La mononucleosi colpisce anche Sabine Lisicki. “Ma non mi arrendo”.


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La mononucleosi colpisce anche Sabine Lisicki. “Ma non mi arrendo”.

C'è un record che difficilmente le porteranno via. Sabine Lisicki ha sparato il servizio più potente mai registrato nel circuito WTA: 131 miglia (circa 211 km/h) a Stanford, nel 2014. Ma siamo convinti che avrebbe rinunciato volentieri al primato in cambio di un po' dì salute. Già vittima di un mucchio di infortuni, la tedesca ha festeggiato nel peggiore dei modi il 30esimo compleanno, domenica scorsa.

A casa, ferma, vittima di una fastidiosa mononucleosi. Ma non smette di crederci: vuole tornare nel tennis che conta e togliersi ancora qualche soddisfazione, anche se non sarà facile tornare ai livelli toccati nel 2013, quando fece innamorate la Germania con una fantastica finale a Wimbledon.

Batté Serena Williams, si confermò contro Agnieszka Radwanska (coetanea, che invece ha alzato bandiera bianca) e si arrese a Marion Bartoli, travolta dalla tensione. “Dopo quella finale, ho pensato che vincere un grande titolo fosse solo questione di tempo” aveva detto qualche mese fa, riflettendo sulle difficoltà degli ultimi anni.

Sabine non è mai stata una lavoratrice indefessa, eppure il suo fisico possente avrebbe avuto bisogno di maggior cura. Ginocchio, gamba, piede, spalla: negli ultimi anni è stata travolta dai problemi fisici (con tanto di operazione al ginocchio nel novembre 2017) e non sempre è stata sfortuna, ma la conseguenza di una condotta non impeccabile.

Dopo il grande exploit di Wimbledon si è fatta attirare dalle sirene dello star system, ancora più luccicanti perché è stata a lungo fidanzata con Oliver Pocher, noto showman della TV tedesca. Quando il fisico l'ha lasciata in pace, tuttavia, ha mostrato di potersela giocare con le migliori.

L'ultima volta risale al 2015, quando fece ottime cose a Indian Wells e Miami. Ma i numeri ricordano che ha vinto l'ultimo titolo cinque anni fa ad Hong Kong, e negli ultimi anni la sua sagoma è diventata sempre più piccola, un anonimo puntino nel radar del circuito WTA.

È stata anche sfortunata: dieci anni fa si ruppe una caviglia durante un match allo Us Open, uscendo dal campo in sedia a rotelle. L'ultima batosta risale a questa estate, quando le hanno diagnosticato la "malattia del bacio".

Sabine avvertiva stanchezza e affaticamento sin da gennaio, con un vivo peggioramento ad aprile durante il torneo di di Bogotà. Eppure ha continuato fino all'estate, giocando il suo ultimo match al WTA 125 di Karlsruhe, battuta dalla nostra Jasmine Paolini.

“Non sapevo cosa stesse succedendo – ha detto Sabine, forte dell'ok dei medici per tornare ad allenarsi – ero debole e non capivo perché. Mi ero allenata ma non riuscivo ad essere competitiva, pensavo che qualcosa non andasse perché con la testa era tutto ok, ma il fisico non mi sosteneva.

Quando mi hanno detto della mononucleosi è stato uno shock, perché non me l'aspettavo. So che è capitato a diversi atleti, ma non avrei mai pensato che succedesse anche a me. In realtà dovrei essere contenta perché l'hanno scoperto.

I medici hanno indagato, scavato e finalmente hanno capito di cosa si trattava”. Una disdetta, perché aveva chiuso il 2018 con una finale al WTA 125 di Taipei. Sembrava il giusto viatico per la stagione del riscatto, invece il 2019 si è trasformato in un calvario.

L'ennesimo. Ha perso all'esordio nei primi nove tornei giocati, raccogliendo il primo successo a giugno, sull'erba di Surbiton. Sono arrivate sui prati anche le altre tre vittorie, due a Wimbledon (laddove si è arresa all'ultimo turno delle qualificazioni contro Lesley Kerkhove).

Per il resto, un bilancio indegno per una giocatrice della sua classe: 4 vittorie e 14 sconfitte per un ranking WTA franato al numero 321. “Quando ho iniziato a stare male ho pensato di non essere abbastanza in forma – racconta la Lisicki – di solito si pensa sempre ai problemi fisici, è una scusa sempre pronta, ma non sono una che dice di non stare bene.

Penso di poter fare sempre meglio”. Una delle qualità principali di “Bum Bum Bine”, come l'avevano soprannominata ai tempi della finale a Wimbledon, è l'ottimismo. E la capacità di sorridere sempre.

Per questo non ha intenzione di alzare bandiera bianca e vuole tornare in campo, ma soltanto quando avrà recuperato al 100%. “Sento ancora il fuoco della competizione dentro di me – racconta – e mi fa venire voglia di giocare e competere, dandomi anche la forza di avere pazienza.

E sì, non vedo l'ora di tornare in campo”. Non sarà facile rivederla ad altissimi livelli, perché il tennis femminile è cambiato parecchio negli ultimi anni e la tedesca ha perso da tempo il contatto con le migliori.

Sarà una sfida affascinante, ma la cosa importante – almeno adesso – sarà mettersi alle spalle ogni problema fisico. Intanto, dopo vent'anni, lo scorso marzo si è tagliata i capelli. Si dice che il cambio di look, per una donna, rappresenti sempre un nuovo inizio. Per adesso non è stato così, ma Sabine non vuole smettere di crederci.