La bottiglia gigante di Marie Bouzkova , la ragazza che studia... e vince


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La bottiglia gigante di Marie Bouzkova , la ragazza che studia... e vince

In Repubblica Ceca deve esserci qualcosa di speciale. Manco il tempo di celebrare l'arrivo di Karolina Muchova, interprete di un tennis che evoca ricordi illustri e forse eccessivi, ed ecco comparire un'altra stellina: senza aver dato particolari avvisaglie, Marie Bouzkova ha raggiunto una splendida semifinale al Premier Five di Toronto, peraltro dopo essere partita da qualificazioni.

Si è accomodata in 53esima posizione e con ottime prospettive, soprattutto se paragonate all'età: ha compiuto 21 anni lo scorso 21 luglio. Nel suo percorso ha raccolto il primo successo contro una top-10 (Sloane Stephens), ha usufruito del ritiro di Simona Halep (ma aveva vinto il primo set) e ha fatto tremare Serena Williams, suo idolo d'infanzia (“Credo che il mio rovescio, in qualche modo, ricordi il suo”).

Col senno di poi, visto il ritiro dell'americana in finale dopo appena 19 minuti, sarebbe stato quasi meglio che ad affrontare la Andreescu fosse stata la bionda di Praga, la cui caratteristica più curiosa si trova fuori dal campo: studia.

Anziché concedersi i tipici hobby e passatempo delle colleghe, ci dà dentro con i libri. È iscritta a Economia Aziendale presso l'Indiana University East, ateneo che vanta una partnership con la WTA per consentire alle giocatrici di proseguire gli studi durante la carriera.

“Adoro studiare dopo i miei match – ha detto la Bouzkova, impossibilitata a giocare a Cincinnati perché il tabellone è stato sorteggiato con grande anticipo – a Toronto, dopo i miei match, mangiavo qualcosa nell'impianto e poi tornavo in hotel.

Appena arrivata in camera, aprivo il computer e studiavo. L'app che utilizzo di più sul mio telefonino è Canvas, che aiuta sia con le lezioni che i compiti a casa. È un po' triste che sia così, ma tant'è” dice con un sorriso, ammettendo indirettamente di essere single.

Mischiare l'attività da giocatrice con gli studi non è facile: nella storia recente ci sono pochi esempi di doppie carriere. C'è chi ha scelto il college e ha iniziato con il professionismo soltanto dopo aver preso la laurea, altri si sono dedicati ai libri dopo aver appeso la racchetta al chiodo.

Combinare le due cose è davvero complicato: per informazioni, chiedere ad Andrea Gaudenzi, uno dei pochi ad esserci riuscito con profitto. La Bouzkova, tuttavia, è abituata a fare scelte difficili sin da bambina: aveva 9 anni quando ha lasciato la Repubblica Ceca per cercare l'Eldorado tennistico a Bradenton, nell'accademia di Nick Bollettieri.

Nata a Praga da una famiglia di grandi appassionati, ha iniziato a giocare appena uscita dalla culla. Amava il tennis a tal punto da palleggiare con chiunque si avvicinasse, compresa la nonna (che peraltro gioca ancora oggi, quattro volte a settimana).

Quando papà Milan si accorse che la figlia aveva qualità importanti, ha deciso di portarla negli Stati Uniti. “Abbiamo scelto così perché volevo comparare il mio livello a quello di altri aspiranti tennisti, provenienti da tutto il mondo” ricorda oggi.

I due anni da Bollettieri sono stati decisivi per convincerla che il tennis era una strada percorribile. Risale a quegli anni la nascita del suo tratto distintivo: una bottiglia d'acqua gigante, immensa. Dopo essersi guardata intorno e visto che tutti utilizzavano grandi bottiglie per combattere il caldo e l'umidità della Florida, ne notò una che non versava condensa.

Decise di comprarla immediatamente. “La presi da una ragazza che si allenava lì – racconta – ho bevuto da quella bottliga per almeno tre anni, poi ne ho cercata una uguale su Amazon. Adesso, sinceramente, non credo che potrei giocare una partita senza la mia bottiglia.

È diventata parte di me... ora che ci penso, la utilizzo da più di 10 anni”. Il suo è stato un percorso lineare, tranquillo, senza particolari scosse se non la vittoria allo Us Open Junior, nel 2014.

Nel suo percorso batté Jelena Ostapenko al secondo turno, mentre in finale trovò l'ucraina Anhelina Kalinina, affrontata nelle qualificazioni dell'ultimo Wimbledon, sua terza apparizione nel main draw di uno Slam “vero”, prima in cui si è spinta al secondo turno.

Marie gioca i tornei ITF sin dal 2014 e ha confermato di essere una vincente, avendone intascati dieci. Grande solidità, ma nessuna particolare “fiammata”, almeno fino alla favola canadese. “Mio papà ha sempre voluto fare le cose con calma, senza mettermi troppa fretta” ha detto la Bouzkova, che è ancora allenata dal padre (Milan Bouzek) e dal tecnico spagnolo Cristian Requeni.

“Sin da quando avevo 12 anni, non abbiamo prestato attenzione al percorso delle altre giocatrici, anche se più rapide di me. Fino a oggi ha funzionato bene, ho raggiunto gli obiettivi seguendo il mio ritmo”.

Ha vinto il suo primo match nel circuito WTA lo scorso settembre a Quebec City, poi ha raggiunto la sua prima finale in un WTA 125 in primavera, a Guadalajara. Prima di Toronto era n.91 WTA, adesso si è costruita un ranking che le permetterà di giocare tutti i grandi tornei.

In realtà, l'exploit canadese non è stato un fulmine a ciel sereno: a Wimbledon, da lucky loser, ha vinto il suo primo match in uno Slam, poi si è aggiudicata un ricco ITF a Nur-Sultan (Kazakhstan).

“Entrare tra le top-100 è il primo obiettivo di chiunque inizia a giocare a tennis, quindi è stato fantastico. Nel volo che mi portava dal Kazakhsta a San Josè, una persona mi ha chiesto quale fosse la mia classifica.

Ero numero 92 e ho pensato che fosse straordinario. Ho capito che era qualcosa di speciale”. Talmente speciale che ha scelto di migliorarlo a Toronto, affogando nelle superstizioni: stesse abitudini, stesso campo di allenamento, stessa maglietta e persino stesso cappellino per il coach.

“Durante un allenamento mi sono messa da un lato del campo diverso, ma lui mi ha corretto e mi ha rispedito dove mi ero sempre allenata. Si può dire che abbia funzionato”. Chissà se le stesse strategie le permetteranno di farsi conoscere anche in un torneo del Grande Slam.

È solo una questione di tempo, ma intanto lo Us Open è dietro l'angolo. Un torneo che ha già vinto, sia pure tra le ragazzine.