Djokovic e lo spirito di Steve Jobs per assaltare ogni record


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Djokovic e lo spirito di Steve Jobs per assaltare ogni record

Chissà se Novak Djokovic possiede un iPhone. Sarebbe curioso il contrario, specie dopo aver adottato una delle frasi più famose di Steve Jobs, celeberrimo fondatore di Apple: “L'unico modo per fare un ottimo lavoro è amare quello che fai”.

Da qualche tempo, il serbo non combatte solo contro gli avversari: ha scelto di sfidare la storia e cercare di diventare il più titolato di sempre (non ci azzardiamo a dire “più forte”, altrimenti il dibattito diventa pernicioso...).

Il segreto dei suoi successi risiede proprio nell'approccio, così simile a quello di Jobs: i record contano, per carità, ma tutto nasce da dentro, dall'amore per lo sport che gli ha regalato notorietà eterna.

Lo ha confermato dopo la vittoria di routine a Tokyo, titolo numero 76 su 110 finali. “La principale fonte di motivazione arriva da dentro, non dall'esterno – ha detto Djokovic – mi vedete giocare in partita, ma i tornei non superano il 10-20% del tempo che dedico al tennis in un anno.

Tutto il resto è allenamento. Per questo ci vuole una motivazione quotidiana che viene da dentro e ti guida laddove vuoi arrivare”. Sembrano le solite frasi fatte, quasi una cortesia nei confronti di John Millman (sconfitto in finale a Tokyo), che lo aveva “incoronato” durante la premiazione.

Invece le parole di Djokovic rivelano la fonte primordiale dei suoi successi passati, presenti e – soprattutto – futuri. “Ovviamente è corretto parlare di duro lavoro, ma se fai qualcosa che non ami è difficile farlo con continuità – dice Djokovic – gioco a tennis da quando sono nato e faccio il professionista da oltre 15 anni, ma il piano è giocare ancora per molti anni e spero di restare in salute per riuscirci, oltre ad allineare cuore, mente e anima”.

Mettendo insieme questi elementi, il serbo può sconquassare pimati che sembravano scolpiti su pietra. Ci si era un po' dimenticati di Nole, specie dopo il ritiro allo Us Open e gli spifferi che parlavano di un infortunio alla spalla più grave del previsto.

Invece a Tokyo non ha perso un set. La vittoria in Giappone (laddove si è recato per annusare l'aria olimpica che ritroverà la prossima estate: le Olimpiadi rimangono un enorme obiettivo per lui: ne ha giocate tre, raccogliendo un misero bronzo a Pechino 2008) non è la più importante della sua carriera, ma è funzionale per un obiettivo di valore.

Un obiettivo immediato, ancor di più che l'eterna rincorsa a Federer e Nadal negli Slam: le settimane al numero 1 ATP e, magari, le stagioni chiuse in vetta. Andiamo con ordine: quella appena iniziata è la settimana numero 272 con il nome di Djokovic davanti a tutti.

Ha appena superato Connors e Lendl, portandosi in terza posizione alle spalle di Federer (310) e Sampras (286). Significa che si trova ad appena 38 settimane dalla vetta. Per intenderci, circa 9 mesi. Traguardo fattibile? Certo, ma nell'immediato rischia l'aggancio di Rafael Nadal.

Nell'ATP Race 2019, la classifica valida per il ranking di fine anno, lo spagnolo ha ben 1.460 punti di vantaggio. Distacco importante, ma il 2019 ha ancora molto da assegnare. In soccorso di Djokovic può arrivare – pensate un po' – il matrimonio di Nadal.

A parte le ragioni ufficiali del forfait dello spagnolo a Shanghai, è evidente che fervono i preparativi per sabato 19, quando convolerà a notte con Maria Francisca Perello. E allora Nole ha la grande chance di riavvicinarsi: in caso di successo al Qi Zhong Stadium (sarebbe la quinta volta), il distacco scenderebbe a 460 punti (860 in caso di sconfitta in finale).

A quel punto, resterebbero due tornei: il Masters 1000 di Parigi Bercy e le ATP Finals (queste ultime garantiscono ben 1.500 punti al vincitore imbattuto). Anche il più incallito degli umanisti capirebbe che la matematica è amica di Nole, anche perchè le condizioni indoor sono le peggiori per Nadal.

I due si ritroveranno giovedì 24 per una lucrosa esibizione a Nur Sultan, in Kazakhstan (nuovo nome della capitale, l'ex Astana). Prima di Bercy, dunque, non cercheranno di rosicchiarsi punti a vicenda tra Basilea e Vienna, per il nervoso degli organizzatori dei due tornei.

Se Djokovic dovesse artigliare il numero 1 di fine anno, per lui sarebbe la sesta volta. Record assoluto al pari del suo idolo Pete Sampras, capace di chiudere in vetta ininterrottamente dal 1993 al 1998. Nell'ultimo anno, in particolare, fu protagonista di un'affannosa volata con Marcelo Rios, che gli era rimasto davanti per buona parte della stagione.

Ci teneva da matti, al punto da sottoporsi a una programmazione infernale nell'ultimo mese di tornei: Basilea, Vienna, Lione, Stoccarda, Parigi Bercy, Stoccolma e ATP Finals. Sei settimane consecutive, il tutto in nome di una leadership ancora oggi ineguagliata.

Djokovic può raggiungere il suo record, e chissà che non possa ulteriormente migliorarlo. Ancora più suggestivo il record di settimane in vetta. Dovesse chiudere l'anno al comando, avrebbe la garanzia di restare al comando almeno altre 15 settimane, poi ci sarebbe la pesante cambiale australiana.

Tuttavia, questo Djokovic sembra avere le armi per farcela e per superare un record che sembrava imbattibile. Si trova nella posizione ideale: Federer ormai non ha più chance di tornare al numero 1 (ha ovviamente privilegiato la qualità alla quantità nella programmazione), mentre Nadal – se anche dovesse temporaneamente sorpassarlo – è lontanissimo, con “appena” 196 settimane in vetta, peraltro spalmate in sette stint.

E allora Djokovic, oggi come oggi, sembra in ottima posizione per raggiungere un grande risultato. Volando con la fantasia, si può persino ipotizzare la sua scalata in una classifica che comprenda anche le donne. In questo momento, tre giocatrici vantano più settimane al comando di Djokovic (e dello stesso Federer): Steffi Graf (377), Martina Navratilova (332) e Serena Williams (319).

Le ultime due sembrano alla portata, mentre per agguantare la Graf avrebbe bisogno di due anni “pieni” al comando. Avrà la forza e la qualità per riuscirci? Gli inseguitori, in particolare i più giovani, glielo permetteranno? Difficile a dirsi.

L'unica certezza è che Nole ha dalla sua tutto l'amore possibile: “La forza portante di tutto questo, la mia più grande motivazione, è davvero l'amore per il gioco. Questo deve essere il carburante che mi spinge ogni singolo giorno – ha detto – naturalmente gli obiettivi sono importanti, ma nel mio caso cerco di non renderli più significativi di quello che conta per davvero”. Steve Jobs sarebbe fiero di lui.