New York, 1979: 40 anni fa, la notte in cui fu cacciato l'arbitro


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New York, 1979: 40 anni fa, la notte in cui fu cacciato l'arbitro

La notte profuma di fascino. Di notte accadono le cose che ricordiamo più a lungo. È così anche nel tennis, e lo Us Open è il torneo in cui le storie e le emozioni più grandi sono giunte sotto la luce dei riflettori.

Alle nostre latitudini, il tennis “by night” lo si vive appieno soltanto da Flushing Meadows, giacché le sessioni serali australiane coincidono con la nostra tarda mattinata-primo pomeriggio. La serata americana, invece, corrisponde alla nostra notte.

Notti infinite, eterne. Gli organizzatori lo hanno capito e hanno intensificato la programmazione notturna, istituendo il “serale” su due campi (Arthur Ashe e Louis Armstong). Lo scrigno dei ricordi è infinito, ma oggi vale la pena ricordare una delle notti più folli mai vissute dallo Us Open, che proprio in queste ore compie 40 anni.

Detto che le sessioni notturne sono state istituite nel 1975 (prima delle tre edizioni giocate sulla terra verde), nel 1979 il sorteggio regalò un frizzante secondo turno tra il rampante John McEnroe e un Ilie Nastase a fine carriera..

ma pur sempre Nastase. Bad Boys contro, e le premesse furono rispettate. La folla provocò la sospensione della partita, la ripresa, una vera propria espulsione del giudice di sedia e un generale clima da corrida. “Quel giorno di 40 anni fa ho sentito un ronzio per tutto il giorno” ricorda John McEnroe, che poi avrebbe vinto il torneo in finale su Vitas Gerulaitis.

“Le sessioni serali erano un fenomeno ancora recente e questo le rendeva divertenti. La gente comune aveva finito di lavorare, poteva rilassarsi, bere un paio di drink e perdere il lume della ragione. Quella volta è andata proprio così”.

Ad accendere la miccia, il comportamento di Nastase. Aveva vinto lo Us Open nel 1972 ma era famoso per le sue intemperanze: perdeva moltissimo tempo tra un punto e l'altro, parlava con il pubblico e a volte oltrepassava i limiti del buonsenso, come abbassarsi i calzoncini e entrare in campo con un gatto nero in braccio.

“Era un grande giocatore, ma soprattutto un personaggio – dice McEnroe – o lo amavi o lo odiavi”. Inevitabilmente, McEnroe-Nastase era un match molto atteso. L'americano era nettamente favorito, come testimoniavano le vittorie negli ultimi due precedenti.

“La verità è che Ilie si è accorto ben presto che il match non sarebbe andato come voleva, allora si è inventato di tutto per uscire dagli schemi. La cosa divertente è che non ricordo di aver fatto nulla di particolare – ricorda McEnroe al NY Times – direi che è stata una delle partite in cui mi sono comportato meglio”.

È preziosa la testimonianza di Mary Carillo, all'epoca compagna di doppio misto di McEnroe. Anni dopo sarebbe diventata una delle migliori commentatrici TV. “Sapevo che quella notte sarebbe successo qualcosa, ma non un caos del genere.

La colpa è stata tutta di Nastase: a sorpresa, McEnroe fu il “buono” della situazione. Però New York è un luogo speciale e il pubblico è stato ben contento di gettarsi nella mischia”.

I disordini sono iniziati in avvio di quarto set, con McEnroe avanti due set a uno. Era quasi mezzanotte. A un certo punto, Nastase ha tolto il cappello al giudice di net e poi è tornato a fondo campo, restando fermo.

“Ero molto stanco, avevo 33 anni e ormai giocavo part-time – dice Nastase – mentre lui era un ventenne in ascesa. Ho dovuto utilizzare ogni tipo di trucco”. Accorgendosi che Nastase rifiutava di proseguire il match, il giudice di sedia, l'esperto Frank Hammond, lo ha punito con un warning.

A stretto giro, sono poi arrivati un penalty point e un penalty game per condotta antisportiva. Quando Hammond ha annunciato il 3-1 per McEnroe, è scoppiato un putiferio di 20 minuti. Il pubblico ha iniziato a fischiare, gridando “2-1!” (il punteggio senza la penalità) e ha preso a tirare bicchieri e lattine in campo.

Alcuni hanno provato a fare invasione, bloccati in tempo dall'intervento della polizia. Nastase osservata la scena fingendosi seccato, protestando perché – a suo dire – il rumore gli impediva di concentrarsi.

Da parte sua, McEnroe rimase fermo, giochicchiando con la sua racchetta in attesa che il gioco riprendesse. Nel suo box c'erano i genitori Kay e John Sr., oltre al fratello Patrick, allora 13enne. “Sono rimasto sorpreso dalla capacità di John di rimanere tranquillo in tutto quel caos”.

C'era anche l'altro fratello Mark, che quel giorno aveva effettuato il test di ammissione all'università ed era accompagnato dalla modella Cheryl Tiegs. “Il pubblico era fuori controllo, Ilie stava chiaramente cercando di creare un diversivo, ma John non ha abboccato all'esca”.

Nonostante gli sforzi, Hammond non riuscì a tranquillizzare il pubblico. Non ebbero maggior fortuna il referee Mike Blanchard e il direttore del torneo Bill Talbert. A un certo punto, Blanchard ha preso il microfono e ha annunciato che il match sarebbe ripreso il giorno successivo.

Risultato? Urla, ululati, proteste. Rabbia. Alla fine, l'arbitro ha chiesto – e poi supplicato – a Nastase di riprendere il gioco. Quando il rumeno ha rifiutato, ha pronunciato la fatidica frase: “Game, set and match McEnroe”.

La gente è impazzita, aveva ancora voglia di tennis, aveva pagato il biglietto e non voleva che il rumeno fosse squalificato. Per calmare a situazione, Talbert decise di rimuovere dalla sedia il povero Hammond, sostituendolo con Blanchard.

Nel delirio più totale, fu cancellato il penalty game, si riprese a giocare dal 2-1 e il match finì senza ulteriori sussulti: 6-4 4-6 6-3 6-2 per McEnroe e tutti felici. Tranne uno: si racconta che Hammond sia stato visto in fondo alla sala durante la conferenza stampa post-match, in lacrime.

“In effetti, la cosa peggiore di quella serata fu il trattamento ai danni di Hammond – ricorda l'esperto giornalista Steve Flink – l'ultima cosa che voleva fare era applicare le regole. Lo fecero sembrare un incompetente”.

Oggi il figlio di Talbert ha 67 anni e ricorda con dispiacere gli accadimenti di quella notte. “Mio padre non voleva cacciare Hammond – ricorda Peter Talbert – non fu una decisione popolare, ma c'era una rivolta in corso e aveva paura delle conseguenze”.

McEnroe rimase impassibile, anche se in quel momento avrebbe preso volentieri a pugni Nastare perché si era preso gioco di lui. Le cose sono cambiate dopo il match, quando il rumeno andò a cercarlo negli spogliatoi, con due giovani donne sottobraccio.

“Ehi, McAroni, dove andiamo a cena?”. In quel momento, dal desiderio di strozzarlo, è finita che i due hanno fatto serata presso il Patrick's Pub di Little Neck. Perché Nastase era così. È sempre stato così, anche se per la sua voglia protagonismo ha rovinato la carriera di un rispettato giudice di sedia.

Chissà se Carlos Ramos, vittima di un episodio simile in un'altra notte newyorkese, 39 anni dopo, è al corrente di questa storia, a maggior ragione dopo che quest'anno non gli faranno arbitrare i match delle sorelle Williams. Mal comune, mezzo gaudio: si dice così, giusto?