Non chiamateli (soltanto) raccattapalle, pardon, "ball persons"


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Non chiamateli (soltanto) raccattapalle, pardon, "ball persons"

Certe professioni sono crudeli perché possono uccidere l'ego. Sono quelle in cui è fondamentale passare inosservati. Se nessuno ti nota, significa che stai facendo le cose per bene. Nel tennis vale per gli arbitri e i giudici di linea, ma anche per i raccattapalle.

Qualcuno pensa che guardare la partita da dentro il campo e stare a contatto con i campioni sia un'esperienza da favola. In parte la è, ma è molto impegnativa. Allo Us Open, in particolare, le selezioni sono molto dure e i raccattapalle hanno peculiarità diverse rispetto agli altri tornei.

Due, in particolare: non si passano la palla lasciandola scorrere per terra, ma devono lanciarla da un lato all'altro del campo (d'altra parte, gli Stati Uniti sono il paese del baseball...), inoltre non tutti sono ragazzini: un terzo dei circa 300 raccattapalle sono maggiorenni.

Ma andiamo con ordine, aiutati dalle curiose rivelazioni di un anonimo ball boy dello Us Open 2019. Per evitare problemi, ha chiesto al sito “What Should We Do” di non pubblicare il suo nome. In cambio, ha raccontato il dietro le quinte di tre settimane vissute freneticamente in cambio di qualche dollaro e le splendide divise Ralph Lauren.

Come prima cosa, la USTA non utilizza il termine “ball boy” o “ball girl”, bensì “ball people” o “ball person”. In fondo, un centinaio di loro sono già adulti ed è capitato di vedere anche ultracinquantenni.

Dei 300 raccattapalle, di solito circa la metà sono “veterani”, mentre gli altri sono nuovi. Quest'anno la selezione è stata ancora più accurata, come ha raccontato l'anonimo “ball person”.

“I provini si dividono in tre fasi. La prima vede circa 500 candidati, veniamo divisi in gruppi e ci fanno fare 10 minuti di attività con la palla. Messa così sembra semplice, invece è dura. Sono 10 minuti di lanci e sprint costanti.

È faticoso: fossero stati 11 minuti, sarei stato scartato. Lanciare la pallina da una parte all'altra del campo è difficile perché la palla da tennis è molto leggera e può svolazzare da tutte le parti.

Inoltre devi essere bravo a scegliere il momento giusto, perché magari il tuo collega è impegnato a porgere l'asciugamano al giocatore”. Al secondo provino rimangono circa 150 candidati e l'appuntamento viene fissato via mail: la USTA è molto rigida e si può perdere la chance se non ci si presenta.

L'obiettivo degli organizzatori è assicurarsi un impegno totale. Gli esercizi sono simili al primo test, ma stavolta a giudicare non ci sono i “veterani”, bensì i severi membri della USTA. Rimangono circa 60-70 candidati, che possono lavorare durante il torneo di qualificazione.

Prima dell'inizio del main draw c'è un maxi-allenamento di 2-3 ore, al termine del quale rimangono i 40-50 rookies. “Alla fine, vengono ammessi meno del 10% dei candidati iniziali. Fare il raccattapalle allo Us Open è quasi più difficile che essere ammesso al college” scherza l'intervistato, che è uno dei circa cento maggiorenni.

Quando gli hanno chiesto se è importante saper giocare a tennis, dice di no. “La qualità richiesta è lanciare e afferrare la palla, quindi forse è più importante saper giocare a baseball.

Ciò che serve è un braccio forte, preciso, nonché una buona coordinazione occhio-mano”. I turni sono durissimi: quello “mattutino” va dalle 10 alle 19, mentre quello “pomeridiano-serale” inizia alle 12 e termina a fine programma, quindi anche ben oltre la mezzanotte.

La presenza degli adulti è importante perché, sopratuttto dopo il Labor Day, molti ragazzi devono tornare a scuola, dunque negli ultimi giorni aumenta la percentuale di maggiorenni. L'età minima per fare il ball boy, pardon, ball person, è 14 anni.

Non lo fanno gratis. Il torneo riconosce circa 10 dollari all'ora, cifra appena superiore rispetto al salario minimo garantito dallo stato federale di New York. Più che il compenso, è molto apprezzato l'equipaggiamento: da qualche anno, lo sponsor tecnico Ralph Lauren è molto generoso e lascia due stock completi a ciascun raccattapalle: polo, pantaloncini, calze, scarpe, cappellino e felpa.

Sono prodotti molto costosi: una volta, qualcuno si è preso la briga di calcolare quanto avesse addosso. Risultato: 980 dollari di materiale, ben più dell'incasso “cash”. Ci sta: la sola polo del torneo 2019 costa ben 125 dollari.

Il lavoro è tosto, ma nessuno si lamenta dei turni e nemmeno delle fisse dei giocatori. “Generalmente si comportano bene, anche se molti hanno richieste specifiche e personali, anche solo un certo tipo di integratore.

Altri vogliono che lanci la pallina in un certo modo. Una volta, un tennista non ha preso la mia pallina perché non gli piaceva il modo in cui l'ho lanciata. Un mio compagno è dovuto correre a recuperarla”.

Che i tennisti siano superstiziosi è ben noto, ma ci sono dettagli che spesso sfuggono. Per esempio, alcuni rifiutano di giocare con una pallina se è finita fuori dal campo. Ben più nota, invece, la fisima di richiedere la stessa pallina con cui si è appena vinto un punto.

I ball boys cercano “leggere” le situazioni e di anticipare i gesti e le richieste. Ma qual è la cosa più difficile di questo curioso “mestiere”? “Stare fermi quando non succede niente.

In teoria non possiamo muoverci fino a quando non dobbiamo effettuare il nostro compito. Ogni passo deve essere fatto con uno scopo. E poi non possiamo in nessun modo oscurare gli arredi del campo o le scritte pubblicitarie. Su alcuni campi è dura, perché c'è pochissimo spazio tra il tabellone segnapunti e il nome di uno sponsor”.

Per questo, anche se sembra un paradosso, molti preferiscono i turni con equipaggi non completi, con quattro elementi anziché sei. “In questo modo non stai sempre fermo. Con il caldo, in particolare, è dura stare fermi.

Il sudore è difficile da gestire. I tennisti sudano moltissimo e spesso ci viene chiesto di asciugare anche per terra, soprattutto la linea di fondocampo”. Lo Us Open 2019 è andato bene per il piccolo esercito di raccattapalle, con un solo episodio controverso: quando Daniil Medvedev si è arrabbiato con un ball person che gli porgeva l'asciugamano.

Aveva torto marcio e da lì si è creata la spaccatura con il pubblico, deflagrata nei giorni successivi e poi ricucita con il discorso-capolavoro dopo la finale. In fondo, è andata bene così. “Sapete che spesso il pubblico ci chiede di fare qualche foto? - chiude l'anonimo raccattapalle – è molto divertente, il fatto è che non abbiamo tempo: siamo sempre di corsa tra un punto e l'altro”.