1977: la rivoluzione mancata della Racchetta Spaghetti


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1977: la rivoluzione mancata della Racchetta Spaghetti

Non si fosse messa di mezzo l'ITF, oggi Werner Fischer sarebbe straricco. Invece è rimasto una virgola, una curiosità nell'ultracentenaria storia del tennis. C'è da credere che il 3 ottobre di ogni anno maledica la ricorrenza, la scelta della federazione internazionale di mettere al bando la sua racchetta, passata alla storia con il nome di “Racchetta Spaghetti”.

Era il 1977: poche ore dopo la clamorosa finale del torneo di Aix en Provence, misero al bando il telaio che aveva permesso a Ilie Nastase di mettere fine all'eterna striscia vincente di Guillermo Vilas sulla terra battuta.

Qualche anno prima, l'orticoltore di Vilsbiburg – con una folle passione per il tennis – aveva inventato un nuovo tipo di racchetta. Il principio era tanto semplice quanto rivoluzionario: doppia incordatura, doppi nodi, schema stranissimo: 36 corde verticali e appena 5 orizzontali.

L'operazione richiedeva moltissimo tempo, dieci volte in più rispetto a una racchetta normale (tre ore contro i 15-20 minuti necessari per una semplice incordatura), ma sul campo la differenza si sentiva. Fischer iniziò a utilizzarla a livello di club, concedendo il prezioso attrezzo ai suoi compagni di squadra.

Risultato? Il piccolo TC Grun-Weiss Vilsbiburg ottenne una clamorosa promozione in Bundesliga. Non ci volle molto affinché la racchetta diventasse famosa in tutta la Germania. Nel 1976, pensate un po', Fischer fu addirittura ospitato da una trasmissione sportiva della ZDF, la TV pubblica.

Ma un conto era vincere in Bundesliga, un conto era portare la sua invenzione nel circuito internazionale. Il primo tentativo risale al 1976, quando approfittò di un torneo a Colonia per mostrarla ad alcuni professionisti.

Jimmy Connors non lo prese sul serio, mentre Harold Solomon sembrava interessato. Memore di un infortunio di qualche anno prima con una racchetta simile, lasciò perdere. La scelsero alcuni francesi e l'australiano Barry Philips-Moore, noto per incordarsi da solo le sue racchette.

Giocatore di secondo piano, al Roland Garros 1977 si fece notare battendo un ottimo giocatore come Patricio Cornejo. L'exploit incuriosì l'americano Michael Fishbach, che chiese disperatamente a Philips-Moore di averne una.

Niente da fare. Ma la sorte gli diede una mano: qualche settimana dopo, durante il torneo di Gstaad, ne vide una e riuscì ad analizzarla. Al ritorno in casa, provò ad imitare il lavoro di Fischer e – dopo 30 ore di lavoro – riuscì a partorire un telaio simile.

Risultato? Si presentò allo Us Open, passò le qualificazioni e giunse al terzo turno, con tanto di netta vittoria contro Stan Smith. Si arrese al terzo turno contro John Feaver, che descrisse così il comportamento della palla scagliata da una Racchetta Spaghetti: “Sembra un uovo impazzito”.

La racchetta con la doppia incordatura divenne una sorta di tormentone. Tutti la volevano, pensando che fosse la panacea di ogni male. Ilie Nastase disse che non l'avrebbe mai utilizzata perchè sarebbe stato un atto contrario alla sua “dignità”.

Ma il buon Ilie, si sa, è un tipo strano. Ci volle poco per convincerlo a provarla al torneo di Aix en Provence, in Francia. Fischer preparò apposta per lui un telaio in alluminio, portandoglielo personalmente in automobile.

In Costa Azzurra, tre dei quattro semifinalisti utilizzavano la Racchetta Spaghetti. Oltre a Nastase, infatti, c'erano i francesi Goven e Deblicker. L'unico a utilizzare una racchetta tradizionale era Guillermo Vilas, imbattuto da 53 partite sulla terra battuta.

Chissà fino a dove si sarebbe spinto se, il 2 ottobre 1977, non avesse affrontato Nastase “armato” di Racchetta Spaghetti. Persi i primi due set (6-1 7-5), l'argentino si ritirò. Abbandonò il campo furioso, sbraitando.

A suo dire, non stava perdendo contro un avversario, ma "contro una racchetta”. Era giunto il momento di regolamentare la questione: il giorno dopo, con una sorta di “decreto legge” tennistico, l'ITF proibì temporaneamente l'utilizzo del telaio.

Si sussurra che ebbe un ruolo importante Ion Tiriac, allora manager di Vilas. Di sicuro il decreto sarebbe diventato regolamento l'anno dopo, al termine dell'assemblea di Barcellona, il 18 luglio. Ma cosa aveva di particolare la Racchetta Spaghetti? In sintesi, la palla sostava più tempo nelle corde ed era come se fosse colpita un paio di volte, rendendo incontrollabili le rotazioni.

La tesi fu confortata qualche tempo dopo da una perizia effettuata dall'Università di Brunswich. In effetti, i rimbalzi erano strani, quasi incontrollabili. Subito dopo l'impatto, il colpo sembrava tradizionale.

Ma dopo aver colpito per terra, la palla diventava ingestibile. Nastase sosteneva che fosse difficile da maneggiare, e che contava soprattutto mettere in campo la prima di servizio e giocare in slice, affidandosi alla stranezza dei rimbalzi.

Comunque sia, la Racchetta Spaghetti si è costruita uno spazio indelebile nella storia del tennis, al punto da essere conservata addirittura nel Museo di Wimbledon. La curiosità è che la decisione di bandirla – ufficializzata solo il 3 ottobre 1977 – era stata presa una decina di giorni prima, il 22 settembre.

Se l'avessero resa nota subito, probabilmente Vilas avrebbe vinto anche ad Aix en Provence, e chissà quanto sarebbe durata la sua imbattibilità “rossa” (poi superata da Nadal, autore di una striscia vincente di 81 partite tra il 2005 e il 2007).

Ma l'argentino non fu la sola vittima del semaforo rosso imposto dall'ITF. Ancora oggi, Werner Fischer è imbestialito: diverse aziende si erano interessate al prodotto: Adidas gli aveva addirittura chiesto una collaborazione, ma volevano produrre una racchetta simile anche Donnay, Lacoste, Gauthier e Prince.

Al momento del blocco, il buon Fischer aveva già preparato 2000 telai. “Sarebbe bastato un anno e sarei diventato ricco, invece mi hanno rovinato”.