Altro che uguaglianza: allo Us Open c'è il “sessismo” delle palline


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Altro che uguaglianza: allo Us Open c'è il “sessismo” delle palline

Il prize money sarà lo stesso, ma lo Us Open (scattato in queste ore con le qualificazioni) presenta da anni una curiosa distinzione tra torneo maschile e torneo femminile: le palline. Ebbene sì, Wilson (che fornisce lo Slam americano sin dal 1978) ha studiato due tipologie di palle diverse.

In sintesi, gli uomini utilizzeranno palle più dure, mentre le donne picchieranno su un feltro giallo più regolare, definito “elegante”. Risultato? Le palline del torneo femminile dovrebbero essere più veloci.

In realtà si tratta di una percezione soggettiva, poiché Wilson sostiene di non aver testato le proprie palle in base alla velocità. Anzi, entrambi modelli sono stati fabbricati nel rispetto degli standard imposti dalla Federazione Internazionale, ente preposto per le faccende tecniche e regolamentari.

Quando si gioca più o meno sul livello del mare, esistono tre tipologie di palline: veloci (1), medie (2) e lente (3). Quando si supera una certa soglia di altitudine (come vi abbiamo raccontato con il torneo ITF di La Paz, a oltre 3.500 metri) viene omologato un quarto tipo di palline.

Allo Us Open vengono utilizzate palle del tipo 2, che devono rispettare le seguenti caratteristiche: pesare tra i 56 e i 59,4 grammi; avere un diametro compreso tra i 6,54 e i 6,86 centimetri; effettuare un rimbalzo compreso tra i 135 e i 147 centimetri quando sono lasciate cadere da un'altezza di 100 pollici (circa due metri e mezzo).

Infine, la deformazione al momento dell'impatto non può superare gli 0,74 centimetri. “Entrambe le tipologie di palle sono testate in base agli stessi criteri – fa sapere Jason Collins di Wilson – se le osserviamo in base a peso, circonferenza e rimbalzo, non saremmo in grado di individuare nessun tipo di differenza”.

I dettagli si scovano sul campo grazie alle sensazioni dei giocatori. In sintesi, la palla regolare sembra più liscia e riduce l'attrito, dando la sensazione di essere più veloce. “Il feltro è leggermente più stretto su questo tipo di palle – ha detto Collins – rimanendo più compatto, vola più veloce nell'aria.

Restano meno tempo sulle corde e danno l'impressione di essere più leggere”. Anni fa, Bob Bryan (che utilizza le palle “Regular” in doppio misto) disse che la velocità del servizio poteva variare anche di 5-6 miglia orarie.

In tempi sospetti, anche Andy Roddick ed Andy Murray avevano fatto presente che la differenza è sostanziale. Non si parla spesso delle palle, ma i giocatori sono molto sensibili all'argomento. Diversi top-players si sono lamentati del fatto che vengano utilizzati modelli diversi tra loro, a svantaggio di spalle, braccia e gomiti.

Una palla da tennis è formata da due componenti: una parte interna in gomma naturale e una copertura in feltro di lana e nylon. Wilson è tra le aziende leader e per qualche anno è stata l'unica a fornire due prove del Grande Slam (oltre allo Us Open seguiva l'Australian Open, che però le è stato scippato da Dunlop nel 2018.

A Parigi Babolat ha preso il posto di Tecnifibre nel 2011, mentre Wimbledon vanta un'antica partnership con Slazenger), al punto da produrre fino a 220.000 palline al giorno e 80 milioni all'anno. Cifre impressionanti.

Di solito, per creare i nuclei di gomma vengono utilizzati 30 stampi. Ma per un torneo importante come lo Us Open ne vengono selezionati due o tre, in modo che le 98.000 palline necessarie per il torneo siano il più possibile uguali tra loro.

Le palle sono griffate Us Open, ma c'è un dettaglio cromatico che permette di distinguerle: le Extra-Duty (quelle del maschile) hanno la scritta “Wilson” in nero e “Us Open” in rosso. Le palle utilizzate per il femminile, le Regular Duty, hanno l'accostamento contrario.

Il torneo è iniziato in queste ore, ma i dialoghi tra Wilson e USTA iniziano con sei mesi d'anticipo. Verso metà estate, l'azienda di Chicago spedisce diversi campioni di palline alla federtennis per effettuare i test.

Per l'esattezza, arrivano (via aerea) al laboratorio di White Plains (cittadina a circa 40 km a nord di New York) in modo che la USTA possa verificare il rispetto delle specifiche richieste. Una volta effettuati i test, a fine ottobre arrivano le quasi 100.000 sfere che monopolizzeranno l'attenzione degli appassionati per un paio di settimane.

“Ovviamente è la più grade fornitura di palline che riceviamo ogni anno – dice il direttore del torneo Dave Brewer, in carica dal 2012 e dimissionario alla fine di questa edizione - quando ci avvisano del loro arrivo è sempre un giorno simbolico.

Curiosamente, nemmeno il direttore del torneo sa perché le donne utilizzino palle diverse. “È sempre stato così, da quando lavoro allo Us Open”. L'argomento non è mai stato oggetto di particolare discussione.

“In effetti non viene visto come un problema o una preoccupazione” ha fatto sapere al Wall Street Journal un portavoce dell'ATP, che invece è ben più sensibile ad altre faccende come gli spazi occupati dalle donne in diversi tornei combined (non certo negli Slam).

Al contrario, la WTA ha norme più rigide: il rulebook prevede che in tutti tornei debbano essere utilizzare palle Regular-Duty, salvo diverse indicazioni, regolarmente approvate. Si tratta di una norma risalente ai primi anni 80, voluta dalle giocatrici di allora, secondo cui le palle Extra-Duty erano ritenute troppo faticose per braccia, spalle e gomiti.

Da allora esiste questa distinzione, almeno allo Us Open. In effetti, si tratta di un fenomeno esclusivamente americano. A Indian Wells, Miami e Cincinnati c'è il “sessismo” delle palline, mentre da altre parti non accade. Stranezze di un grande Paese.