Federer - Zverev: Guerra Fredda contro la nuova Davis


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Federer - Zverev: Guerra Fredda contro la nuova Davis

Soldi, strategia, o forse un disegno più grande di lui. Chissà. Impegnato a Pechino, Alexander Zverev è in lotta per un posto alle ATP Finals (laddove è campione uscente), eppure in Germania il suo nome è chiacchierato per un'altra ragione.

Sin dallo scorso anno, ripete che non avrebbe partecipato alle Davis Cup Finals di Madrid. Non ne aveva fatto una questione etica, ma semplicemente di calendario. “Abbiamo una stagione di undici mesi e mezzo, dobbiamo riposare in vista della trasferta in Australia.

In quel periodo ho bisogno di vacanze e preparare il corpo per la stagione successiva. Nessuno potrà convincermi a giocare la Davis, almeno in quella data”. Affermazioni condivisili, ribadite più volte. Pur essendo legato alla divisa della Germania (al punto da partecipare al turno preliminare di febbraio) ha mantenuto fede alla promessa, a differenza di altri.

Alla Caja Magica di Madrid, dunque, il capitano Michael Kohlmann dovrà fare a meno di lui. Ma c'è un “però” grosso così: in quei giorni si recherà in Sudamerica per giocare quattro esibizioni con Roger Federer.

Un tour de force ben più impegnativo rispetto a quella che sarebbe stata la “semplice” trasferta a Madrid. Qualcuno si è indignato, ricordando le sue dichiarazioni dell'anno scorso. Quale credibilità possono avere oggi, considerando che Sascha si sottoporrà a viaggi per 22.000 km in una settimana? La sensazione è che i motivi dietro la sua scelta siano ancora più profondi.

Come è noto, ha scelto di farsi rappresentare da “Team8”, l'agenzia che fa capo a Tony Godsick e Roger Federer, di cui fanno parte anche Juan Martin Del Potro e Cori Gauff. C'è lo zampino di Team8 dietro la Laver Cup, maxi-evento che ha monopolizzato l'attenzione un paio di weekend fa.

Zverev ha partecipato a tutte le tre edizioni, peraltro coprendosi di “gloria” a Chicago e Ginevra, portando a casa il punto decisivo per il successo del Team Europe. C'è da credere che la Laver Cup diventerà una tappa fissa del suo calendario, a maggior ragione dopo le ultime scelte.

Team8 lo ha scelto per accompagnare Federer nella tournèe che effettuerà in Sudamerica proprio nella settimana delle Davis Cup Finals. C'è del business, ci mancherebbe, ma non è azzardato pensare a una “manovra di disturbo” per la nuova Davis.

Pensate al disorientamento del pubblico: nella settimana di un evento su cui l'ITF si sta giocando la sua traballante credibilità, il giocatore più famoso del globo e uno dei giovani più forti si diletteranno in quattro esibizioni a 10.000 km di distanza.

Una follia. Federer giocherà cinque partite: quattro saranno con Zverev, una (guarda un po'..) con Del Potro, a Buenos Aires, il 20 novembre. Gli appuntamenti con il tedesco saranno martedì 19 novembre a Santiago del Cile presso la Movistar Arena (sede dello storico “Dia de los Sillazos” durante l'incontro di Davis tra Cile e Argentina del 2000.

Oggi è stata completamente rinnovata e ospiterà 11.800 spettatori: i dettagli devono ancora essere svelati). Tre giorni dopo, i due si ritroveranno a Bogotà, in Colombia, in un altro palazzetto sponsorizzato da Movistar.

Per questo evento è già polemica per i prezzi dei biglietti. I tagliandi meno costosi costeranno 450.000 pesos colombiani (l'equivalente di circa 120 euro), cifra enorme per un Paese in crisi economica. Per intenderci, lo stipendio minimo colombiano è stato fissato in 828.000 pesos: per assistere all'incontro, dunque, un operaio qualsiasi dovrà sborsare il 55% della sua paga mensile.

Sarà un evento riservato ai ceti abbienti, ma non ci sono dubbi sul raggiungimento del sold out (nello stesso impianto, nel 2013, aveva giocato un'esibizione con Tsonga). Il giorno dopo, in contemporanea alle semifinali di Davis, i due si ritroveranno a Città del Messico per un evento che si preannuncia storico: l'esibizione si giocherà nella più grande Plaza de Toros al mondo.

Ci sarà spazio per 41.000 spettatori e potrebbe essere record mondiale di pubblico per un match di tennis non ufficiale: in questo momento, il primato appartiene all'esibizione di Bruxelles tra Kim Clijsters e Serena Willams, giocata nel 2010 davanti a 35.681 persone.

In Messico i biglietti saranno meno cari: i posti più economici costeranno l'equivalente di 20 euro e, oltre al main event, ci sarà un match di doppio in cui gli eroi di casa Gonzalez-Varela Reyes sfideranno i gemelli Bryan.

In palio, un montepremi di 20.000 dollari. A chiudere, domenica 24 novembre, lo svizzero e il tedesco si ritroveranno ai 2.850 metri di Quito, in Ecuador, prima assoluta di King Roger nel Paese che ha recentemente perso il suo torneo ATP.

L'evento deve ancora essere presentato dagli organizzatori locali (dunque non si conoscono ancora i dettagli dei prezzi dei biglietti), ma è già nota la sede: si giocherà presso il Coliseo Ruminahui, palasport inaugurato nel 1992 e in grado di ospitare fino a 16.000 spettatori.

Nella sua breve storia, ha ospitato diversi concerti di prestigio. Tre anni fa, vi si è esibita anche Laura Pausini. L'operazione è perfettamente comprensibile dalla prospettiva di Federer e Team8: lo svizzero non ha certo bisogno di giocare la Davis, vuoi perché l'ha già vinta, vuoi perché la Svizzera non si è nemmeno qualificata per Madrid.

Tuttavia, sembra un'operazione per indebolire il progetto Kosmos e conferire ancora maggiore importanza alla Laver Cup (la cui prossima edizione è prevista a Boston i prossimi 25-27 settembre). Meno comprensibili le scelte di Zverev: è ancora giovane, non vanta titoli di prestigio e giocherà quando – parole sue – avrebbe dovuto essere alle Maldive.

Parliamoci chiaro: la tensione agonistica di questi match sarà pari a zero, ma l'impegno logistico è notevole. E allora le dichiarazioni dell'anno scorso perdono valore e minano la credibilità di Zverev.

Che la Davis abbia perso la sua essenza, beh, è chiaro: tuttavia sarebbe stato più coerente andare in vacanza, soprattutto se Zverev – come ha ribadito più volte – è un sostenitore del vecchio format.

I soldi, tuttava, possono fare molto. Non tutto, ma quasi. “Sascha non ha mai avuto un ruolo nei nostri piani in vista di Madrid – ha detto Michael Kohlmann, che dovrà fare a meno di lui nel girone contro Cile e Argentina – in fondo, ha sempre escluso di esserci.

Ho coltivato una piccola speranza fino all'estate, poi non più. Questo annuncio mi ha un po' sorpreso, ma nel complesso capisco la scelta di Alexander. Mi sembra evidente che sia una dichiarazione d'intenti contro la Davis e la stessa ITF”. Su questo non ci sono dubbi.