Altro che Virtual Combined: Montreal vale più di Toronto


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Altro che Virtual Combined: Montreal vale più di Toronto

Nel tennis non esistono casi simili a quello del Canadian Open, o meglio, Rogers Cup. Le città di Montreal (in Quebec, francofona) e Toronto (in Ontario, angolofona) si alternano nell'ospitare il torneo maschile e quello femminile.

Negli anni dispari, i maschietti giocano a Montreal e le femminucce a Toronto... e viceversa. Qualche anno fa, quando i tornei sono stati collocati nella stessa settimana, si sono inventati il concetto del “Virtual Combined”, in cui la programmazione di un torneo teneva conto di quella dell'altro, in modo da evitare conteomporaneità tra i match più importanti.

Inoltre, ai giornalisti presenti in una sede veniva data la possibilità, tramite la tecnologia, di fare domande ai giocatori (o alle giocatrici) impegnati nell'altra. Sono bastate un paio di edizioni per rendersi conto che il progetto non era fattibile e l'idea è sfumata.

Fatta salva la condivisione del title sponsor, ogni torneo viaggia per conto proprio. Pochi conoscono i segreti del Canadian Open come Daniel Nestor, mitico doppista che si è ritirato lo scorso anno. Nato e cresciuto a Toronto, adorava giocare nella sua città.

Ha iniziato a giocare proprio lì e, da bambino, si recava in autobus alla York University per assistere al torneo. Una volta diventato professionista, ha dovuto mettere da parte il campanilismo e ammettere che la Rogers Cup di Montreal è un'altra cosa.

“Lo sappiamo tutti – ha detto – la maggior parte dei giocatori sarebbe pronta ad ammetterlo”. Forse in privato, mentre nelle dichiarazioni pubbliche è meglio tenere un basso profilo, soprattutto quando il torneo è in corso.

Fresco di reintegro nell'ATP Player Council, il vincitore del torneo Rafael Nadal ha schivato la domanda. “Non mettetemi in questa posizione – ha detto, sorridendo – onestamente, entrambi i tornei sono fantastici.

Per me è difficile sceglierne uno”. Si è espressa più o meno allo stesso modo Elina Svitolina, n.7 WTA: “In entrambe le città l'atmosfera è fantastica – ha detto – viene tantissima gente a seguirci e sostenerci...

in Canada è sempre stupendo”. Anche l'osservatore più distratto, tuttavia, nota alcune differenze piuttosto evidenti. La prima riguarda il pubblico: a Toronto la gente è più tranquilla, mentre a Montreal c'è una vivacità che talvolta può essere eccessiva.

Per informazioni, chiedere a Karen Khachanov. Il numero 8 ATP non si è fatto ben volere durante il match contro l'idolo di casa Felix Auger Aliassime. In un momento di frustrazione, ha scagliato una pallina fuori dal'IGA Stadium perché alcuni spettatori applaudvano ogni suo errore e cercavano di distrarlo durante il gioco.

Naturalmente, si è attirato una montagna di fischi. Un paio d'anni fa, Montreal ha fatto brillare per la prima volta la stella di Denis Shapovalov, capace di battere Nadal nel suo percorso verso la semifinale. Il biondo Denis, sia pure cresciuto in Ontario (a Richmond Hill), ha detto che a Toronto è tutto eccezionale, ma Montreal offre qualcosa di unico.

“In effetti a Montreal c'è un pubblico speciale. È uno dei migliori tornei in circolazione e con un pubblico eccezionale. Sono molto competenti e coinvolti, ho la sensazione che giochino ogni punto insieme a me.

Questo mi porta a dare sempre il meglio”. Per spiegare il fenomeno, ci sono anche motivazioni logistiche: l'AVIVA Centre di Toronto si trova all'estremo nord della città, mentre l'IGA Stadium è nei pressi del centro ed è più facile da raggiungere.

Da decenni, sono a disposizione del pubblico alcune fermate della metropolitana a due passi dall'impianto. Resosi conto del problema, solo di recente la città di Toronto è intervenuta e ha esteso una delle sue linee della metropolitana fino a due passi dall'AVIVA Centre.

“La vicinanza al centro aiuta Montreal a creare una bella atmosfera – dice Nestor – se lo paragoniamo ad altri eventi, è davvero speciale”. Dopo aver cercato (con alterni risultati) di rilanciare il tennis in Gran Bretagna, Michael Downey ha ripreso a lavorare per Tennis Canada, di cui è presidente e amministratore delegato.

Da buon politico, sostiene che il passaggio della metropolitana nei pressi della York University potrà essere un punto di svolta per la Rogers Cup a Toronto. Va detto che, soltanto a Toronto, il secondo anello del Campo Centrale viene eretto soltanto per il torneo maschile.

Quando ci sono le donne, si accontentano dell'impianto permanente (che ospita 7.500 spettatori). “Quando la gente capirà che basteranno 30 minuti per seguire un torneo di livello mondiale, il pubblico aumenterà”.

Quando si parla del gap tra Toronto e Montreal, il più contento non può che essere Eugene Lapierre, direttore della tappa in Quebec. “Ne ho sentito parlare, ma è difficile esprimere un'opinione – ha detto, senza nascondere un sorriso – è quasi una differenza culturale.

Gli abitanti di Montreal hanno preso in mano l'evento e lo hanno reso quello che è. In città, il torneo di tennis è considerato uno degli eventi più importanti. Quando il tennis arriva a Montreal, tutti vogliono partecipare.

La popolarità del tennis è cresciuta molto in Quebec: secondo le ultime analisi, è il secondo sport più seguito dopo l'hockey su ghiaccio”. Tra le due città non esiste una vera rivalità, vuoi per la distanza (oltre 500 km), vuoi per le grandi differenze culturali.

Per questo, non c'è da sorprendersi se Karl Hale (direttore di Toronto) non contesti l'idea che il pubblico del suo torneo sia in qualche modo inferiore, salvo poi avere un moto d'orgoglio. “Quando gioca la Halep, i rumeni sono fantastici.

Quando è in campo la Andreescu, il pubblico è eccezionale. Penso che il nostro pubblico sia super”. Secondo Lapierre, tra i due team organizzatori esiste una rivalità amichevole. “Sono i miei colleghi e insieme ci divertiamo molto, sappiamo che entrambe le tappe hanno punti di forza e debolezze diverse”.

Secondo Nestor, il gap a favore di Montreal ha anche ragioni storico-agonistiche. In effetti, gli uomini canadesi hanno spesso fatto meglio a Montreal. Oltre alla semifinale di Shapovalov, nel 2013 hanno festeggiato la finale di Milos Raonic e la semifinale di Vasek Pospisil.

“Forse perchè i campi sono leggermente più veloci”. Secondo Downey, non c'è nulla di sbagliato sul fatto che i tornei siano molto diversi tra loro. Dal suo punto di vista, ciò che conta è che entrambi i tornei contribuiscano al finanziamento di Tennis Canada, sia per il livello di base che per le alte prestazioni.

“Quanto alle differenze, fanno parte della cultura del nostro Paese. Semplicemente, celebriamo gli eventi in modo diverso”. Proprio per questo, la superiorità percepita di Montreal non avrà mai ripercussioni, perché entrambe le città sono funzionali alla tradizione e al successo del tennis canadese.

In fondo, è giusto. Tuttavia, guai a sostenere che Toronto e Montreal sono la stessa cosa. Semplicemente, non è così.