L'ITF cade nel rischio FIFA. Cosa deve succedere per un cambiamento?


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L'ITF cade nel rischio FIFA. Cosa deve succedere per un cambiamento?

Come era prevedibile, non c'è stata nessuna rivoluzione. Tutto uguale, zero cambiamenti. Nonostante una serie di controversie e “disastri” nell'ambito delle pubbliche relazioni, David Haggerty è stato rieletto come presidente ITF.

Nonostante tre avversari, non ha avuto nemmeno bisogno della seconda tornata di votazioni: ha colto la maggioranza assoluta dei voti (60,5%) già al primo colpo. L'americano ha raccolto 259 dei 428 voti valdiamente espressi (ci sono state soltanto nove schede nulle), tenendo a distanza l'indiano Anil Khanna (21,7%), l'irlandese Dave Miley (10,8%) e il ceco Ivo Kaderka (7%).

Il voto pro-Haggerty è una forte validazione di quanto fatto nei primi quattro anni di governo, soprattutto con la rivoluzione di Coppa Davis e Fed Cup. Tramite il Telegraph, scopriamo che la LTA (la federazione britannica) ha votato a favore di Haggerty, probabilmente per accontentare Wimbledon.

Philip Brook, presidente del club, ha sempre sostenuto il dirigente americano. È curioso il comunicato diffuso dalla LTA: “Siamo profondamente preoccupati dalla governance di questo sport, del ruolo dell'ITF in una serie di recenti decisioni.

Però non crediamo che sia il momento giusto per un cambio dello status quo”. Incredibile: non hanno apprezzato la politica di Haggerty, però lo hanno sostenuto ugualmente perché non sarebbe “il momento”.

Viene da domandarsi quando lo sarà... Sul piano economico, Haggerty ha strappato le promesse (vedremo se si tramuteranno in realtà) della valanga di soldi garantita da Kosmos per i diritti della Coppa Davis, nonché del governo ungherese, che si è assicurato di ospitare la nuova Fed Cup.

C'è da aspettarsi che la prima edizione delle Davis Cup Finals sarà organizzata nel migliore dei modi, anche se alcune fonti sostengono che Kosmos stia incontrando alcune difficoltà per attirare gli sponsor e i diritti di trasmissione che giustificherebber l'esborso promesso.

Nel suo articolo, Simon Briggs del Telegraph ha evocato (forse esagerando) il caso di ISL, l'agenzia di marketing sportivo che nel 1999 aveva acquistato i nove Masters 1000 (allora Super 9) con un maxi esborso di 1,2 miliardi di sterline.

L'operazione fu un disastro e si chiuse con un rapido fallimento, avvenuto due anni dopo. Ha fatto meno scalpore l'operazione Fed Cup, poiché l'evento ha meno tradizione (è nata oltre 60 anni dopo la Davis) e, soprattutto, ha spesso cambiato formula.

Ad ogni modo, il montepremi sarà di 14,2 milioni di sterline, di cui 12 promessi alle giocatrici. Il divario tra l'investimento e il reale valore dell'evento sembra notevole. In Ungheria, ad ogni modo, sembra un'operazione fattibile per il governo autocratico di Viktor Orban.

L'altro punto chiave del primo quadriennio di Haggerty è stata la riforma dei tornei minori, il cosiddetto Transition Tour. Come è noto, l'ATP aveva tolto i punti per quasi tutti i tornei ITF (gli ex Futures), riducendo considerevolmente il numero di giocatori nella classifica mondiale.

Tutti gli altri erano finiti in un ranking ITF che nessuno considerava: dopo una protesta globale, l'esperimento è stato abolito dopo appena sette mesi, con la restituzione di tutti i punti conquistati nei tornei ITF.

Un disastro su tutta la linea, che però non sembra aver scalfito le certezze dei delegati all'Annual General Meeting di Lisbona. E allora ci si domanda quale sia il futuro della Federazione Internazionale, organo di governo che dovrebbe mettere al primo posto i progetti di promozione e diffusione dello sport, e che invece sembra essersi piegata a un goffo business.

Di certo nessuno dirà che l'ITF ha fatto un gran lavoro negli ultimi quattro anni. Anzi, le critiche (legittime o meno) piovono da tutte le parti. La politica sportiva è così: alcuni dirigenti dilettanti si trovano nell'imbarazzante situazione di ricoprire un ruolo in veste quasi professionale, senza avere reali capacità e costruendosi una sorta di dinastia.

In fondo, davanti ad assemblee distratte (se non dormienti) e più interessate ai buffet e alle comodità di un hotel a 5 stelle, basta poco (una promessa, un favore) per intascare i voti necessari. È così da sempre, anche in uno sport popolare come il calcio.

Ma sappiamo come è finita l'eterna presidenza di Sepp Blatter alla FIFA. E allora ci si domanda cosa dovrebbe succedere per un cambiamento netto e deciso: Haggerty e il suo clan hanno passato indenni questa elezione (anzi, hanno migliorato i dati rispetto al 2015) nonostante l'incognita Davis e il disastro del Transition Tour.

I precedenti sono inquietanti: Francesco Ricci Bitti, la cui presidenza si è basata su un sostanziale immobilismo, è rimasto in carica per quattro mandati (dal 1999 al 2015), e poi si è rapidamente riciclato con un incarico presso il CIO.

Il comunicato diffuso dalla LTA, a modo suo, è agghiacciante: si dichiarano “preoccupati” per quello che sta succedendo, ma il loro potere di voto è stato anestetizzato da chissà cosa. Di certo l'ITF ha perso la sua centralità nel mondo del tennis, soverchiata dall'unione dei quattro Slam, che se ne sono staccati e hanno creato un comitato autonomo.

Sono riconosciuti a livello mondiale e generano moltissimi soldi. Una volta diventati mega-eventi, ritengono di poter camminare ciascuno con le proprie gambe. Non a caso, hanno regole diverse (ci sono quattro formule diverse per i quinti set).

I contrasti tra i vari organi di governo non sono mai stati così grandi, anche considerando le difficoltà dell'ATP, che a fine anno rischia di rimanere senza Amministratore Delegato, ed è sempre più forte l'indiscrezione secondo cui i giocatori potrebbero creare un sindacato autonomo e trattare direttamente con gli Slam.

E pensare che il tennis sarebbe in grado di fornire un fatturato enorme, oltre 22 miliardi di dollari. Il problema è che ognuno pensa a se stesso, a prendersi una fettina sempre più grande della torta complessiva.

Si pensa ai propri interessi e non a quelli del gioco. La soluzione sarebbe persino semplice: un unico organo di governo, presieduto da un Commissioner super partes che pensi soprattutto alla salvaguardia del gioco. Non sappiamo se ci si arriverà: di sicuro, quella figura non sembra essere Dave Haggerty.