La ragazza colombiana non invidia più le americane


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La ragazza colombiana non invidia più le americane

Le lacrime di Robert Farah e Juan Sebastian Cabal sono state una sorta di battesimo per quello che sarebbe successo poche ore dopo. La coppia numero 1 del mondo ha festeggiato il secondo Slam consecutivo ricordando la morte di Roberto Cocheteux, ex presidente di Colsanitas, l'azienda di prodotti farmaceutici che più di 20 anni fa ha deciso di investire sul tennis, nel tentativo di portare la Colombia nella geografia racchettara.

Fu Cocheteux a volere fortemente il progetto. Pur essendo nato in Spagna, si era trasferito in Colombia negli anni 70, ha preso la cittadinanza e ci è rimasto fino al 21 agosto, giorno in cui è scomparso. “Non siamo potuti andare al suo funerale perché eravamo impegnati allo Us Open, per questo vogliamo dedicare a lui questo successo e speriamo che abbia potuto vederci da lassù”.

Ma Cabal-Farah, sia pure autori di un risultato straordinario, sono due ultratrentenni che eccellono in una specialità che è un po' il “ghetto” del tennis. Cocheteux avrebbe provato vera commozione per il successo di Maria Camila Osorio nel torneo junior.

La ragazza di Cucuta, cittadina sperduta nel nord del paese, a due passi dal confine con la Venezuela, deve ancora compiere 18 anni. E tutto fa pensare che possa scrivere pagine inedite nella storia del tennis colombiano, che a livello femminile è ancora fermo alle imprese di Fabiola Zuluaga, ex top-20 WTA (e semifinalista all'Australian Open).

Ma adesso c'è una speranza tutta nuova. La Osorio è la nipote di Rolando Serrano, “El Loco”, ottimo calciatore che rappresentò la Colombia ai mondiali del 1962. “Quando mi vede, piange e si emoziona – racconta la Osorio – ma soprattutto parla molto.

Secondo lui posso andare molto lontano. Ovviamente, mi dice che sono una Serrano in tutto e per tutto”. Ma i geni sono buoni anche dal lato paterno: papà Juan Carlos ha giocato nelle giovanili del Cucuta Deportivo, mentre il fratello maggiore Juan Sebastian è arrivato alla Serie B colombiana, con la maglia del Fortaleza FC.

“Con tutti questi calciatori, era evidente che avrei dovuto fare altro – scherza “Mariaca” - adesso non so in che squadra giochi, il problema è che è infortunato. Speriamo che si riprenda in fretta e che possa arrivare in nazionale”.

Maria Camila Osorio è un volto sorridente, la nuova immagine della Colombia, così diversa dai luoghi comuni che avevano trovato spazio nella cultura pop. C'è una splendida canzone, “La Ragazza Colombiana”, pubblicata più di 20 anni fa, che narra quel senso di inferiorità che i giovani colombiani avevano nei confronti dei più ricchi.

A a un certo punto dice: “Lei che osserva sul giornale le ragazze americane / con quegli occhi cosi chiari che poi mai e mai avrà / Fino a che le si avvicina per fortuna o per rovina / una voce clandestina che le parla di questa città”.

La Osorio non avrà mai gli occhi azzurri, ma “questa città”, la scintillante New York è diventata sua nonostante i suoi lineamenti non tradiscano. E la voce che la sta dando una mano, tutt'altro che clandestina, è quella di Alejandro Falla, ex top-50 ATP, altro prodotto creato da Colsanitas.

Mai nessun colombiano aveva vinto uno Slam in singolare: ce l'ha fatta la Osorio, che prima di sbarcare a New York aveva vinto un torneo ITF in Ecuador ed era entrata tra le top-300 WTA. Ma si tratta di una tappa di passaggio.

La tappa di un percorso iniziato quando aveva 6 anni e vide un poster di Fabiola Zuluaga nella scuola tennis diretta da Edgar Munoz. Fu colpo di fulmine con la racchetta e decise di iscriversi, con un obiettivo ben preciso.

“La prima cosa che ho detto è che quella foto sarebbe stata sostituita da una mia, perché io sarei stata la migliore. Ho sempre voluto diventare una professionista, l'ho sempre saputo e desiderato. A volte mi ricordo di quella bambina piena di sogni.

Sogni che si stanno realizzando”. Quando aveva 11 anni si è trasferita a Miami insieme a un'altra promessa del tennis colombiano, Nicolas Mejia. Ottennero l'ospitalità di Gabriela Mejia, sorella maggiore di Nicolas, che fa l'allenatrice presso la mitica IMG Academy, l'ex campionificio di Nick Bollettieri.

“Nico è diventato un fratello maggiore per me – ricorda la Osorio – è stato difficile lasciare casa così piccola e abbandonare la mia famiglia. Per fortuna mi hanno accolto benissimo, come se fossi una sorella in più”.

Di Alejandro Falla si ricorda la quasi impresa contro Roger Federer, a Wimbledon 2010. Adesso, nelle vesti di allenatore, proverà ad essere ricordato per dei trionfi e non più per una delusione. “Mi ha aiutato a mettere ordine nel mio tennis.

Quando abbiamo iniziato facevo qualsiasi cosa, non avevo una struttura di gioco. Con lui sono cresciuta moltissimo” dice la cucutena, che in finale a New York ha lasciato appena un game all'americana Alexandra Yepifanova.

La Osorio ha tutto per diventare un bel personaggio: non ha paura di confrontarsi con i giornalisti, e nemmeno di raccontare le sue passioni. Il suo sogno era di diventare una cantante. Voleva imparare a suonare l'ukelele, ma la voce l'ha tradita.

“Amo cantare, ma sono proprio stonata – scherza – ho dovuto ammettere che non ho futuro, mi sono dovuta accontentare del tennis”. Nel tempo libero studia il tennis dei grandi campioni su Youtube, cercando di carpire i loro segreti.

Il suo idolo è Roger Federer, mentre tra le donne apprezza Serena Williams e Simona Halep “Ma non sono modelli da seguire. Sono tutte rivali, non posso avere idoli perché mi toccherà affrontarle”.

Pure lei fa parte del Team Colsanitas e trae grande motivazione dai successi di Cabal-Farah. “Ci hanno fatto credere che possiamo farcela anche noi. Se loro ce l'hanno fatta, anche per noi è possibile”.

Per lei, è “possibile” diventare la numero 1 del mondo. “Questo successo è solo il primo passo”. La prossime tappe saranno due tornei ITF negli Stati Uniti, uno da 60.000 dollari, uno da 25.000.

Prima, però, un paio di settimane di allenamento in Colombia. A godersi l'affetto della sua gente, non prima di aver mandato un abbraccio virtuale a quel signore che non c'è più.