Casper Ruud, è il momento di vincere anche sul cemento


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Casper Ruud, è il momento di vincere anche sul cemento

Portare la Norvegia nel grande tennis. È la motivazione che spinge Casper Ruud a fare del suo meglio, settimana dopo settimana. Classe 1998, figlio di un ex buon giocatore (fino a oggi, il migliore nella storia del Paese), quest'anno è entrato tra i top-100 dopo un paio di stagioni interlocutori e, con ogni probabilità, lo vedremo a Milano per le Next Gen Finals 2019.

In questi giorni è impegnato al torneo ATP di San Pietroburgo: grazie alle vittorie su Bublik e Caruso è approdato nei quarti, nei quali affronterà Borna Coric. “Passo dopo passo, la popolarità del tennis in Norvegia sta crescendo – racconta Ruud – il punto di svolta risale a tre mesi fa, quando ho giocato contro Roger Federer al Roland Garros.

La gente ha iniziato a guardarlo, a interessarsi ai miei risultati. Tuttavia, è ancora molto lontano dagli sport invernali come sci e biathlon. La strada è ancora lunga, ma tutto è possibile”. Papà Christian è stato numero 39 ATP: lo ricordiamo negli ottavi all'Australian Open 1999 quando Casper aveva meno di un mese.

Tuttavia, l'attuale n.60 ATP non ha fatto in tempo a rendersi conto della professione del padre. “Quando giocava ero troppo piccolo, inoltre si è ritirato abbastanza presto per gli standard attuali. Ha smesso intorno ai 30 anni, quando io ne avevo 2-3.

Non ho ricordi diretti, però ho visto le sue partite più importanti. È stato interessante e ho sempre cercato di prendere esempio da lui. Amava davvero il tennis”. La spinta paterna lo ha portato a prendere una racchetta in mano.

Tuttavia ha provato anche altre discipline: se ha scelto il tennis ci ha messo anche del suo. Da bambino giocava anche a calcio, hockey e golf. “Mi è sempre piaciuto praticare sport con la palla, poi mi sono concentrato sul tennis quando avevo 12 anni.

Mio padre mi ha sempre sostenuto, quindi è stata una scelta naturale. Di mio, ho capito che preferisco gli sport individuali. La presenza di mio padre è stata decisiva nel preferire il tennis al golf”. Il problema della Norvegia, tuttavia, risiede nell'assenza di strutture di livello.

Non è un problema economico, semplicemente manca la tradizione. E allora, per Ruud, è difficile trovare un posto dove allenarsi. Non esiste un'accademia che comprenda palestra, sala massaggi e fisioterapia. “Quando sono a casa mi alleno in un posto, poi 20 minuti di strada per i massaggi, poi un quarto d'ora di auto per andare in palestra.

Nei Paesi di maggiore tradizione è tutto radunato in un unico luogo”. L'allusione è alla Spagna, laddove Ruud staziona sin da quando aveva 15 anni. “È grandioso. Adesso ho spostato la mia base a Maiorca, presso l'accadeamia di Rafa Nadal.

È il posto perfetto per allenarsi: ci sono ottimi giocatori e, di tanto in tanto, mi capita di allenarmi direttamente con lui”. Nonostante faccia base altrove, Ruud è piuttosto popolare in Norvegia. Non ha avuto difficoltà nel reperire gli sponsor, ed è capitato che i media più importanti spedissero qualche inviato al suo seguito.

Il segno che sia diventato un personaggio è l'amicizia con due degli sportivi più noti di Norvegia, i fratelli Johannes e Tarjei Boe, leggende del biathlon. Sui social network, i due gli hanno spesso inviato messaggi di incoraggiamento.

Incontrarsi su un campo da tennis era a la conseguenza più ovvia. “Il problema è che non sono tanto bravi – scherza lui – soprattutto Johannes, il più giovane, deve migliorare. In estate capita di incontrarsi e giocare insieme.

Sono molto simpatici e anche io provo a seguire le loro gare, anche se non sono un grande fan degli sport invernali. Fa troppo freddo e preferisco i luoghi caldi e soleggiati. Abbiamo tutti una stagione lunga e impegnativa, quindi è difficile tenersi costantemente in contatto.

Però se vincono qualcosa è difficile non scoprirlo, perché giornali e TV ne parlano in continuazione. Non sono mai stato a una loro gara, un giorno mi piacerebbe”. Le sue preferenze da norvegese atipico si rispecchiano nelle scelte di vita, come andare in Spagna, ma anche in una sincera passione per il calcio.

Tifa per il Liverpool e cerca di guardare più partite possibili. “Adesso è un buon momento per sostenere i Reds – dice Ruud, che condivide questa passione con Caroline Wozniacki – abbiamo vinto la Champions e siamo primi in campionato, ma sono un tifoso da parecchio tempo.

Inoltre provo a seguire la nazionale norvegese, piena di giovani. Spero che i risultati arrivino il prima possibile”. Ma ciò che conta sono i risultati sul campo. I quarti a San Pietroburgo hanno un certo valore, perché Casper preferisce giocare sulla terra battuta.

“Abbiamo cercato di migliorare il più possibile la classifica – dice papà Christian, che è anche il suo allenatore – e giocare sulla terra è stato il modo più semplice, ma adesso è giunto il momento di fare scelte più ampie.

L'obiettivo è entrare tra i primi 20-30 e restarci, magari anche più in alto. Ormai si gioca a tennis fino ai 35 anni e Casper ne ha appena 20, quindi ci sarà tempo per divertirci”. Già che c'era, ha portato la Norvegia nel Gruppo I di Coppa Davis raccogliendo tre punti, sulla terra battuta, contro la Georgia.

Per accoglierlo, hanno fatto un vero e proprio restyling all'impianto di Njard. In altri tempi non sarebbe successo, ma per Casper è soltanto un punto di partenza.