La punizione è durata poco: Giudicelli eletto vicepresidente ITF


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La punizione è durata poco: Giudicelli eletto vicepresidente ITF

I più attenti avranno esclamato: “Eh? Ma com'è possibile?”. Durante l'Annual General Meeting di Lisbona, oltre all'elezione del presidente ITF, è stato rinnovato l'intero consiglio, compresi i tre vicepresidenti: bene, per il prossimo quadriennio Dave Haggerty sarà affiancato da Katrina Adams, Bulat Utemuratov e...

Bernard Giudicelli. Come, pardon? Quest'ultimo non si era dimesso da qualsiasi ruolo lo scorso ottobre dopo i fatti che lo avevano riguardato? Com'è possibile che sia uscito dalla finestra, salvo poi rientrare dalla porta principale? Ebbene sì, è stato possibile.

Ed è una storia passata quasi sotto silenzio, con tanto di un intervento – pensate un po' – del TAS di Losanna. Ma andiamo con ordine: il 19 settembre di due anni fa, Giudicelli è stato condannato per diffamazione dal Tribunale di Lione per le parole nei confronti di Gilles Moretton, ex buon giocatore e attuale dirigente FFT.

Durante la campagna elettorale per le elezioni di presidente per la Lega Auvergne-Rhône-Alpes (una sorta di maxi comitato regionale, che gestisce la bellezza di 130.000 tesserati), aveva screditato Moretton accusandolo di far parte di un gruppo di persone che nel 2011 aveva fatto razzia dei biglietti per il Roland Garros, salvo poi rivenderli a cifre dieci volte superiori.

In sintesi, bagarinaggio. Moretton lo ha immediatamente denunciato e ha vinto la battaglia legale, intascando un risarcimento di 10.000 euro più spese varie. Il punto è che lo statuto ITF, in particolare il suo articolo 21, sostiene che non si può far parte del Consiglio d'Amministrazione (in cui Giudicelli stazionava da tempo) se è stata subita una condanna di natura penale.

Lo scorso anno, tuttavia, mentre si avvicinava l'assemblea di Orlando (in cui sarebbe stato votato il futuro della Davis), l'ITF ha tenuto in ghiaccio la posizione di Giudicelli, salvo poi proporre un emendamento alla norma, votato dal 68,8% degli aventi diritto: la rimozione non sarebbe stata automatica se il reato per cui uno è stato condannato non è di natura penale in tutti i Paesi del mondo.

In quel caso, la decisione sarebbe spettata allo stesso Consiglio d'Amministrazione. Il tutto è avvenuto dopo che Giudicelli aveva potuto riversare sul “sì” alla nuova Davis i 12 voti a disposizione della FFT.

Questa storia è nota. Pochi sapevano, invece, che dopo l'assemblea di Orlando il presidente ITF Dave Haggerty aveva chiesto a un esperto indipendente (Michael Beloff QC) di valutare la posizione di Giudicelli, in particolare se la sua presenza nel CDA non fosse stata sconveniente per la federazione.

A risposta affermativa, nell'ottobre 2018 ha contattato Giudicelli per informarlo che avrebbe dovuto essere sospeso per quattro anni a partire dalla data della sentenza di condanna (19 settembre 2017). Quattro giorni dopo, Giudicelli si è dimesso.

Tutti ne diedero notizia, senza però conoscere il motivo. Si è poi scoperto che non era stato un gesto spontaneo, ma indotto dalle comunicazioni ricevute da Haggerty. La notizia è che il presidente della federtennis francese non si è dato per vinto e un paio di settimane dopo ha proposto appello addirittura al TAS di Losanna per contestare la sua inelggibilità a qualsiasi carica in seno alla Federazione Internazionale.

Bene, dopo un'attesa di sette mesi, il Tribunale Supremo dello Sport si è pronunciato a favore di Giudicelli. Una sentenza di 20 pagine, depositata il 21 maggio 2019, piena di cavilli e con un linguaggio giuridico piuttosto stretto, ha parzialmente accolto la sua richiesta, annullando la sua dichiarazione di ineleggibilità.

Grazie a questa sentenza, il dirigente corso è tornato eleggibile e si è presentato a Lisbona, laddove è stato nominato addirittura vicepresidente. Leggendo la sentenza del TAS, è quasi ironico che le due parti in causa siano Bernard Giudicelli e la stessa ITF, ente che lo ha protetto probabilmente più del dovuto, consentendogli di restare in sella fino a quando serviva, e approvando un emendamento che gli avrebbe comunque permesso di restare in carica.

Onestamente, un passaggio discutibile per un organo di governo che ha via via perso il suo prestigio nel mondo del tennis. Impressiona l'attaccamento alle “poltrone” di alcuni dirigenti che operano nell'ambiente da anni e che sono pronti a tutto pur di far valere le loro posizioni.

Per la cronaca, per il ruolo di tesoriere e amministratore delle finanze è stato confermato René Stammbach (presidente di Swiss Tennis), così come i due rappresentanti degli atleti, Mary Pierce e Mark Woodforde.

Nel frattempo sono stati eletti anche i 14 membri del Consiglio d'Amministrazione. Tra loro spiccano un paio di nomi: Anil Khanna, che era tra gli avversari di Haggerty nella battaglia presidenziale, e il presidente della federtennis tedesca Ulrich Klaus, uno dei più fieri oppositori alla riforma della Davis.

Francamente, sorprende vederlo nel nuovo CDA appena un anno dopo. Il suo vicepresidente, il coach Dirk Hordorff, che aveva manifestato il suo disappunto dodici mesi fa, è stato premiato durante l'assemblea di Lisbona e ha lasciato – sul suo profilo Facebook – considerazioni ben più distensive, in cui invita tutti a dare tempo e fiducia al nuovo assetto ITF, il quale avrebbe compreso le esigenze dei giocatori.

Non ci sarà nessuna rappresentanza italiana nel Consiglio: tra i candidati c'era la cagliaritana Luisanna Fodde, che però non ha ottenuto le preferenze necessarie.