Tatiana Golovin e quella frase profetica: “Ci fosse una cura miracolosa...”



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Tatiana Golovin e quella frase profetica: “Ci fosse una cura miracolosa...”

In fondo le è sempre piaciuto apparire. D'altra parte, l'ultima immagine di Tatiana Golovin da giocatrice non è tanto quella dell'ultimo match giocato (Berlino 2008), ma gli scatti sexy usciti nel febbraio 2009 quando posò per la Swimsuit Edition di Sports Illustrated insieme a Maria Kirilenko e Daniela Hantuchova.

Chissà se la francese conosceva le intenzioni di ritorno di Kim Clijsters: è certo che la belga le ha un po' rubato la scena e – conoscendola – non le avrà fatto troppo piacere. Poche ore dopo l'annuncio della Clijsters, anche la Golovin ha comunicato il ritorno alle competizioni a oltre 11 anni da un ritiro forzato, ad appena vent'anni, per una fastidiosa spondilite anchilosante, un dolore cronico alla colonna vertebrale che ha bloccato sul nascere una carriera in cui era giunta a ridosso delle top-10 (è stata al massino n.12, nel 2007).

Tatiana non è mai uscita dall'ambiente, riciclandosi come commentatrice e opinionista. Proprio il sito di beIN Sports (suo ultimo datore di lavoro) ha raccolto le sue prime impressioni. Se il palcoscenico è tutto della Clijsters, lei la batterà sul tempo: la belga tornerà nel 2020, la francese giocherà i primi tornei a metà ottobre.

“L'idea è nata circa un anno fa, poi da quest'estate mi sto allenando molto seriamente – racconta la Golovin, che ha scelto come base il Centro Tecnico della FFT – l'obiettivo iniziale era essere pronta per il 2020, ma le cose stanno andando molto bene e ho in programma di riprendere l'attività a metà ottobre”.

Quando le hanno chiesto il perché della decisione, la mamma di due bambini (Anastasia di 4 anni e Constantin di 2), è stata chiara: “Mi ero fermata perché il mio fisico non era più in grado di soddisfare le esigenze dello sport ad alto livello.

Negli ultimi 18 mesi, tuttavia, mi è stato chiesto più volte di raccontare il mio problema. In queste occasioni mi è capitato di incontrare diversi dottori e ho appreso l'esistenza di trattamenti che avrebbero potuto permettermi di tornare”.

Difficile capire dove potrà arrivare una giocatrice che non aveva ancora espresso appieno il suo potenziale, a differenza della Clijsters. “Non devo dimostrare nulla a nessuno, devo solo ritrovarmi. Negli ultimi anni ho realizzato che avrei voluto essere un'atleta.

Vediamo se ce la farò, la prima cosa sarà la gestione del dolore: ammetto che c'è ancora”. L'approccio sembra sereno, senza particolare assillo per i risultati. “Se non ce la farò, pazienza.

Per adesso non mi pongo domande né obiettivi. Ora mi concentro sugli allenamenti e la preparazione. Ne approfitto per ringraziare la FFT e il presidente Bernard Giudicelli per avermi sostenuto sin da quando ho manifestato il desiderio di tornare”.

Le tempistiche della Golovin, con un ritorno a oltre 10 anni dal ritiro, ricordano vagamente quelle di Kimiko Date. La giapponese (ex semifinalista all'Australian Open) si era ritirata nel 1996 salvo poi tornare nel 2008.

A vantaggio della francese, una carta d'identità ancora molto fresca, visto che compirà 32 anni il prossimo 25 gennaio. Nel circuito ci sono diverse giocatrici di livello più anziane di lei. Senza infortuni, probabilmente, Tatiana sarebbe ancora in attività: in fondo, la sua carriera procedeva a gonfie vele.

Nel 2004, appena 16enne, ha vinto il doppio misto al Roland Garros insieme a Richard Gasquet (si parlò anche di un possibile flirt, voce mai confermata). Due anni dopo ha colto il suo miglior risultato in uno Slam: i quarti allo Us Open, quando perse una bella partita contro Mara Sharapova.

Nel 2007 sono arrivati gli unici due titoli WTA (Amelia Island e Portorose), ma i guai alla schiena, cronici, l'hanno fatta cadere in una spirale di depressione sfociata nel ritiro. Nel primo anno e mezzo dopo il ritiro, non ha guardato una sola partita di tennis.

Mentre sperava di giocare almeno il torneo olimpico (avrebbe poi dato forfait una volta giunta a Pechino), provò ad accendere la TV per la finale di Wimbledon 2008, l'epico Nadal-Federer. L'ha spenta quasi subito e ha pianto per un'ora.

Un dramma sportivo: pochi atleti sono costretti a ritirarsi così giovani. Tatiana si è trovata in una dimensione surreale: gli amici iniziavano l'università, le avversarie giocavano tornei che lei non poteva frequentare.

Per un lungo periodo, si è tormentata con mille domande. E adesso che fai? Qual è il tuo sogno? Il tuo obiettivo? Perché ti svegli al mattino? Aveva trovato la sua dimensione come commentatrice TV, prima per France Television e poi per beIN Sports.

Ha raggiunto la serenità familiare, scegliendo come compagno di vita il rugbista Hugo Bonneval. Ma il tennis era lì, sullo sfondo, onnipresente. Non potrebbe essere altrimenti per una ex bambina che ad appena otto mesi di età aveva già una racchettina tra le mani.

Proprio in quel periodo, la famiglia si trasferì dalla Russia in Francia. E papà Gregori aveva già deciso cosa avrebbe fatto la figlia, acquistando qualsiasi video didattico che trovasse. Le cose andavano bene: ad appena sette anni di età, Tatiana sparava il servizio a 125 km/h.

Le voci circolarono in fretta, fino ad arrivare a Nick Bollettieri. Giusto il tempo di prendere un aereo e anche la Golovin si è trasferita sui sacri campi di Bradenton, laddove la giornata di allenamenti iniziava alle 6.45 per terminare alle 17.30.

“Ma mi sembrava perfettamente normale”. Non era considerata forte come la Sharapova, ma il suo dritto faceva male. In quattro anni di carriera ha ottenuto più o meno quello che voleva. O meglio, il percorso sembrava definito.

Se raccogli tredici vittorie contro le top-10, l'approdo nell'elite sembra quasi ovvio. “Mi trovavo dove volevo essere. Quella era la dimensione che mi apparteneva”. Quando sono comparsi i problemi alla schiena, i dottori la misero davanti a un doloroso bivio: o sottoporsi a decine di iniezioni per gestire il dolore e prolungare la sua carriera, ma col rischio di danni collaterali, oppure smettere.

Lei ci ha sperato fino all'ultimo, voleva almeno provare l'ebbrezza di giocare le Olimpiadi, ma non ci fu niente da fare. Nel periodo lontano dal tennis si era trasferita a Londra insieme all'ex fidanzato Samir Nasri (che all'epoca giocava nell'Arsenal).

Elaborato il lutto, ha lentamente ripreso la racchetta in mano. Era un hobby, per carità, anche perché il dolore alla schiena compariva sistemativamente. Però, accidenti, servizio e dritto viaggiavano come ai bei tempi.

Chissà, magari da qualche parte c'è una cura miracolosa” diceva nel 2012, con gli occhi pieni di speranza mentre commentava il Roland Garros per la TV pubblica. Un giornalista ebbe l'ardire di domandarle se dicesse sul serio: “Quando vedi le altre giocatrici, quanto lavorano, quando tempo trascorrono in campo, capisci quanto sia dura la vita della giocatrice.

Però, pur conoscendo il sacrificio, lo rifarei. Sì, lo vorrei”. Quel giorno è arrivato: soltanto Tatiana può comprendere quanto sia importante. Auguri.