimersi ancora di più. A Madrid, 10 delle 18 nazioni impegnate saranno europee. Con questo format, c'è il rischio che in qualche anno la Davis diventi una questione per i soli Paesi europei, con rare (e sempre le solite) eccezioni.

È giusto che vincano i più forti, per carità, ma la Davis aveva un valore sociale, quasi culturale. Con l'ennesima modifica rischia di smarrirsi ancora di più.