L'ex incubo di papà Pennetta adesso sogna da coach


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L'ex incubo di papà Pennetta adesso sogna da coach

Oronzo Pennetta è un grande appassionato di tennis. Simpatico, entusiasta. Quando Flavia era un'adolescente, tuttavia, c'era qualcosa che lo scoraggiava a seguire la figlia nei tornei: se nello stesso tabellone c'era anche Anna Floris, mancina sarda, classe 1982 proprio come la futura campionessa dello Us Open.

Lo rivela la stessa Pennetta nel suo “Dritto al Cuore”, appassionata autobiografia uscita una decina d'anni fa. “Ma Flavia ha avuto la fortuna di trovare subito le persone giuste, mentre io ho dovuto aspettare fino ai 29 anni di età” ha sospirato la Floris quando le hanno ricordato quel passaggio.

La cagliaritana è tornata a far parlare di sé conquistando i Campionati Nazionali di Seconda Categoria, la scorsa settimana, presso il Tennis Club Cagliari. Un successo che vale tanto, che “porterò sempre nel cuore” perché ha giocato nella sua città, nel circolo in cui è cresciuta e in cui sognava di diventare una campionessa.

C'è arrivata vicina, a un solo match dalle top-100 WTA. Le sarebbe bastato battere Sofia Arvidsson al terzo turno delle qualificazioni dell'Australian Open. Era il 2010 e se avesse vinto, chissà, oggi racconterebbe una storia diversa.

Invece perse 3-6 6-4 6-2 e i “se”, purtroppo, non fanno la storia. E gli archivi raccontano di un ultimo torneo giocato cinque anni fa, a Santa Margherita di Pula, dove pure arrivò in semifinale. “Non ho nessun rimpianto per la mia carriera – ha detto la Floris ai cronisti sardi dopo il successo contro l'italoargentina Nicole Fossa Huergo – cinque anni fa ero uscita dalle top-200, ho fatto un'altra scelta e ho chiuso con il tennis professionistico”.

A 37 anni, più giovane di Roger Federer e Serena Williams, non si fa prendere dalle sirene di un possibile rientro nel tour. La Floris è l'emblema di come il tennis si possa amare in tanti modi, non necessariamente girando il mondo a caccia di punti e dollari.

Attualmente è responsabile del settore agonistico del Tennis Club Viterbo, per il quale ha vinto diversi campionati di Serie A1 e ha trovato il compagno di vita nel maestro Paolo Ricci (che dirige la scuola tennis del club laziale).

A lui e alla sua allieva Gaia Morganti ha dedicato il successo sui campi di Monte Urpinu. Un successo dal gran valore tecnico ed emotivo. I campionati di Seconda Categoria, al di là di tutto, rimangono il titolo individuale nazionale più importante da quando sono stati cancellati gli Assoluti.

Vincerli a Cagliari vale ancora di più rispetto ai successi del 2015 a Bologna (contro Stefania Chieppa) e del 2016 a Milano (contro Gaia Sanesi). “E pensare che mi ero presentata senza grandi ambizioni, anche perché di recente ho cambiato racchetta e la cosa mi ha creato qualche problema.

Mi era successo solo una volta di partire male e poi vincere il torneo, a Madrid nel 2009”. Guarda caso, il suo titolo individuale più importante, con un montepremi da 50.000 dollari. La finale a Cagliari è stata una battaglia: dopo aver perso nettamente il primo set, aveva girato tutto fino al 5-1 nel terzo.

La Huergo non ha mollato, si è aggiudicata tre game consecutivi e si è portata 15-30 sul servizio della Floris, nell'ultimo game. Un gran dritto vincente, suo marchio di fabbrica, ha permesso ad Anna di chiudere 1-6 6-2 6-4.

È stata una settimana importante per il Tennis Club Cagliari: nel weekend è stato inaugurato il primo campo coperto del club, una struttura avveniristica con a disposizione una tribuna con oltre 100 posti a sedere.

Il campo è stato intitolato a Remigiu Pisanu, ex atleta e dirigente del circolo di Monte Uripinu. All'inaugurazione c'era il figlio Simone, che ha fatto coppia con il presidente FIT Angelo Binaghi in un match amichevole contro il maestro Andrea Lecca e Giuseppe Macciotta (presidente del club, nonché presidente della Commissione di Garanzia FIT).

Ma torniamo alla Floris. Si potrebbe pensare che il titolo di B a una donna di 37 anni sia un altro specchio delle difficoltà del nostro movimento al femminile, ma la verità è che Anna è tirata a lucido sul piano atletico ed esprime un tennis che può valere le top-300 WTA.

Le sue parole sono interessanti: se da una parte sostiene di non avere rimpianti, dice di aver perso molto tempo e denaro nel tentativo di diventare professionista. Soltanto a 29 anni ha conosciuto Paolo Ricci. Fosse capitato prima...

“Per questo consiglio a Gaia Morganti (classe 2002, classificata 2.8 con qualche sporadica esperienza nel tour ITF) di non farsi prendere dagli adultatori, quelli che promettono mari e monti e un accesso sicuro nel grande tennis.

Io l'ho provato sulla mia pelle. Se faccio un bilancio, ho speso molti più soldi di quanti ne abbia guadagnati. Diciamo che ho inseguito a lungo un sogno e l'ho soltanto sfiorato”. Ripensando a una carriera che le ha regalato dodici titoli ITF (undici da 10.000$ più la perla di Madrid), ricorda con piacere il successo contro Mandy Minella nelle qualificazioni dello Us Open, anche se il suo palmares racconta di vittorie importanti contro future campionesse come Simona Halep e Kiki Bertens o ottime giocatrici: tra loro, Monica Puig e Mona Barthel.

Adesso La sua vita è cambiata: con uno scudetto in più sul petto, continuerà a dedicarsi anima e corpo al tennis. E chissà che non possa accompagnare la sua Gaia nel grande tennis, quello che lei ha soltanto sfiorato. Glielo auguriamo.