Dinara Safina: “I tennisti di oggi sono troppo viziati”


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Dinara Safina: “I tennisti di oggi sono troppo viziati”

Dinara Safina vanta un record negativo e uno positivo. Quello negativo è condiviso con Jelena Jankovic e Karolina Pliskova: sono le uniche giocatrici a essere diventate numero 1 WTA senza aver vinto un torneo del Grande Slam.

“Pazienza, ormai è andata, perdere quelle tre finali non han reso una persona peggiore” dice oggi, a otto anni dall'ultima partita. Era il torneo di Madrid, aveva 25 anni e si arrese a Julia Goerges. Ha provato a non arrendersi, ma i persistenti guai alla schiena l'hanno costretta ad alzare bandiera bianca.

L'annuncio è arrivato tre anni dopo, sempre a Madrid. “È passato tanto tempo dal mio ultimo match – dice la Safina, che al Roland Garros ha giocato il torneo delle leggende – mi sono un po' annoiata, però non ho intenzione di tornare nel circuito.

Mi vedo più come allenatrice. Voglio condividere la mia esperienza e trasmetterla” ha detto in un'intensa intervista con il sito russo Sport Express. Il record positivo è condiviso con il fratello Marat: entrambi numero 1 del mondo, sono l'unica coppia di fratello e sorella ad aver raggiunto la vetta sia tra gli uomini che tra le donne.

Profondamente diversa da Marat, non è rimasta con le mani in mano dopo il ritiro. Ha conseguito una laurea in giurisprudenza, ha lavorato nello staff organizzativo della Kremlin Cup di Mosca e ha tentato di inseguire il sogno americano: per qualche tempo si è trasferita a New York, dove ha lavorato da allenatrice presso il club MatchPoint NYC, sito in un quartiere ebraico, in cui ha provato a lavorare con la giovane promessa Anhelina Kalinina.

Il progetto non è andato come sperava e adesso è tornata in Europa, tra il Principato di Monaco e la Spagna (laddove si era allenata da ragazzina). Ha ancora motivazioni importanti, anche se il suo futuro non è ancora ben definito.

Ripensando al passato, sorprende quando deve ricordare il successo a cui è più legata. “Non posso non menzionare il torneo di Berlino del 2008, quando ho battuto Serena Williams e Justine Henin. Direi che la mia carriera ha preso il via quella settimana.

Mi piacerebbe tornare a Berlino, magari stare nello stesso hotel e farmi un passeggiata”. Per questo, sarà ben contenta dell'indiscrezione secondo cui Berlino potrebbe tornare nel circuito WTA dall'anno prossimo, con un torneo sull'erba.

Sempre nel 2008 ha giocato un grande Roland Garros, battendo Sharapova e Dementieva prima di cedere ad Ana Ivanovic. Erano anni d'oro per il tennis femminile russo, oggi un po' in crisi. “Parliamoci chiaro: è un momento molto triste – dice la Safina – spero che Kasatkina e Pavlyuchenkova si riprendano, il loro livello è più alto rispetto a quello che mostrano ora”.

Ripensando alla sua carriera, curiosamente, le manca lo stile di vita di una professionista. Le piaceva molto viaggiare, essere sempre in movimento. “E mi mancano anche le mie colleghe, però grazie a Whatsapp, Instagram e Facebook riuusciamo a restare in contatto.

Invece non mi mancano i momenti successivi alle sconfitte. Li vivevo molto male”. Il suo obiettivo è tornare nel circuito dalla porta principale, nel ruolo di allenatrice. Tuttavia, la sua visione del tennis attuale non è troppo positiva.

“Ogni mattina guardo i risultati, però non posso dire di seguire molto – racconta – mi piaccino Naomi Osaka e Ashleigh Barty, però non c'è nessuna che emerga per davvero. Forse è meglio per il pubblico, c'è maggiore incertezza, ma sono d'accordo con Mikhail Youzhny quando dice che c'è meno interesse.

Se chiedete in giro, buona parte del pubblico non conosce Barty e Osaka. Hanno ancora grande popolarità Maria Sharapova e Serena Williams: non so se sono loro ad attirare molto, oppure il marketing è scadente.

Però capisco chi arriva in cima alla classifica. Quando sei numero 1, le aspettative sono enormi. Se non vinci ogni partita per 6-0 6-0 sembra che tu non sia in forma..”. . Per adesso, Dinara si gode i milioni intascati quando era una giocatrice e sembra avere più sogni che idee.

Ne frattempo, si è appassionata al running (“mentre ho dovuto smettere con lo yoga a causa di un problema al ginocchio: è un'attività che puoi svolgere soltanto con un istruttore”). Corre con regolarità e si sta preparando per correre una mezza maratona a Maiorca, il prossimo mese di ottobre.

“Poi guardo tante serie TV, di recente ho seguito What If, mentre seguo poco il cinema. Vado spesso nei musei e adoro leggere”. Non esattamente le abitudini di chi vuole mettersi in gioco nel circuito WTA: già, perchè Dinara si vede esclusivamente nel tennis femminile.

Quando le hanno ricordato che Amelie Mauresmo si è lanciata con successo nel circuito maschile, ha prontamente ribattuto: “In realtà è aiutata da Loic Courteau e lavorano in tandem – ha detto – più in generale, mi sembra che i giocatori di oggi siano un po' troppo viziati.

Un allenatore vorrebbe sempre il 100%, ma loro non sono pronti a darlo. Danno grande importanza alla vita privata, all'immagine, a Instagram... e questo è un ostacolo per il lavoro di molti allenatori. Allo stesso tempo, ho l'impressione che alcuni coach si mettano su un piedistallo rispetto ai giocatori, e anche questo non va bene”.

L'impressione è che Dinara, a parte i buoni propositi, non sia ancora pronta a sostenere i compromessi necessari per la vita nel tour. Dando un'occhiata al suo profilo Instagram, sembrerebbe che le serva ancora un po' di tempo...