In 156 per decidere il futuro del tennis. Vincerà lo sport o la politica?


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In 156 per decidere il futuro del tennis. Vincerà lo sport o la politica?

Il momento tanto atteso è arrivato. Venerdì mattina, alle 9.30 italiane, inizieranno a Lisbona le votazioni per eleggere il presidente della Federazione Internazionale (ITF). Dopo lo scandalose dinamiche che hanno permesso la riforma della Coppa Davis, è difficile pensare a una mancata rielezione di Dave Haggerty, eletto nel 2015 e che punta a un secondo mandato.

Rispetto a quanto accade in diverse federazioni, ostaggio di candidati unici che intascano plebisciti, è garantito un minimo di pluralismo. Saranno tre gli avversari dell'americano: il ceco Ivo Kaderka, l'indiano Anil Khanna (battuto per un soffio nel 2015) e l'irlandese Dave Miley, quello che più di tutti ha cercato di stimolare l'opinione pubblica.

Al contrario, gli altri hanno adottato una strategia di basso profilo, preferendo giochi ed equilibri politici. D'altra parte, è sempre andata così. A Lisbona ci sarà un record di partecipazione: presenti i rappresentanti di ben 156 federazioni, in crescita rispetto ai 144 dell'anno scorso e ai 116 di due anni fa.

Dopo l'elezione del presidente, ci sarà quella del Consiglio Direttivo: 14 posti per i quali ci sono 32 candidati (compresa la cagliaritana Luisanna Fodde). A condurre la conferenza sarà Annabel Croft, ex giocatrice e oggi apprezzata commentatrice.

Come detto, Haggerty parte nettamente favorito. Per lui sarebbe umiliante essere destituito prima della nuova Davis, per la quale si è fortemente speso in prima persona. Miley è stato l'unico a coinvolgere la stampa nella sua campagna elettorale, denunciando presunte irregolarità e dicendosi convinto che Haggerty sia in bilico.

A suo dire, c'è malumore attorno alla gestione attuale. “Nella storia recente non era mai successo che ci fossero tre candidati alternativi a quello in carica – dice Miley – e 32 persone in corsa per il Consiglio mostrano che non c'è soddisfazione.

Personalmente sono molto fiducioso di arrivare al ballottaggio. Dopo la prima tornata di voti potrei essere primo o secondo”. Diventa presidente chi ottiene la maggioranza assoluta dei voti (50% più uno). Se non avviene alla prima votazione, si procederà alla seconda con i primi tre (ma solo se il terzo ha preso il 25% dei voti), ed eventualmente a un ballottaggio.

“Ho un buon supporto, in molti mi hanno guardato negli occhi ma forse qualcuno ha mentito. Sono abituato a sentirmi dire la verità, ma non si sa mai – continua Miley – credo che Khanna, Kaderka e il sottoscritto abbiano qualcosa in comune: vogliamo cambiare la direzione dell'ITF.

Nessuno di noi pensa che l'attuale gestione sia efficace. Quindi i loro sostenitori potrebbero supportarmi nei turni successivi. Personalmente credo di essere la persona giusta come amministratore delegato: Kaderka e Khanna potrebbero essere ottimi presidenti non esecutivi se la struttura fosse diversa, ma solo io o Haggerty potremmo essere in grado di gestire la federazione.

Però Haggerty ha pessime relazioni, la gente è molto arrabbiata. Ha avuto la sua chance, chiedo che venga data anche a me”. In effetti, nel suo programma, Miley prevede la separazione tra il ruolo di presidente e quello di amminstratore delegato a partire dale 2023: lui si vede bene nel secondo incarico.

Per la sua campagna elettorale – totalmente autofinanziata – ha speso 100.000 dollari e viaggiato in 70 Paesi, incontrando 80 presidenti. Per non parlare delle telefonate e delle videoconferenze. Inoltre, il suo manifesto è stato pubblicato in tre lingue.

“Più di questo non potevo fare” sospira Miley, seccato per la burocrazia attorno ai candidati. Una burocrazia che favorirebbe il candidato uscente, in barba alla par condicio. Nel 2015, i candidati (il posto era vacante) ebbero 30 minuti per presentarsi, mentre stavolta ci saranno a disposizione solo 10 minuti senza domande né contradditorio.

Inoltre non potranno esserci dei video nella presentazione e le slide devono essere consegnate con 24 ore di anticipo. Il suo motto è “Together for Tennis – ITF Strong” e si pone come “inclusivo”, cercando una collaborazione con tutti gli organi di governo, ma anche i “clienti”: pubblico e giocatori.

A suo dire, si potrebbe raddoppiare un giro d'affari che in questo momento è di circa 22 miliardi di dollari. Una delle argomentazioni più forti è il fallimento del World Tennis Tour, con il sistema di doppia classifica abolito dopo appena 7 mesi.

Secondo Miley, è l'esempio di come l'ego di certi dirigenti vada oltre lo sport. Con l'istituzione del ranking ITF, molti tennisti sono stati costretti a smettere prima che la federazione tornasse sui suoi passi.

“Il problema è che molti dei giocatori considerati 'spazzatura' rappresentano paesi come Malesia, Andorra o Kuwait. Nazioni che giocano in Coppa Davis o in Fed Cup. Si sono dimenticati del cliente e dell'industria legata al tennis.

Se riduci i giocatori, cosa succede alle accademie? Agli allenatori? Alle vendite di attrezzatura? L'attuale gestione ITF mi odia perché ho articolato il mio pensiero, ma è la verità”. Un altro oggetto di discussione, naturalmente, è la Coppa Davis.

Sul punto, Miley fa un discorso di business. “Haggerty è un venditore, perché in America c'è questa mentalità. Lui ti mostra un prodotto, dice che è bello, grande, possiede tutto. Ma non ti dice che se cade si romperà.

Hanno mostrato i soli aspetti positivi, ignorando quelli negativi”. Tuttavia, un'eventuale vittoria di Miley non porterà a un'entrata a gamba tesa sul format approvato lo scorso anno. Nel suo manifesto, infatti, si legge che punta a collaborare con Kosmos per trovare una soluzione sempre migliore, e che “rispetti la storia”.

“Lavorare con le più grandi nazioni e Kosmos per assicurarsi che la Davis continui ad essere rispettata come una delle principali competizioni sportive - si legge - e che possa generare profitti importanti, oltre a promuovere il tennis sul scala globale”.

L'obiettivo sul breve termine sarebbe di trovare una data migliore, assegnare punti ATP e convincere i migliori a giocare. Sul lungo periodo, vorrebbe trovare un format che rispetti meglio la tradizione e che possa generare più soldi.

Nei giorni scorsi, la federtennis indiana ha distribuito una lettera ai paesi membri, chiedendo perché l'ITF preveda un bilancio in perdita per il 2019 nonostante l'affare di 3 miliardi di dollari (120 milioni all'anno) chiuso con Kosmos.

Da parte sua, Miley chiede una maggiore trasparenza negli esborsi finanziari che sono stati definiti “riservati”. Non c'è da stupirsi che la lettera arrivi dalla federtennis indiana, presieduta da uno dei candidati.

“Ma è curioso che Khanna faccia parte del comitato finanziario” ironizza Miley. Lo stesso Khanna ha ricevuto accuse di corruzione ad appena una settimana dal voto: accuse che la sua federazione ha prontamente smentito.

Miley ha ammesso di non avere esperienza nei giochi politici, ma di contare solo sulla bontà del suo programma. A poco più di 24 ore dal voto, alcune federazioni sono ancora incerte sul da farsi. Per esempio, la LTA (il cui peso politico è notevole) non ha ancora deciso.

Da una parte c'è voglia di cambiamento, dall'altra alcune figure di Wimbledon vorrebbero permettere ad Haggerty di completare il lavoro che ha iniziato quattro anni fa. “Credo che sia la loro unica argomentazione” scherza Miley, il quale ha ribadito che nel manifesto di Haggerty non c'è traccia del World Tennis Tour.

“Ho guardato negli occhi gli 80 presidenti con cui ho parlato, chiedendo loro se con me ci sarebbe un peggioramento. Nessuno mi ha detto di sì”. Qualcuno gli ha dato del pazzo per aver investito una somma molto elevata in vista di una battaglia che lo vede sfavorito.

Lui respinge la critica, ragiona da imprenditore anche se le ultime uscite di Haggerty e Khanna non sarebbero incoraggianti. Il primo dice di avere in mano 280 voti, che dovrebbero essere sufficienti per vincere. Il secondo è convinto di averne 180, e che “Miley non ha nessun supporto”. Tra poche ore scopriremo chi ha ragione.