Nadal-Djokovic, esibizione in Kazakhstan. Era davvero il caso?


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Nadal-Djokovic, esibizione in Kazakhstan. Era davvero il caso?

Quando escono certe notizie, è automatico farsi qualche domanda sulle affermazioni dei tennisti quando parlano della presunta “durezza” del calendario. Ci mancherebbe: il calendario ATP va da gennaio a novembre e non è certo una passeggiata.

Tuttavia, il richiamo dei soldi sembra essere più forte di qualsiasi lamentela. Il prossimo 24 ottobre, con il circuito ancora in pieno svolgimento, Novak Djokovic e Rafael Nadal giocheranno un'esibizione in Kazakhstan, presso la Barys Arena di Nursultan, impianto in grado di ospitare circa 11.500 spettatori.

Il sold-out sembra scontato, visto che si affronteranno il numero 1 e il numero 2 del mondo, interpreti della rivalità con più episodi dell'Era Open. A oggi, Nole e Rafa si sono affrontati 54 volte con un bilancio di 28 a 26 per il serbo.

Quest'anno si sono incontrati in finale all'Australian Open (vinse Djokovic) e al Foro Italico (rivincita di Nadal). “Questo evento rappresenta un'opportunità unica per i giovani tennisti kazaki, e le giovani generazioni, di assimilare l'esperienza di due giocatori leggendari, e per i residenti di Nursultan e di un Paese intero di godersi uno spettacolo unico – recita il comunicato ufficialel'evento si terrà grazie agli sponsor e l'incasso sarà devoluto in beneficenza”.

Niente di strano: le esibizioni sono antiche quanto il tennis, ma ci si domanda se fosse il caso di organizzare questo evento nel pieno della stagione, quando Nole e Rafa potrebbero essere in lotta per il numero 1 di fine anno.

A giudicare dalla situazione attuale nell'ATP Race (Nadal è primo con 7.225 punti, Djokovic segue con 6.725), non è da escludere che i 500 punti ATP messi in palio in quella settimana potrebbero addirittura fare la differenza: già, perché l'esibizione si giocherà in contemporanea ai tornei ATP di Basilea e Vienna, tappe storiche e prestigiose.

Considerando il tariffario dei top-players per le esibizioni, c'è da credere che Djokovic e Nadal incasseranno parecchi soldi come indennizzo per un impegno che non ha alcuna logica geografica: si giocherà 10 giorni dopo la fine del Masters 1000 di Shanghai e a ridosso di Parigi Bercy.

In altre parole, entrambi dovranno andare apposta in Kazakhstan, salvo poi recarsi in Francia per l'ultimo torneo della stagione regolare. L'evento è una buona occasione per far conoscere anche al mondo dello sport la scelta del parlamento kazako.

Da qualche mese, infatti, la capitale del Paese ha cambiato nome: non si chiama più Astana, ma Nursultan (o Nur-Sultan), in onore all'ex presidente Nursultan Nazarbayev, l'uomo che ha guidato il Kazakhstan sin dai tempi dell'indipendenza dall'Unione Sovietica fino a qualche mese fa, quando ha presentato le dimissioni.

Si tratta di una città in grande espansione, che ha da poco superato il milione di abitanti. Detto che per Nadal non sarà la prima volta in Kazakhstan (nel settembre 2014 giocò un'esibizione con Jo Wilfried Tsonga), si ripresenta – sia pure in misura minore – la questione diplomatica già vissuta l'anno scorso, quando gli stessi Nadal e Djokovic avrebbero dovuto esibirsi a Gedda, in Arabia Saudita.

L'evento era stato pianificato con grande anticipo, ma un paio di mesi prima l'opinione pubblica internazionale fu sconvolta dall'uccisione del giornalista dissidente Jamal Khashoggi, barbaramente ucciso nell'ambasciata araba ad Ankara.

Una certa stampa, soprattutto quella britannica, sostenne che Djokovic e Nadal avrebbero in qualche modo legittimato un regime senza rispetto dei diritti umani come quello arabo se il 22 dicembre avessero giocato a tennis in Arabia Saudita.

Fu un mini tormentone, risolto con un nulla di fatto: l'esibizione non si è svolta, ufficialmente per un infortunio di Nadal. Oggi rischia di ripresentarsi uno scenario simile: pur non essendoci un elemento emotivo come l'uccisione di un giornalista, anche il Kazakhstan è un paese sotto la lente d'ingrandimento per le sue politiche e le accertate violazioni dei diritti umani.

L'ultimo rapporto di Amnesty International sintetizza così la situazione: “Dirigere un’organizzazione non registrata o farne parte ha continuato a essere reato. Sindacati e Ngo hanno subìto indebite limitazioni.

Nelle strutture detentive è continuato il ricorso a tortura e altri maltrattamenti. Giornalisti sono stati oggetto di persecuzioni e aggressioni motivate politicamente. Le donne e le persone con disabilità hanno continuato a subire discriminazioni”.

Detto che gli atleti non hanno nessuna responsabilità per questa situazione, e che il Kazakhstan ha puntato forte sullo sport per farsi conoscere (con un occhio di riguardo per il tennis, vista la vivace politica di naturalizzazione di tennisti stranieri), permane qualche dubbio sull'opportunità di questa esibizione.

Tra l'altro, gli stessi regolamenti ATP provano ad arginare il proliferare di eventi non ufficiali. Nel Rulebook ATP, infatti, c'è la regola 1.15 che pone alcune restrizioni per gli eventi extra, di cui fanno parte anche le esibizioni.

In particolare, la norma 1.15.B.1.a sembrerebbe chiara: un giocatore non può partecipare a un evento extra se questo è programmato durante un Masters 1000, un ATP 500 o le ATP Finals. Come detto, l'evento di Nursultan è collocato durante i tornei di Basilea e Vienna, entrambi ATP 500.

Regole alla mano, dunque, Djokovic e Nadal non avrebbero il diritto di giocare in Kazakhstan. Tuttavia, il comma D della stessa norma dice che i giocatori hanno diritto di presentare una petizione al presidente per ottenere una deroga.

Pare evidente che sia questo il caso, altrimenti non sarebbe già partita la promozione. Al di là dei cavilli regolamentari, tuttavia, ci si domanda se fosse davvero il caso di cedere alle sirene kazake.